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Con la sentenza n. 44/2024 la Corte costituzionale ha respinto i dubbi sul rispetto della legge delega da parte del decreto del Jobs Act che ha introdotto il contratto a tutele crescenti.

Di cosa si tratta

Il cosiddetto Jobs Act ha riformato la disciplina dei licenziamenti introducendo, per i nuovi assunti, il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, con un regime di tutele legato all’anzianita’ di servizio. Questo decreto legislativo del 2015 e’ stato adottato dal Governo sulla base di una legge delega del Parlamento. Il Tribunale di Lecce, sezione lavoro, ha dubitato che il Governo avesse rispettato i limiti e i criteri fissati da quella delega: il punto non riguarda il merito della scelta di politica del lavoro, ma il corretto rapporto tra Parlamento e Governo nell’esercizio della funzione legislativa delegata. La decisione interessa milioni di lavoratori assunti con questo regime, perche’ un vizio della delega avrebbe potuto travolgere le regole sui licenziamenti applicabili a chi e’ stato assunto dopo la riforma.

La questione di legittimita’ costituzionale

Era impugnato l’art. 1, comma 3, del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23 (contratto a tutele crescenti, in attuazione della legge n. 183 del 2014), in riferimento agli artt. 76 e 77, primo comma, della Costituzione, sui limiti della delega legislativa. La questione e’ stata sollevata dal Tribunale ordinario di Lecce, sezione lavoro.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato non fondate le questioni di legittimita’ costituzionale. Il decreto legislativo e’ stato quindi ritenuto rispettoso della legge delega e la disciplina del contratto a tutele crescenti resta in vigore nei termini esaminati.

Il principio

Il Governo, nell’esercizio della delega legislativa, dispone di un margine di discrezionalita’ nell’attuare i criteri fissati dal Parlamento: la delega e’ rispettata se le scelte si collocano coerentemente entro le finalita’ e i principi indicati dalla legge di delegazione.

Domande e risposte

Il contratto a tutele crescenti resta valido?

Si’. La Corte ha respinto le censure: la disciplina introdotta dal Jobs Act non e’ stata travolta e continua ad applicarsi ai rapporti che vi rientrano.

Cosa significa che la delega e’ stata rispettata?

Significa che il Governo, nell’emanare il decreto, e’ rimasto entro i criteri e i principi fissati dal Parlamento con la legge delega, come richiesto dagli artt. 76 e 77 della Costituzione.

La sentenza dice qualcosa sull’equita’ delle tutele?

No. La questione esaminata riguardava il corretto rapporto tra delega e decreto, non il merito del livello delle tutele, che resta affidato alle scelte del legislatore.

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Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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