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La Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione sull’art. 12, comma 7, dello Statuto dei diritti del contribuente, sollevata sul tema del contraddittorio preventivo negli accertamenti tributari.

Di cosa si tratta

Il caso riguarda la garanzia del contraddittorio tra fisco e contribuente prima dell’emissione di un avviso di accertamento. Il giudice tributario dubitava che la disciplina vigente assicurasse in modo adeguato e generalizzato tale confronto preventivo.

La questione di legittimità costituzionale

Era impugnato l’art. 12, comma 7, della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto dei diritti del contribuente), in riferimento agli artt. 3, 24, 53, 111 e 117 (primo comma) della Costituzione. La questione è stata sollevata dalla Commissione tributaria regionale della Toscana.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato la questione manifestamente inammissibile. Ha rilevato, tra l’altro, che esistono ipotesi in cui il contraddittorio è comunque imposto ex lege (come per gli accertamenti basati su parametri standardizzati quali gli studi di settore), il che incideva sull’impostazione del dubbio sollevato.

Il principio

La questione sul contraddittorio endoprocedimentale tributario, così come formulata, è manifestamente inammissibile: il quadro normativo già prevede ipotesi di contraddittorio obbligatorio, sicché la richiesta del rimettente non era adeguatamente impostata.

Domande e risposte

Cosa è lo Statuto del contribuente?

La legge n. 212 del 2000 che fissa i diritti e le garanzie del contribuente nei rapporti con il fisco.

Cosa ha deciso la Corte?

Ha dichiarato la questione manifestamente inammissibile.

Esiste un obbligo di contraddittorio preventivo?

In alcune ipotesi sì, ad esempio quando l’accertamento si fonda su parametri standardizzati come gli studi di settore.

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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