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La Corte dichiara inammissibili le questioni di legittimità dell’art. 656, comma 6, c.p.p. sulla competenza del tribunale di sorveglianza a decidere le istanze di misure alternative alla detenzione in caso di cumulo di condanne da distretti diversi. Il Tribunale di sorveglianza di Bari non aveva adeguatamente motivato la rilevanza e la non manifesta infondatezza.

Di cosa si tratta

L’art. 656, comma 6, c.p.p. individua la competenza del tribunale di sorveglianza nelle istanze di misure alternative alla detenzione in funzione del pubblico ministero che cura l’esecuzione. In presenza di condanne emesse da giudici di distretti diversi, con successivi cumuli di pene, può essere incerto quale PM sia “competente” e quindi quale tribunale di sorveglianza debba decidere l’istanza del condannato “libero sospeso”. Il Tribunale di sorveglianza di Bari aveva sollevato la questione in quattro procedimenti.

La questione di legittimità costituzionale

Il Tribunale di sorveglianza di Bari ha sollevato questione di legittimità dell’art. 656, comma 6, c.p.p. in riferimento agli artt. 25, primo comma (giudice naturale precostituito per legge), 111, secondo comma (giusto processo), e 97, primo comma (buon andamento della PA), Cost. La questione riguardava il caso in cui, presentata l’istanza al tribunale inizialmente competente, sopravvenissero nuove sentenze di condanna da distretti diversi che spostassero la competenza del PM.

La decisione della Corte

La Corte dichiara inammissibili tutte le questioni, riuniti i quattro giudizi. Le ordinanze di rimessione non avevano adeguatamente motivato né la rilevanza (le vicende processuali erano complesse e non era chiaro quale norma si applicasse ai singoli casi) né la non manifesta infondatezza (la questione non era adeguatamente sviluppata rispetto ai parametri invocati).

Il principio

In presenza di situazioni processuali complesse (più cumuli di condanne, più pubblici ministeri competenti in successione temporale), il rimettente deve descrivere con precisione le circostanze concrete di ciascun procedimento e indicare esattamente quale norma sia applicabile e in che modo essa sia lesiva dei parametri costituzionali invocati, pena l’inammissibilità della questione.

Domande e risposte

Cosa è il “libero sospeso” ex art. 656, comma 5, c.p.p.?

È il condannato che, avendo una pena residua inferiore a tre anni (o quattro in alcuni casi), riceve dal PM un ordine di esecuzione sospeso e può presentare, entro 30 giorni, istanza di ammissione a misure alternative (affidamento in prova, detenzione domiciliare, semilibertà). Durante questa fase non entra in carcere e rimane libero in attesa della decisione del tribunale di sorveglianza.

Perché i cumuli di condanne creano problemi di competenza?

Quando sopravvengono nuove sentenze di condanna da un altro distretto, il PM di quel distretto emette un nuovo cumulo assorbendo le condanne precedenti. Questo può “spostare” la competenza esecutiva a un PM diverso da quello davanti al quale era stata presentata l’istanza di misura alternativa, creando incertezza su quale tribunale di sorveglianza sia territorialmente competente a decidere.

Qual è il rilievo del giudice naturale precostituito per legge?

L’art. 25, primo comma, Cost. garantisce che nessuno possa essere sottratto al giudice precostituito per legge. Questo principio vale anche nelle procedure di sorveglianza: il condannato ha diritto a sapere in anticipo quale tribunale di sorveglianza è competente, senza che ciò dipenda da eventi processuali successivi imprevedibili (come un nuovo cumulo di pene).

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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