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Materia: IRPEF / reddito d’impresa · Riferimento: Corte di Cassazione, sez. tributaria, 17 luglio 2018, n. 18904
- L’inerenza è un giudizio qualitativo: il costo è deducibile se riferibile all’attività d’impresa, anche in via indiretta, potenziale o futura.
- Non dipende dall’utilità o dal vantaggio economico, né dalla congruità quantitativa della spesa.
- L’antieconomicità manifesta è solo un indizio (sintomo) del difetto di inerenza, non un requisito autonomo.
Il caso
L’Amministrazione contesta la deducibilità di alcuni costi ritenuti sproporzionati o antieconomici rispetto ai ricavi, negandone in tutto o in parte la deduzione. Il problema di fondo: la deduzione di un costo può essere negata solo perché la spesa appare incongrua o non conveniente sul piano economico?
La decisione
La Corte ridefinisce in termini rigorosi la nozione di inerenza, sganciandola dal mero nesso costo-ricavi. L’inerenza esprime la riferibilità del costo all’attività d’impresa, anche in via indiretta, potenziale o in proiezione futura, con esclusione di ciò che si collochi in una sfera a essa estranea. Si tratta di un giudizio di carattere qualitativo, che prescinde di per sé da valutazioni di tipo utilitaristico (l’utilità o il vantaggio economico) e che è distinto dal giudizio sulla congruità della spesa.
Ne consegue che l’antieconomicità o l’incongruità manifesta della spesa non costituiscono un autonomo e necessario requisito di deducibilità, ma possono al più operare come indici sintomatici del difetto di inerenza, cioè come elementi presuntivi dell’estraneità del costo all’attività.
Il principio di diritto
Il giudizio di inerenza ha natura qualitativa e attiene alla riferibilità del costo all’attività d’impresa, a prescindere dalla sua utilità o convenienza economica; l’antieconomicità non è requisito autonomo, ma può valere come indizio del difetto di inerenza. La prova investe i fatti costitutivi del costo e grava, in primo luogo, sul contribuente.
Implicazioni pratiche
La distinzione è tutt’altro che teorica. Un costo non può essere ripreso a tassazione per il solo fatto di apparire «troppo alto» o non immediatamente redditizio: occorre che l’ufficio alleghi elementi da cui desumere l’estraneità della spesa all’attività. Per il contribuente resta essenziale poter documentare i fatti giustificativi del costo (la sua esistenza, la natura e la destinazione concreta all’impresa). Sul piano dell’onere della prova va tenuto presente il quadro normativo successivo, in particolare l’art. 7, comma 5-bis, del D.Lgs. 546/1992, che ha precisato la ripartizione probatoria nel processo tributario. Vedi la sezione TUIR.
Domande frequenti
Un costo antieconomico è sempre indeducibile?
No. L’antieconomicità non è un requisito autonomo: può al più essere un indizio del difetto di inerenza. Il costo è deducibile se qualitativamente riferibile all’attività d’impresa.
Conta la congruità della spesa?
La congruità è un piano distinto dall’inerenza. Un’incongruità manifesta può far presumere l’estraneità del costo, ma non equivale automaticamente a indeducibilità.
Fonti
- Corte di Cassazione, sez. tributaria, 17 luglio 2018, n. 18904.
- Art. 109 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR); art. 7, comma 5-bis, del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546.
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