In sintesi
- Dal 2021 il canone unico patrimoniale (L. 160/2019) ha sostituito TOSAP/COSAP, imposta sulla pubblicità, diritto sulle pubbliche affissioni e canone per mezzi pubblicitari.
- Chi lo paga: chiunque occupi suolo pubblico (dehors, ponteggi, banchi di mercato) o esponga pubblicità (insegne, cartelli) nel territorio del Comune.
- Tariffe comunali: l’importo dipende da superficie, durata dell’occupazione o della pubblicità e zona del territorio; ogni Comune delibera le proprie tariffe.
- Insegne di esercizio: entro una certa superficie possono essere esenti; è il Comune a stabilire il limite nella propria delibera.
- Versamento: si effettua secondo le modalità e le scadenze fissate dal Comune competente.
Come funziona il canone unico patrimoniale
Se hai un negozio con un’insegna o un dehors su marciapiede pubblico, probabilmente hai già sentito parlare del canone unico patrimoniale. Dal 1° gennaio 2021, con la Legge 160/2019, questo tributo ha riunito in un’unica voce diverse imposte e canoni che prima venivano gestiti separatamente: la TOSAP e la COSAP (occupazione di suolo pubblico), l’imposta comunale sulla pubblicità, il diritto sulle pubbliche affissioni e il canone per l’installazione di mezzi pubblicitari.
L’obiettivo della riforma era semplificare: invece di fare i conti con quattro tributi diversi, il titolare di un’attività commerciale oggi versa un unico canone al Comune. Il punto di contatto con il contribuente è appunto il Comune, che delibera ogni anno le tariffe e le modalità di pagamento.
Il canone si divide in due grandi componenti: quella per l’occupazione del suolo pubblico (chi mette tavoli, sedie, impalcature o banchi su aree comunali) e quella per la diffusione di messaggi pubblicitari visibili al pubblico (insegne di esercizio, cartelloni, striscioni, totem luminosi e simili). Le due componenti possono riguardare la stessa attività – per esempio un bar che ha sia un dehors sia un’insegna – oppure una sola delle due.
| Componente | Cosa sostituisce | Soggetto passivo |
|---|---|---|
| Occupazione suolo pubblico | TOSAP / COSAP | Chi occupa area pubblica (dehors, ponteggi, banchi) |
| Pubblicità esterna | Imposta comunale pubblicità + diritto pubbliche affissioni + CIMP | Chi espone messaggi pubblicitari visibili al pubblico |
| Insegne di esercizio (piccole) | – (possibile esenzione) | Esente se la superficie rientra nella soglia comunale |
| Occupazione temporanea | Ex TOSAP temporanea | Chi usa il suolo pubblico per un periodo limitato (cantieri, eventi) |
Esempio pratico
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Esempio. Tizio gestisce una piccola trattoria nel centro del Comune X: ha un dehors con 6 tavoli su suolo pubblico (10 mq) e un’insegna luminosa di 1,5 mq. Il Comune delibera una tariffa per l’occupazione del suolo pubblico e una tariffa per la pubblicità, differenziate per zona. Tizio deve versare il canone per entrambe le componenti. Se il Comune ha stabilito un’esenzione per le insegne di esercizio fino a una certa superficie, e l’insegna di Tizio rientra in quel limite, la componente pubblicitaria relativa all’insegna potrebbe essere esente; solo la componente per il dehors rimarrebbe da pagare. In ogni caso è la delibera comunale dell’anno in corso a indicare tariffe e soglie esatte.
Documenti necessari
- Delibera comunale sulle tariffe del canone unico patrimoniale per l’anno in corso
- Planimetria o misura dell’area occupata (mq) o della superficie pubblicitaria (mq)
- Licenza o autorizzazione all’occupazione del suolo pubblico (se richiesta)
- Modello di dichiarazione o domanda di occupazione presentata al Comune
- Ricevuta/F24 o ricevuta pagoPA dei versamenti precedenti (per rinnovi)
Caso 1 – Tizio apre un bar con dehors
Scenario. Tizio ottiene dal Comune l’autorizzazione per collocare 4 tavoli su un’area pubblica davanti al locale. Non espone cartelloni pubblicitari, solo l’insegna dell’attività.
Come si applica. Tizio è soggetto alla componente del canone per l’occupazione del suolo pubblico, calcolata in base alla superficie dei tavoli e delle sedie (mq) e alla durata dell’occupazione (annuale o stagionale). Per l’insegna, se la superficie è entro la soglia di esenzione deliberata dal Comune, la componente pubblicitaria non è dovuta. Tizio deve presentare la denuncia/domanda al Comune e versare il canone alle scadenze stabilite.
In pratica
- Verificare la delibera comunale per l’anno in corso: tariffa per mq di suolo occupato e zona.
- Misurare la superficie del dehors (compresi eventuali fioriere o separatori se computabili).
- Controllare la soglia di esenzione per le insegne di esercizio prima di calcolare la componente pubblicitaria.
- Rispettare le scadenze di pagamento comunali per evitare sanzioni e interessi.
Caso 2 – Caio installa un cartellone pubblicitario
Scenario. Caio è titolare di un’impresa di impianti e vuole esporre un cartellone pubblicitario di grandi dimensioni su una strada comunale per pubblicizzare i propri servizi.
Come si applica. Caio è soggetto alla componente del canone per la diffusione pubblicitaria: il cartellone non è un’insegna di esercizio (che identifica l’attività al suo indirizzo) ma un mezzo pubblicitario autonomo. L’importo dipende dalla superficie del cartellone, dalla zona in cui si trova e dalla durata dell’esposizione, secondo la tariffa deliberata dal Comune. Caio deve richiedere l’autorizzazione all’installazione e versare il canone prima di esporre il cartellone.
In pratica
- Richiedere l’autorizzazione comunale per l’installazione del mezzo pubblicitario.
- Calcolare la superficie totale del cartellone (mq) per determinare la base di calcolo del canone.
- Verificare se la zona (centro storico, periferia, area commerciale) comporta tariffe differenziate.
- Rinnovare l’autorizzazione e il pagamento alla scadenza: l’esposizione senza canone può comportare sanzioni.
Quando rivolgersi a un professionista
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