Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 64 Reg. (UE) 2023/1114 – Revoca dell’autorizzazione di un prestatore di servizi per le cripto-attività

Regolamento (UE) 2023/1114 del Parlamento europeo e del Consiglio del 31 maggio 2023 relativo ai mercati delle cripto-attività (Markets in Crypto-Assets, MiCA)

1. Le autorità competenti revocano l’autorizzazione di un prestatore di servizi per le cripto-attività se il prestatore di servizi per le cripto-attività:

a) non si è avvalso dell’autorizzazione entro 12 mesi dalla data della stessa;

b) ha espressamente rinunciato alla sua autorizzazione;

c) non ha prestato servizi per le cripto-attività per nove mesi consecutivi;

d) ha ottenuto l’autorizzazione in modo irregolare, ad esempio presentando dichiarazioni false nella domanda di autorizzazione;

e) non soddisfa più le condizioni di concessione dell’autorizzazione e non ha adottato le azioni correttive richieste dall’autorità competente entro il termine fissato;

f) non dispone di sistemi, procedure e dispositivi efficaci per individuare e prevenire il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo a norma della direttiva (UE) 2015/849;

g) ha violato gravemente il presente regolamento, incluse le disposizioni relative alla tutela dei possessori di cripto-attività o dei clienti di prestatori di servizi per le cripto-attività, o dell’integrità del mercato.

2. Le autorità competenti possono revocare l’autorizzazione come prestatore di servizi per le cripto-attività nei casi seguenti:

a) il prestatore di servizi per le cripto-attività ha violato le disposizioni di diritto nazionale che recepiscono la direttiva (UE) 2015/849;

b) il prestatore di servizi per le cripto-attività ha perso l’autorizzazione come istituto di pagamento o l’autorizzazione come istituto di moneta elettronica e lo stesso prestatore di servizi per le cripto-attività non ha posto rimedio alla situazione entro 40 giorni di calendario.

3. Laddove un’autorità competente revochi un’autorizzazione come prestatore di servizi per le cripto-attività, ne informa senza indebito ritardo l’ESMA e i punti di contatto unici degli Stati membri ospitanti. L’ESMA rende disponibili tali informazioni nel registro di cui all’articolo 109.

4. Le autorità competenti possono limitare la revoca dell’autorizzazione a un determinato servizio per le cripto-attività.

5. Prima di revocare un’autorizzazione come prestatore di servizi per le cripto-attività, le autorità competenti consultano l’autorità competente di un altro Stato membro se il prestatore di servizi per le cripto-attività interessato:

a) è una filiazione di un prestatore di servizi per le cripto-attività autorizzato nell’altro Stato membro in questione;

b) è una filiazione dell’impresa madre di un prestatore di servizi per le cripto-attività autorizzato nell’altro Stato membro in questione;

c) è controllato dalle stesse persone fisiche o giuridiche che controllano un prestatore di servizi per le cripto-attività autorizzato nell’altro Stato membro in questione.

6. Prima di revocare un’autorizzazione come prestatore di servizi per le cripto-attività, le autorità competenti possono consultare l’autorità responsabile di vigilare sulla conformità del prestatore di servizi per le cripto-attività alle norme in materia di lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo.

7. L’ABE, l’ESMA e qualsiasi autorità competente di uno Stato membro ospitante possono chiedere in qualsiasi momento all’autorità competente dello Stato membro d’origine di verificare se il prestatore di servizi per le cripto-attività soddisfa ancora le condizioni alle quali gli è stata concessa l’autorizzazione, qualora sussistano motivi per sospettare il contrario.

8. I prestatori di servizi per le cripto-attività stabiliscono, attuano e mantengono procedure adeguate per garantire il trasferimento tempestivo e ordinato delle cripto-attività e dei fondi dei loro clienti a un altro prestatore di servizi per le cripto-attività in caso di revoca dell’autorizzazione.

In sintesi

  • L'autorità competente revoca obbligatoriamente l'autorizzazione CASP in presenza di specifiche cause (mancato utilizzo, rinuncia, inattività, irregolarità nell'ottenimento, perdita dei requisiti, carenze AML, violazioni gravi).
  • La revoca può essere parziale, limitata a un singolo servizio per le cripto-attività anziché all'intera autorizzazione.
  • Prima della revoca è prevista una consultazione obbligatoria con le autorità degli altri Stati membri in caso di strutture di gruppo o controllo comune.
  • L'ESMA e gli Stati ospitanti devono essere informati senza ritardo; la revoca è pubblicata nel registro pubblico ESMA ex art. 109.
  • Il CASP ha l'obbligo di predisporre procedure per il trasferimento ordinato delle cripto-attività e dei fondi dei clienti verso un altro CASP in caso di revoca.
Indice dei contenuti

Il regime autorizzatorio CASP e la revoca come strumento di vigilanza

L'autorizzazione come prestatore di servizi per le cripto-attività (CASP) è il titolo abilitativo centrale del Titolo V MiCA. I servizi inclusi sono elencati all'art. 3, par. 1, n. 16: custodia e amministrazione, gestione di una piattaforma di negoziazione, scambio di cripto-attività contro valuta ufficiale o contro altre cripto-attività, esecuzione di ordini, ricezione e trasmissione di ordini, collocamento, consulenza su cripto-attività e gestione di portafogli. Chi presta anche solo uno di questi servizi ha bisogno dell'autorizzazione, salvo le esenzioni per gli enti creditizi, le imprese di investimento e gli istituti di moneta elettronica già abilitati ai sensi di altri atti UE.

La revoca dell'autorizzazione è lo strumento più incisivo nell'arsenale dell'autorità competente: priva il CASP della possibilità di operare legalmente nel mercato. L'art. 64 disciplina in modo analitico le cause di revoca obbligatoria e facoltativa, il procedimento, il coordinamento tra autorità e le misure di tutela degli utenti.

Cause di revoca obbligatoria (par. 1)

Il paragrafo 1 elenca sette cause per cui l'autorità competente deve revocare (non «può»): il termine imperativo è intenzionale e riflette la scelta del legislatore di non lasciare margini discrezionali quando la situazione del CASP supera determinate soglie di criticità.

La lettera a (mancato utilizzo entro 12 mesi) sanziona il fenomeno dei CASP «dormiente»: chi ottiene l'autorizzazione ma non avvia il servizio entro un anno decade automaticamente, evitando che titoli autorizzativi inutilizzati rimangano nel mercato creando confusione o rischi reputazionali per il sistema.

La lettera b (rinuncia espressa) è la revoca concordata: il CASP che decide liberamente di abbandonare il mercato la notifica all'autorità, che provvede formalmente.

La lettera c (inattività per nove mesi consecutivi) colpisce l'abbandono di fatto del servizio senza formale rinuncia: tutela gli utenti che potrebbero trovarsi con cripto-attività depositate presso un operatore sostanzialmente inattivo.

La lettera d (autorizzazione ottenuta in modo irregolare) è la più grave sul piano soggettivo: comprende dichiarazioni false nelle domande, documenti falsificati, omissione di informazioni determinanti. Non rileva la buona o mala fede del richiedente, ma la materialità dell'irregolarità.

La lettera e (perdita dei requisiti) è la fattispecie ordinaria di vigilanza prudenziale: il CASP che dopo l'autorizzazione non soddisfa più le condizioni (capitale, governance, sistemi IT, requisiti di condotta) deve ricevere dall'autorità una richiesta di azioni correttive con termine; se non vi ottempera, scatta la revoca.

La lettera f (carenze AML) riflette l'interconnessione tra MiCA e il regime antiriciclaggio: un CASP che non dispone di sistemi efficaci per prevenire il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo ai sensi della direttiva (UE) 2015/849 non può operare. La revoca in questo caso va coordinata con le autorità AML competenti (par. 6).

La lettera g (violazioni gravi) è la clausola generale: include la tutela dei possessori di cripto-attività, dei clienti e dell'integrità del mercato. La qualificazione come «grave» lascia un margine di apprezzamento all'autorità, che deve valutare frequenza, intensità e impatto delle violazioni.

Cause di revoca facoltativa (par. 2)

Il paragrafo 2 disciplina due ipotesi in cui la revoca è facoltativa. La prima riguarda le violazioni della normativa AML nazionale di recepimento della direttiva 2015/849: la distinzione rispetto alla lett. f del par. 1 dipende dalla gravità della violazione - il par. 1, lett. f, riguarda la mancanza dei sistemi; il par. 2, lett. a, riguarda violazioni di norme nazionali di attuazione che non raggiungono la soglia dell'assenza totale di presidi. La seconda ipotesi (par. 2, lett. b) attiene alla perdita dell'abilitazione come istituto di pagamento o di moneta elettronica: se il CASP non rimedia entro 40 giorni di calendario, l'autorità può procedere alla revoca.

Procedimento e coordinamento inter-autorità

Il paragrafo 3 prescrive la notifica immediata all'ESMA, che inserisce la revoca nel registro pubblico ex art. 109, garantendo la trasparenza del mercato. I punti di contatto degli Stati ospitanti ricevono contestualmente la comunicazione.

Il paragrafo 4 consente la revoca parziale, limitata a un singolo servizio: un CASP che presta custodia, exchange e consulenza può vedere revocata solo l'autorizzazione alla consulenza se le violazioni riguardano esclusivamente quel segmento, conservando le altre abilitazioni.

I paragrafi 5 e 6 disciplinano le consultazioni preventive. Quando il CASP è una filiazione, un'affiliata di un gruppo, o una società controllata dalle stesse persone di un CASP di un altro Stato membro, l'autorità revocante deve consultare l'autorità estera. Questo meccanismo evita decisioni incoerenti e garantisce che l'autorità con la migliore conoscenza del gruppo possa fornire informazioni rilevanti. La consultazione con le autorità AML è facoltativa ma raccomandata quando le ragioni della revoca hanno profili antiriciclaggio.

Obblighi del CASP: il piano di continuità per i clienti

Il paragrafo 8 è la norma di tutela degli utenti per eccellenza: il CASP deve mantenere procedure aggiornate per garantire il trasferimento tempestivo e ordinato delle cripto-attività e dei fondi dei clienti verso un altro CASP autorizzato in caso di revoca. Questa norma richiede al CASP di tenere segregati gli asset dei clienti (come già richiesto dall'art. 70 MiCA sulla custodia), di mantenere registri accurati, e di avere accordi di subentro con CASP terzi. Il piano deve essere testato periodicamente nell'ambito dei controlli interni e presentato all'autorità su richiesta.

Casi pratici

Caso 1:

Caso 2:

Caso 3:

Domande frequenti

La revoca dell'autorizzazione CASP è sempre totale o può riguardare un singolo servizio?

Può essere parziale. Il par. 4 consente all'autorità di limitare la revoca a un determinato servizio per le cripto-attività, conservando le altre abilitazioni se le violazioni sono circoscritte a quel segmento.

Cosa succede ai clienti e alle loro cripto-attività quando un CASP perde l'autorizzazione?

Il CASP deve avere procedure predisposte per il trasferimento tempestivo e ordinato degli asset dei clienti verso un altro CASP autorizzato (par. 8). La segregazione degli asset ex art. 70 MiCA serve proprio a rendere possibile questo trasferimento anche in caso di insolvenza o revoca.

Un CASP inattivo per meno di nove mesi può essere colpito da revoca?

L'inattività per nove mesi consecutivi è causa di revoca obbligatoria (par. 1, lett. c). Al di sotto di questa soglia, l'inattività può comunque essere rilevante ai fini della verifica del persistente rispetto delle condizioni di autorizzazione (par. 1, lett. e) e giustificare misure di vigilanza diverse dalla revoca.

Dove viene pubblicata la revoca di un'autorizzazione CASP?

L'ESMA inserisce l'informazione nel registro pubblico previsto dall'art. 109 MiCA, accessibile a tutti. Il registro contiene anche lo storico delle revoche, consentendo agli utenti di verificare lo status autorizzativo di qualsiasi CASP europeo.

È possibile ottenere una nuova autorizzazione dopo la revoca?

MiCA non esclude formalmente una nuova domanda, ma l'autorità competente valuterà la storia regolamentare del richiedente. In caso di revoca per dichiarazioni false (par. 1, lett. d) o violazioni gravi, è molto improbabile che una nuova domanda riceva esito favorevole senza una radicale ristrutturazione aziendale.

A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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