Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 – Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa
1. Nelle legalizzazioni devono essere indicati il nome e il cognome di colui la cui firma si legalizza. Il pubblico ufficiale legalizzante deve indicare la data e il luogo della legalizzazione, il proprio nome e cognome, la qualifica rivestita, nonché apporre la propria firma per esteso ed il timbro dell'ufficio.
Contenuto redatto con l’assistenza di strumenti di intelligenza artificiale (L. 132/2025). La selezione delle fonti, la verifica sui testi ufficiali e la revisione finale sono a cura del responsabile editoriale. Metodo editoriale →
In sintesi
La legalizzazione di firma certifica l'autenticità della sottoscrizione apposta su un documento, non il contenuto del documento stesso.
Il pubblico ufficiale legalizzante deve indicare obbligatoriamente: nome e cognome di chi ha firmato, data e luogo della legalizzazione, propria qualifica e nome per esteso, timbro dell'ufficio.
La legalizzazione è richiesta principalmente per documenti destinati all'uso all'estero o provenienti da Paesi che non aderiscono alla Convenzione dell'Aia del 1961 (apostille).
Per i documenti da utilizzare in Italia tra privati e PA, la legalizzazione è per lo più sostituita dall'autocertificazione o dall'autenticazione di firma ai sensi degli artt. 21-23 DPR 445/2000.
Il difetto anche di uno solo degli elementi obbligatori rende la legalizzazione irregolare e può comportare il rifiuto del documento da parte dell'autorità destinataria.
Indice dei contenuti
Cos'è la legalizzazione di firma e quando serve
La legalizzazione di firma è l'attestazione, da parte di un pubblico ufficiale, che la sottoscrizione apposta su un documento proviene effettivamente dalla persona indicata. È un istituto distinto dall'autenticazione di firma: quest'ultima, disciplinata dagli artt. 21-23 DPR 445/2000, attesta che la firma è stata apposta in presenza del pubblico ufficiale; la legalizzazione, invece, attesta la genuinità di una firma già presente sul documento, certificando la qualità del soggetto che ha firmato in precedenza.
In ambito interno italiano, la legalizzazione è oggi di applicazione residuale: il principio di decertificazione introdotto dall'art. 15 della L. 183/2011 e recepito nell'art. 40 DPR 445/2000 impone alla PA di non richiedere documenti che può acquisire d'ufficio. Tuttavia la legalizzazione conserva piena rilevanza nei rapporti internazionali, soprattutto per documenti destinati a Paesi con cui non vige la Convenzione dell'Aia del 5 ottobre 1961 sulla soppressione della legalizzazione (apostille).
Contenuto obbligatorio della legalizzazione
L'art. 30 elenca in modo tassativo gli elementi che il pubblico ufficiale deve includere nella legalizzazione. L'omissione di uno solo di essi inficia la regolarità dell'atto:
Nome e cognome del firmatario. Deve essere indicato il soggetto la cui firma viene legalizzata, in modo da identificarlo univocamente. Non è sufficiente indicare la qualifica o la funzione.
Data e luogo della legalizzazione. Questi elementi attestano quando e dove è avvenuta la verifica e consentono all'autorità straniera di risalire all'ufficio competente.
Nome e cognome del pubblico ufficiale legalizzante. Deve essere scritto per esteso, non con abbreviazioni. Questo permette alla controparte di identificare il funzionario responsabile.
Qualifica rivestita. È necessario indicare la funzione pubblica che legittima il legalizzante ad attestare: cancelliere, notaio, funzionario consolare, ecc.
Firma per esteso del legalizzante. Non è ammessa la firma siglata: la sottoscrizione deve essere leggibile e completa.
Timbro dell'ufficio. Il timbro ufficiale conferisce autorevolezza all'atto e permette di identificare l'istituzione di appartenenza del legalizzante.
Differenza tra legalizzazione e apostille
Per i Paesi che hanno aderito alla Convenzione dell'Aia del 1961, la legalizzazione tradizionale è sostituita dall'apostille: una formula standardizzata che certifica l'autenticità della firma, la qualità del firmatario e, ove pertinente, l'identità del timbro. L'apostille è rilasciata dall'autorità competente dello Stato di origine del documento (in Italia: Prefetture per gli atti amministrativi, Corti d'Appello per gli atti giudiziari, Procure per gli atti notarili). Per i Paesi non aderenti alla Convenzione, è invece necessaria la doppia legalizzazione: prima dall'autorità italiana competente, poi dalla rappresentanza diplomatica o consolare del Paese di destinazione.
Chi è autorizzato a legalizzare in Italia
Le autorità legittimate alla legalizzazione variano a seconda della tipologia di documento. In generale, le Prefetture hanno competenza residuale per molti atti amministrativi; i notai per gli atti privati; le Cancellerie per gli atti giudiziari. Per i documenti destinati all'estero tramite via diplomatica, intervengono le rappresentanze consolari italiane all'estero o il Ministero degli Affari Esteri per la superintendenza.
Conseguenze dell'irregolarità
Un atto di legalizzazione privo di uno degli elementi dell'art. 30 è formalmente irregolare. L'autorità destinataria - sia italiana che straniera - può rifiutare il documento, con conseguente necessità di recarsi nuovamente dall'ufficio legalizzante per ottenere una rettifica. Sul piano della responsabilità, il funzionario che rilascia una legalizzazione incompleta o inesatta può incorrere in responsabilità disciplinare e, in casi gravi, penale per falso in atto pubblico (art. 479 c.p.).
Casi pratici
Caso 1
Caso 2
Caso 3
Domande frequenti
Qual è la differenza tra legalizzazione di firma e apostille?
La legalizzazione è la procedura tradizionale che certifica l'autenticità di una firma su un documento per l'uso all'estero. L'apostille è una forma semplificata e standardizzata prevista dalla Convenzione dell'Aia del 1961, applicabile solo tra i Paesi aderenti. L'apostille sostituisce la legalizzazione e richiede un'unica attestazione dall'autorità dello Stato di origine.
Cosa succede se manca il timbro nella legalizzazione?
Il timbro dell'ufficio è un elemento obbligatorio ai sensi dell'art. 30 DPR 445/2000. La sua mancanza rende la legalizzazione irregolare e l'autorità destinataria può rifiutare il documento. Occorre tornare dall'ufficio legalizzante per ottenere la correzione.
Chi può legalizzare una firma in Italia?
La competenza dipende dal tipo di documento: le Prefetture per molti atti amministrativi, i notai per gli atti privati, le Cancellerie dei Tribunali per gli atti giudiziari. Per i documenti destinati all'uso consolare, intervengono anche le rappresentanze diplomatiche italiane all'estero.
La legalizzazione serve anche tra pubbliche amministrazioni italiane?
No. In ambito interno il principio di decertificazione (art. 40 DPR 445/2000 e art. 15 L. 183/2011) impone alle PA di acquisire d'ufficio i dati necessari e di accettare le dichiarazioni sostitutive. La legalizzazione è rilevante principalmente per i rapporti internazionali.
Se la firma legalizzata appartiene a un soggetto deceduto, la legalizzazione è ancora valida?
La legalizzazione certifica l'autenticità della firma al momento in cui è stata apposta. Se la firma era genuina in quel momento, la legalizzazione resta valida anche dopo il decesso del firmatario. Tuttavia, l'autorità destinataria potrebbe richiedere ulteriori verifiche sull'efficacia giuridica dell'atto.
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. È un progetto individuale: la selezione delle fonti, la stesura dei commenti e la revisione sono curate direttamente dall’autore. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
Informazione giuridica di carattere generale. Il testo della norma riproduce la fonte ufficiale vigente; il commento che segue è redazionale e ha finalità divulgativa. Questo contenuto non sostituisce in alcun modo il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato o a un consulente iscritto all'albo.
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
In sintesi
Indice dei contenuti
Cos'è la legalizzazione di firma e quando serve
La legalizzazione di firma è l'attestazione, da parte di un pubblico ufficiale, che la sottoscrizione apposta su un documento proviene effettivamente dalla persona indicata. È un istituto distinto dall'autenticazione di firma: quest'ultima, disciplinata dagli artt. 21-23 DPR 445/2000, attesta che la firma è stata apposta in presenza del pubblico ufficiale; la legalizzazione, invece, attesta la genuinità di una firma già presente sul documento, certificando la qualità del soggetto che ha firmato in precedenza.
In ambito interno italiano, la legalizzazione è oggi di applicazione residuale: il principio di decertificazione introdotto dall'art. 15 della L. 183/2011 e recepito nell'art. 40 DPR 445/2000 impone alla PA di non richiedere documenti che può acquisire d'ufficio. Tuttavia la legalizzazione conserva piena rilevanza nei rapporti internazionali, soprattutto per documenti destinati a Paesi con cui non vige la Convenzione dell'Aia del 5 ottobre 1961 sulla soppressione della legalizzazione (apostille).
Contenuto obbligatorio della legalizzazione
L'art. 30 elenca in modo tassativo gli elementi che il pubblico ufficiale deve includere nella legalizzazione. L'omissione di uno solo di essi inficia la regolarità dell'atto:
Differenza tra legalizzazione e apostille
Per i Paesi che hanno aderito alla Convenzione dell'Aia del 1961, la legalizzazione tradizionale è sostituita dall'apostille: una formula standardizzata che certifica l'autenticità della firma, la qualità del firmatario e, ove pertinente, l'identità del timbro. L'apostille è rilasciata dall'autorità competente dello Stato di origine del documento (in Italia: Prefetture per gli atti amministrativi, Corti d'Appello per gli atti giudiziari, Procure per gli atti notarili). Per i Paesi non aderenti alla Convenzione, è invece necessaria la doppia legalizzazione: prima dall'autorità italiana competente, poi dalla rappresentanza diplomatica o consolare del Paese di destinazione.
Chi è autorizzato a legalizzare in Italia
Le autorità legittimate alla legalizzazione variano a seconda della tipologia di documento. In generale, le Prefetture hanno competenza residuale per molti atti amministrativi; i notai per gli atti privati; le Cancellerie per gli atti giudiziari. Per i documenti destinati all'estero tramite via diplomatica, intervengono le rappresentanze consolari italiane all'estero o il Ministero degli Affari Esteri per la superintendenza.
Conseguenze dell'irregolarità
Un atto di legalizzazione privo di uno degli elementi dell'art. 30 è formalmente irregolare. L'autorità destinataria - sia italiana che straniera - può rifiutare il documento, con conseguente necessità di recarsi nuovamente dall'ufficio legalizzante per ottenere una rettifica. Sul piano della responsabilità, il funzionario che rilascia una legalizzazione incompleta o inesatta può incorrere in responsabilità disciplinare e, in casi gravi, penale per falso in atto pubblico (art. 479 c.p.).
Casi pratici
Caso 1
Caso 2
Caso 3
Domande frequenti
Qual è la differenza tra legalizzazione di firma e apostille?
La legalizzazione è la procedura tradizionale che certifica l'autenticità di una firma su un documento per l'uso all'estero. L'apostille è una forma semplificata e standardizzata prevista dalla Convenzione dell'Aia del 1961, applicabile solo tra i Paesi aderenti. L'apostille sostituisce la legalizzazione e richiede un'unica attestazione dall'autorità dello Stato di origine.
Cosa succede se manca il timbro nella legalizzazione?
Il timbro dell'ufficio è un elemento obbligatorio ai sensi dell'art. 30 DPR 445/2000. La sua mancanza rende la legalizzazione irregolare e l'autorità destinataria può rifiutare il documento. Occorre tornare dall'ufficio legalizzante per ottenere la correzione.
Chi può legalizzare una firma in Italia?
La competenza dipende dal tipo di documento: le Prefetture per molti atti amministrativi, i notai per gli atti privati, le Cancellerie dei Tribunali per gli atti giudiziari. Per i documenti destinati all'uso consolare, intervengono anche le rappresentanze diplomatiche italiane all'estero.
La legalizzazione serve anche tra pubbliche amministrazioni italiane?
No. In ambito interno il principio di decertificazione (art. 40 DPR 445/2000 e art. 15 L. 183/2011) impone alle PA di acquisire d'ufficio i dati necessari e di accettare le dichiarazioni sostitutive. La legalizzazione è rilevante principalmente per i rapporti internazionali.
Se la firma legalizzata appartiene a un soggetto deceduto, la legalizzazione è ancora valida?
La legalizzazione certifica l'autenticità della firma al momento in cui è stata apposta. Se la firma era genuina in quel momento, la legalizzazione resta valida anche dopo il decesso del firmatario. Tuttavia, l'autorità destinataria potrebbe richiedere ulteriori verifiche sull'efficacia giuridica dell'atto.