- L'art. 20-bis disciplina le modalità di organizzazione del lavoro penitenziario.
- La direzione tecnica delle lavorazioni può essere affidata a esterni con contratto d'opera.
- Favorisce il coinvolgimento di professionalità qualificate.
- Mira a rendere il lavoro produttivo e formativo.
- Si collega alla disciplina generale del lavoro (art. 20).
Testo dell'articoloVigente
Art. 20-bis L. 354/1975 — Modalità di organizzazione del lavoro
Legge 26 luglio 1975, n. 354 — Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà
1. Il provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria può affidare, con contratto d’opera, la direzione tecnica delle lavorazioni a persone estranee all’Amministrazione penitenziaria, le quali curano anche la specifica formazione dei responsabili delle lavorazioni e concorrono alla qualificazione professionale dei detenuti, d’intesa con la regione. Possono essere inoltre istituite, a titolo sperimentale, nuove lavorazioni, avvalendosi, se necessario, dei servizi prestati da imprese pubbliche o private ed acquistando le relative progettazioni.
3. Previo assenso della direzione dell’istituto, i privati che commissionano forniture all’Amministrazione penitenziaria possono, in deroga alle norme di contabilità generale dello Stato e a quelle di contabilità speciale, effettuare pagamenti differiti, secondo gli usi e le consuetudini vigenti.
4. Sono abrogati l’articolo 1 della legge 3 luglio 1942, n. 971, e l’articolo 611 delle disposizioni approvate con regio decreto 16 maggio 1920, n. 1908.
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Commento
Organizzare un lavoro efficace
L'art. 20-bis detta regole per l'organizzazione del lavoro penitenziario, integrando i principi dell'art. 20. La norma mira a rendere il lavoro in carcere realmente produttivo e formativo, superando una concezione meramente occupazionale: per far questo è essenziale poter contare su competenze tecniche e professionali adeguate, anche reperite all'esterno dell'amministrazione.
La direzione tecnica affidata a esterni
Il provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria può affidare, con contratto d'opera, la direzione tecnica delle lavorazioni a persone estranee all'amministrazione. La previsione consente di reperire le professionalità necessarie per gestire lavorazioni complesse o specialistiche, che l'amministrazione potrebbe non avere al proprio interno.
La qualità delle lavorazioni
Affidare la direzione tecnica a professionisti qualificati è funzionale alla qualità e alla competitività delle lavorazioni penitenziarie. Un lavoro ben organizzato e tecnicamente adeguato produce risultati reali, offre ai detenuti competenze spendibili sul mercato e può generare risorse, in una logica di efficienza.
Il valore formativo
L'organizzazione tecnica del lavoro ha anche un valore formativo: il detenuto che lavora sotto la guida di professionisti acquisisce competenze concrete e si abitua a standard professionali. Questo rafforza la funzione del lavoro come strumento di reinserimento (art. 15), preparando il rientro nel mondo del lavoro libero.
Il coinvolgimento del mondo produttivo
L'apertura a professionalità esterne si inserisce nella più ampia strategia di coinvolgimento del mondo produttivo nel lavoro penitenziario (art. 20), anche tramite imprese e cooperative. L'obiettivo è collegare il lavoro in carcere alle dinamiche reali del mercato, superandone l'isolamento.
I limiti e le garanzie
L'affidamento a esterni avviene nel rispetto delle regole sui contratti pubblici e delle esigenze di sicurezza dell'istituto. I professionisti che operano in carcere sono soggetti alle autorizzazioni e alle direttive dell'amministrazione, in coerenza con la disciplina dell'accesso agli istituti (art. 17).
Profili pratici
Per il detenuto lavoratore, l'art. 20-bis si traduce nella possibilità di svolgere attività lavorative organizzate in modo professionale, sotto una direzione tecnica qualificata, con maggiore valore formativo. Per i professionisti esterni, la norma apre la possibilità di collaborare con l'amministrazione penitenziaria nella gestione delle lavorazioni.
Casi pratici
Caso 1: Direzione tecnica esterna
Il provveditore regionale affida, con contratto d'opera, la direzione tecnica di una lavorazione a un professionista esterno, per garantirne la qualità.
Caso 2: Competenze per Tizio
Tizio lavora sotto la guida di un tecnico qualificato, acquisendo competenze concrete e spendibili nel mondo del lavoro libero.
Caso 3: Lavorazione competitiva
L'organizzazione tecnica adeguata rende la lavorazione in cui opera Caio realmente produttiva, in una logica di efficienza e reinserimento.
Domande frequenti
Cosa disciplina l'art. 20-bis?
Le modalità di organizzazione del lavoro penitenziario, in particolare la possibilità di affidare la direzione tecnica delle lavorazioni a persone esterne all'amministrazione con contratto d'opera.
Perché affidare la direzione tecnica a esterni?
Per reperire le professionalità necessarie a gestire lavorazioni complesse o specialistiche, rendendo il lavoro produttivo, formativo e competitivo.
Che valore ha per il detenuto?
Il detenuto che lavora sotto la guida di professionisti qualificati acquisisce competenze concrete spendibili nel mondo del lavoro libero, rafforzando la funzione di reinserimento.
Quali limiti incontra l'affidamento a esterni?
Avviene nel rispetto delle regole sui contratti pubblici e delle esigenze di sicurezza; i professionisti sono soggetti alle autorizzazioni e alle direttive dell'amministrazione.
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