In sintesi
- I locali di meretricio potevano restare aperti solo negli orari stabiliti dall'autorità di pubblica sicurezza competente per territorio.
- Potere discrezionale dell'autorità: la fissazione degli orari era rimessa alla valutazione dell'autorità locale, che poteva adattarli alle esigenze di ordine pubblico e ai caratteri del territorio.
- Il trasgressore all'orario era punito con arresto da un mese a un anno e ammenda da lire 500 a lire 3.000: si trattava di una contravvenzione penale, non di un mero illecito amministrativo.
- La norma si coordinava con gli artt. 196 e 197 TULPS, formando un sistema integrato di controllo poliziesco dei locali di meretricio.
- L'art. 195 è integralmente superato dalla Legge Merlin (L. 75/1958), che ha abolito le case di tolleranza e la prostituzione regolamentata in Italia.
Testo dell'articoloVigente
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 195 TULPS
R.D. 18 giugno 1931, n. 773 — Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza
I locali di meretricio possono rimanere aperti solo nelle ore stabilite dall'autorità di pubblica sicurezza.
Il trasgressore a questa prescrizione è punito con l'arresto da un mese a un anno e con l'ammenda da lire cinquecento a tremila.
Stesso numero, altri codici
- Art. 195 Cod. Amb. — Competenze dello Stato
- Art. 195 D.Lgs. 209/2005 — Imprese di riassicurazione italiane
- Art. 195 Codice Civile: Prelevamento dei beni mobili
- Articolo 195 Codice della Crisi d'Impresa e dell’Insolvenza
- Art. 195 C.d.S.: Applicazione delle sanzioni amministrative pecu
- Articolo 195 Codice di Procedura Civile: Processo verbale e relazione
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all'Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Commento
La funzione dell'orario nel sistema regolamentarista
L'art. 195 TULPS disciplinava uno degli aspetti più immediati e visibili del controllo poliziesco sui locali di meretricio: la limitazione temporale dell'apertura al pubblico. Nel sistema regolamentarista della prostituzione vigente in Italia fino al 1958, le case di tolleranza erano sottoposte a una vigilanza pervasiva da parte dell'autorità di pubblica sicurezza, che si esplicava non solo attraverso ispezioni e controlli sanitari, ma anche attraverso la regolamentazione dei tempi di accesso. La ratio di questa disposizione era duplice: da un lato, ridurre l'impatto dei locali sull'ordine pubblico nei quartieri circostanti, limitando le ore in cui vi era affluenza di persone; dall'altro, rendere più agevole il controllo delle forze dell'ordine, concentrando l'attività in fasce orarie predeterminate e conosciute.
Il potere regolamentare dell'autorità locale di pubblica sicurezza
Il testo dell'articolo si limita a stabilire il principio — i locali possono restare aperti «solo nelle ore stabilite» — rimettendo interamente all'autorità locale di pubblica sicurezza la determinazione concreta degli orari. Questo conferiva un'ampia discrezionalità amministrativa: il questore o il prefetto competente potevano modellare gli orari in funzione delle caratteristiche del territorio, del contesto urbano, delle esigenze di ordine pubblico e dei vincoli sanitari. Gli orari potevano essere fissati con provvedimento generale o con atti individuali rivolti ai singoli esercenti. L'eventuale modifica degli orari precedentemente stabiliti rientrava nella ordinaria potestà regolatoria dell'autorità, senza necessità di particolari motivazioni.
Il profilo sanzionatorio
La violazione degli orari prestabiliti era punita con arresto da un mese a un anno e ammenda da lire 500 a lire 3.000. Si trattava di una contravvenzione del TULPS, punibile dunque sia a titolo di dolo che di colpa. La previsione della pena detentiva (arresto) anche per la sola violazione dell'orario evidenzia la severa disciplina riservata al settore nell'impostazione del legislatore del 1931: l'inosservanza dell'orario non era trattata come un mero illecito amministrativo ma come una fattispecie penale di una certa gravità, comparabile per entità sanzionatoria ad altre contravvenzioni del TULPS. La competenza a irrogare la sanzione spettava al pretore, nell'ambito della giurisdizione penale sulle contravvenzioni.
Rapporto con le altre disposizioni del Titolo IV
L'art. 195 si coordinava con le altre disposizioni del Titolo IV del TULPS dedicate ai locali di meretricio (artt. 189–208), formando un sistema coerente di controllo amministrativo e penale. Mentre l'art. 194 presidiava l'integrità strutturale e le condizioni sanitarie, l'art. 195 presidiava il rispetto dei tempi di apertura, e l'art. 196 i comportamenti vietati all'interno dei locali. L'art. 197 attribuiva agli agenti di pubblica sicurezza poteri di ispezione e sgombro, consentendo il controllo sull'effettivo rispetto delle prescrizioni di orario. Il sistema era pensato come un insieme integrato di vincoli, la cui violazione era sempre penalmente sanzionata.
Superamento per effetto della Legge Merlin
Come tutte le disposizioni del Titolo IV del TULPS relative ai locali di meretricio, anche l'art. 195 ha perso ogni applicazione pratica con l'entrata in vigore della Legge 20 febbraio 1958, n. 75 (Legge Merlin). La legge ha abolito le case di tolleranza e il sistema regolamentarista, rendendo illegale l'esercizio di qualunque attività organizzata di prostituzione da parte di terzi. In assenza di locali «di meretricio» legalmente riconosciuti, non vi è più alcun soggetto tenuto a rispettare orari stabiliti dall'autorità di pubblica sicurezza ai sensi di questa norma. L'art. 195 TULPS conserva quindi esclusivamente un valore storico-documentale.
Casi pratici
Caso 1: Apertura oltre l'orario consentito
Tizio, esercente di un locale di meretricio autorizzato in un comune del Nord Italia negli anni Cinquanta, mantiene il locale aperto fino alle due di notte, un'ora oltre il limite fissato dall'autorità di pubblica sicurezza per quel tipo di esercizio nel territorio comunale. Una pattuglia in servizio notturno rileva la presenza di avventori all'interno del locale oltre l'orario consentito. Tizio viene denunciato per la contravvenzione di cui all'art. 195 TULPS e condotto davanti al pretore, che lo condanna all'arresto e all'ammenda.
Caso 2: Anticipazione dell'apertura
Caia, titolare di una casa di tolleranza, inizia ad ammettere clienti a partire dalle ore 14:00, mentre l'autorità di pubblica sicurezza ha stabilito che l'apertura sia consentita non prima delle ore 17:00. Un agente in abiti civili che transita nei pressi del locale segnala l'attività in corso. L'ufficio di polizia avvia il procedimento per la contravvenzione di cui all'art. 195, sottolineando che la norma si applica sia all'apertura anticipata che alla chiusura tardiva.
Caso 3: Riapertura dopo l'orario di chiusura
Sempronio, gestore di un locale di meretricio, chiude regolarmente all'orario stabilito ma riapre l'accesso un'ora dopo, in occasione di una visita di clienti abituali, adducendo che si trattava di una riunione privata. L'autorità di pubblica sicurezza, informata da un vicino, dispone un controllo che accerta la presenza di persone nel locale fuori orario. Sempronio risponde della contravvenzione di cui all'art. 195, non rilevando ai fini della norma la distinzione tra apertura pubblica e accesso privato.
Domande frequenti
Chi stabiliva gli orari di apertura dei locali di meretricio?
L'autorità locale di pubblica sicurezza — in genere il questore o il prefetto competente per territorio — fissava gli orari con provvedimento amministrativo, esercitando un'ampia discrezionalità in funzione delle esigenze di ordine pubblico locali.
La violazione dell'orario era un reato o un illecito amministrativo?
Era una contravvenzione penale, sanzionata con arresto da un mese a un anno e ammenda. Non si trattava quindi di un semplice illecito amministrativo ma di una fattispecie del codice penale di polizia.
L'art. 195 TULPS è ancora vigente?
Il testo formale non è stato abrogato espressamente, ma la norma è priva di applicazione pratica: la Legge Merlin del 1958 ha abolito le case di tolleranza, rendendo impossibile l'esistenza di locali 'di meretricio' ai quali applicarla.
Cosa accadeva se l'autorità modificava gli orari dopo averli già fissati?
L'esercente era tenuto ad adeguarsi al nuovo orario dal momento della notifica o comunicazione del provvedimento. Il potere dell'autorità di modificare gli orari rientrava nella normale discrezionalità amministrativa e non richiedeva particolari motivazioni.
L'art. 195 si applicava anche all'apertura anticipata, o solo alla chiusura tardiva?
La norma si riferisce alle 'ore stabilite' in senso ampio: sia la chiusura tardiva che l'apertura anticipata rispetto agli orari fissati costituivano violazione della disposizione, integrando la medesima fattispecie contravvenzionale.
Vedi anche