Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Art. 11 c.p.p. – Competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati

Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

1. I procedimenti in cui un magistrato assume la qualità di persona sottoposta ad indagini, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato, che secondo le norme di questo capo sarebbero attribuiti alla competenza di un ufficio giudiziario compreso nel distretto di corte d’appello in cui il magistrato esercita le proprie funzioni o le esercitava al momento del fatto, sono di competenza del giudice, ugualmente competente per materia, che ha sede nel capoluogo del distretto di corte di appello determinato dalla legge.

2. Se nel distretto determinato ai sensi del comma 1 il magistrato stesso è venuto ad esercitare le proprie funzioni in un momento successivo a quello del fatto, è competente il giudice che ha sede nel capoluogo del diverso distretto di corte d’appello determinato ai sensi del medesimo comma 1.

3. I procedimenti connessi a quelli in cui un magistrato assume la qualità di persona sottoposta ad indagini, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato sono di competenza del medesimo giudice individuato a norma del comma 1.

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In sintesi

  • Cambio di competenza quando magistrato è imputato o offeso dal reato
  • Riferimento al giudice del capoluogo di distretto più vicino
  • Eccezione: stesso distretto dove magistrato ha assunto funzioni successivamente
  • Procedimenti connessi seguono stessa competenza del magistrato imputato
Indice dei contenuti

I procedimenti contro magistrati imputati sono trasferiti al giudice di distretto più prossimo per evitare conflitti d'interesse e garantire imparzialità.

Ratio

La norma garantisce l'imparzialità del giudizio quando la parte offesa o imputata è un magistrato. Trasferire il procedimento fuori dal distretto ordinario previene favoritismi e conflitti d'interesse derivanti da rapporti gerarchici o collegiali. L'ordinamento riconosce che il magistrato, pur essendo figura di garanzia, deve ricevere tutela processuale paritaria.

Analisi

Il comma 1 distingue due scenari: se il magistrato è imputato o persona offesa, il giudice competente ha sede nel capoluogo di Corte d'Appello più vicino al distretto dove il magistrato esercitava funzioni. Se il magistrato successivamente assunto funzioni nel nuovo distretto, si ricorre al distretto ulteriormente più prossimo. Il comma 2 estende la medesima competenza ai procedimenti connessi. Il comma 3 esclude l'applicazione quando il reato è commesso in udienza, salvi astensione e ricusazione.

Quando si applica

Si applica in ogni caso di denuncia, querela o azione penale dove magistrato è titolare di status processuale (imputato, offeso, danneggiato, testimone). Ricorrente nelle ipotesi di omicidio, lesioni, ingiuria, diffamazione ai danni di magistrato durante esercizio funzioni. Disciplina anche procedimenti contro magistrati della Direzione Nazionale Antimafia di cui all'art. 76-bis dell'ordinamento giudiziario.

Connessioni

Collegata agli artt. 60-61 c.p.p. (qualità di imputato e persona offesa), all'art. 550 (citazione diretta), agli artt. 4-10 c.p.p. su competenza per territorio e materia. Rimanda agli artt. 34-35 c.p.p. su incompatibilità giudice per ragioni di parentela o atti compiuti nel procedimento. Cfr. artt. 424 (udienza preliminare) e art. 76-bis Regio Decreto 1941 n. 12 su ordinamento giudiziario.

Casi pratici

Caso 1: Caso 1

Tizio, giudice presso la Corte d'Appello di Milano, è denunciato per omicidio colposo per negligenza grave durante servizio giudiziario. Ordinariamente la causa sarebbe di competenza del Tribunale di Milano, ma art. 11 c.p.p. la trasferisce al giudice del capoluogo di distretto di Corte d'Appello più prossimo a Milano esterno al distretto milanese, ad esempio Bologna, garantendo distacco dal contesto ordinario di esercizio.

Caso 2: Caso 2

Caio, magistrato presso Tribunale di Roma, subisce lesioni durante udienza da imputato in precedente procedimento. Sebbene le lesioni siano commesse in udienza (eccezione art. 11 comma 3), il Giudice per le Indagini Preliminari rimane idoneo a gestire la fase iniziale per l'astensione volontaria. Se procedimento prosegue a cognizione piena, competenza va al distretto più prossimo senza esclusioni d'ufficio.

Domande frequenti

Se magistrato è imputato, qual è il tribunale competente?

Il tribunale competente ha sede nel capoluogo di Corte d'Appello più vicino al distretto dove il magistrato esercitava funzioni, non nel distretto ordinario. Scopo è evitare condizionamenti collegiali.

Cosa succede se magistrato ha assunto funzioni in distretto diverso?

Si applica deroga: competente è il giudice del capoluogo di distretto ulteriormente più prossimo a quello dove magistrato esercitava funzioni al momento del fatto.

Come cambia se il reato è commesso in udienza?

Se reato è commesso in udienza, art. 11 comma 3 non si applica: restano vigenti norme ordinarie su astensione e ricusazione giudice, e competenza ordinaria.

Vale per magistrati di Direzione Nazionale Antimafia?

Sì, magistrati DNA seguono stesse regole di competenza territorialità art. 11, come chiarito da ultimo richiamo normativo al comma 3.

I procedimenti collegati seguono stessa competenza?

Sì, comma 2: procedimenti connessi a quello dove magistrato è imputato/offeso sono di competenza medesimo giudice individuato per il procedimento principale.

Ultimo aggiornamento redazionale: 9 maggio 2026
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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. È un progetto individuale: la selezione delle fonti, la stesura dei commenti e la revisione sono curate direttamente dall’autore. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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