Testo della norma consultabile sul portale ufficiale Normattiva. Di seguito la lettura divulgativa a cura della redazione.
Contenuto redatto con l’assistenza di strumenti di intelligenza artificiale (L. 132/2025). La selezione delle fonti, la verifica sui testi ufficiali e la revisione finale sono a cura del responsabile editoriale. Metodo editoriale →
In sintesi
L'art. 102-septies, introdotto dal D.Lgs. 177/2021 in recepimento dell'art. 17 della Direttiva DSM 2019/790, disciplina la responsabilità dei prestatori di servizi di condivisione di contenuti online (OCSSP - Online Content Sharing Service Providers): piattaforme come YouTube, TikTok, Instagram che ospitano e diffondono contenuti caricati dagli utenti. La norma supera il regime di esonero di responsabilità dell'hosting provider previsto dalla Direttiva 2000/31/CE (e-commerce), qualificando l'OCSSP come soggetto che compie atti di comunicazione al pubblico e richiedendogli di ottenere autorizzazioni dai titolari dei diritti. In assenza di autorizzazione, la piattaforma è responsabile salvo dimostri di aver adottato le best efforts per ottenere l'autorizzazione, per garantire la non disponibilità delle opere oggetto di opt-out e per rimuovere i contenuti segnalati. La norma prevede eccezioni obbligatorie per parodia, critica e citazione, e vieta i filtri preventivi generalizzati.
Indice dei contenuti
Ratio della norma
L'art. 17 della Direttiva DSM 2019/790 - recepito in Italia dall'art. 102-septies L. 633/1941 introdotto dal D.Lgs. 177/2021 - rappresenta la norma più controversa dell'intero corpus DSM e ha formato oggetto di ricorso di annullamento davanti alla Corte di giustizia da parte della Polonia (CGUE, causa C-401/19, sentenza del 26 aprile 2022, che ha respinto il ricorso confermando la compatibilità con la Carta dei diritti fondamentali). La ratio è la cosiddetta 'value gap': il divario di valore tra la remunerazione ottenuta dai titolari dei diritti dalle piattaforme di condivisione e il valore economico reale generato dall'uso dei loro contenuti. I regimi di safe harbour della Direttiva 2000/31/CE consentivano alle piattaforme di beneficiare dei contenuti protetti limitando la propria responsabilità alla rimozione su segnalazione (notice and takedown). L'art. 102-septies ribalta questo equilibrio, attribuendo alle piattaforme la responsabilità primaria per gli atti di comunicazione al pubblico compiuti tramite i loro servizi.
Analisi del testo
Il meccanismo operativo si articola in tre livelli. Al primo livello, la piattaforma deve ottenere un'autorizzazione dai titolari dei diritti per tutti i contenuti protetti che ospita: il contratto di licenza è lo strumento ordinario. Al secondo livello, in assenza di autorizzazione, la piattaforma è responsabile degli atti di comunicazione al pubblico, salvo provi di aver adottato le best efforts per ottenere l'autorizzazione, di aver reso non disponibili le opere per cui il titolare ha fornito le informazioni pertinenti e necessarie, e di aver agito tempestivamente a seguito di segnalazione per disabilitare o rimuovere i contenuti segnalati. Al terzo livello, l'insieme di queste misure costituisce di fatto un obbligo di adottare strumenti automatizzati di riconoscimento dei contenuti (content ID systems, upload filters), sebbene la norma non menzioni esplicitamente tali tecnologie e il considerando 66 della Direttiva ne vieti il mandato generalizzato.
La norma distingue tre categorie di piattaforme in ragione della loro dimensione e anzianità: le piattaforme start-up (meno di tre anni di attività, fatturato annuo inferiore a dieci milioni di euro) beneficiano di un regime semplificato, limitato all'obbligo di notice and takedown e all'informativa agli utenti; le piattaforme con meno di cinque milioni di utenti mensili unici hanno obblighi intermedi; le grandi piattaforme devono implementare l'intero sistema di best efforts inclusi i content recognition tools.
Le eccezioni obbligatorie sono un elemento cruciale del bilanciamento: la norma impone che i meccanismi di filtraggio non possano bloccare i contenuti che rientrano nelle eccezioni per citazione, critica, rassegna, parodia, pastiche e caricatura. Questa previsione è di difficile implementazione pratica, poiché i sistemi automatizzati di content ID non sono in grado di valutare il carattere trasformativo o parodistico di un contenuto.
Quando si applica
La norma si applica ai prestatori di servizi della società dell'informazione il cui scopo principale o uno degli scopi principali sia la memorizzazione e la comunicazione al pubblico di grandi quantità di opere protette caricate dagli utenti e che ottimizzino e promuovano i contenuti a scopo di lucro. Sono esclusi servizi non commerciali come Wikipedia, piattaforme cloud ad uso esclusivamente privato, marketplace online, servizi di comunicazione elettronica, aggregatori di notizie e siti di sviluppo software open source.
Confronto con altri istituti
Il confronto con la Direttiva 2000/31/CE sull'e-commerce è essenziale: mentre l'hosting provider ex art. 14 dir. 2000/31 risponde solo dopo la segnalazione specifica (notice and takedown), l'OCSSP ex art. 102-septies risponde proattivamente per tutti i contenuti che non abbia autorizzato. La distinzione tra hosting passivo e OCSSP attivo - già elaborata dalla giurisprudenza della CGUE nei casi Google vs. Louis Vuitton (C-236/08) e L'Oréal vs. eBay (C-324/09) - trova qui una codificazione normativa che supera i criteri giurisprudenziali anteriori.
Problemi applicativi
I problemi applicativi più rilevanti riguardano: (a) il rischio di over-blocking, ossia il blocco preventivo di contenuti leciti da parte di sistemi automatizzati mal calibrati; (b) la difficoltà di implementare le eccezioni per parodia e critica in sistemi di riconoscimento automatico basati su fingerprinting audio-visivo; (c) la definizione di 'informazioni pertinenti e necessarie' che il titolare deve fornire per attivare l'obbligo di rimozione in assenza di contratto; (d) la gestione dei contenuti generati da AI, ove sia incerto se la piattaforma che ospita output di un sistema di AI addestrato su opere protette sia soggetta agli obblighi dell'art. 102-septies.
Casi pratici
Caso 1: Video musicale con brano protetto caricato su piattaforma
Caso 2: Parodia bloccata dal sistema di riconoscimento automatico
Caso 3: Start-up di condivisione video e obblighi semplificati
Domande frequenti
Cos'è un Online Content Sharing Service Provider (OCSSP) ai sensi dell'art. 102-septies?
È una piattaforma il cui scopo principale o uno degli scopi principali sia ospitare grandi quantità di contenuti caricati dagli utenti e comunicarli al pubblico a scopo di lucro, ottimizzandoli e promuovendoli. YouTube, TikTok, Instagram rientrano in questa categoria. Sono escluse Wikipedia, le piattaforme cloud ad uso privato e i marketplace.
Le piattaforme devono installare filtri preventivi su tutti i contenuti caricati?
La norma non impone esplicitamente upload filters generalizzati, ma l'obbligo di best efforts per garantire la non disponibilità di contenuti non autorizzati segnalati dai titolari rende di fatto necessario l'uso di sistemi automatizzati di content ID per le grandi piattaforme. I filtri non possono tuttavia bloccare contenuti leciti rientranti nelle eccezioni per parodia, citazione e critica.
La parodia di un brano musicale è protetta dall'art. 102-septies?
Sì. La norma prevede eccezioni obbligatorie per citazione, critica, rassegna, parodia, pastiche e caricatura. I meccanismi di filtraggio adottati dalla piattaforma non possono bloccare contenuti che rientrano in queste eccezioni, e la piattaforma deve disporre di procedure di reclamo che consentano la revisione umana dei blocchi automatici.
Come si rapporta l'art. 102-septies con la Direttiva DSM e il recente regolamento AI?
L'art. 102-septies recepisce l'art. 17 della Direttiva (UE) 2019/790 via D.Lgs. 177/2021. Il Regolamento UE sull'IA (AI Act, Reg. UE 2024/1689) aggiunge un ulteriore livello: i sistemi di AI ad alto rischio che generano contenuti sintetici devono etichettare i propri output, ma non modifica direttamente gli obblighi delle piattaforme ex art. 102-septies. La questione dei contenuti generati da AI caricati su piattaforme è ancora in fase di elaborazione giurisprudenziale.
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. È un progetto individuale: la selezione delle fonti, la stesura dei commenti e la revisione sono curate direttamente dall’autore. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
Informazione giuridica di carattere generale. Il testo della norma riproduce la fonte ufficiale vigente; il commento che segue è redazionale e ha finalità divulgativa. Questo contenuto non sostituisce in alcun modo il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato o a un consulente iscritto all'albo.
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In sintesi
L'art. 102-septies, introdotto dal D.Lgs. 177/2021 in recepimento dell'art. 17 della Direttiva DSM 2019/790, disciplina la responsabilità dei prestatori di servizi di condivisione di contenuti online (OCSSP - Online Content Sharing Service Providers): piattaforme come YouTube, TikTok, Instagram che ospitano e diffondono contenuti caricati dagli utenti. La norma supera il regime di esonero di responsabilità dell'hosting provider previsto dalla Direttiva 2000/31/CE (e-commerce), qualificando l'OCSSP come soggetto che compie atti di comunicazione al pubblico e richiedendogli di ottenere autorizzazioni dai titolari dei diritti. In assenza di autorizzazione, la piattaforma è responsabile salvo dimostri di aver adottato le best efforts per ottenere l'autorizzazione, per garantire la non disponibilità delle opere oggetto di opt-out e per rimuovere i contenuti segnalati. La norma prevede eccezioni obbligatorie per parodia, critica e citazione, e vieta i filtri preventivi generalizzati.Indice dei contenuti
Ratio della norma
L'art. 17 della Direttiva DSM 2019/790 - recepito in Italia dall'art. 102-septies L. 633/1941 introdotto dal D.Lgs. 177/2021 - rappresenta la norma più controversa dell'intero corpus DSM e ha formato oggetto di ricorso di annullamento davanti alla Corte di giustizia da parte della Polonia (CGUE, causa C-401/19, sentenza del 26 aprile 2022, che ha respinto il ricorso confermando la compatibilità con la Carta dei diritti fondamentali). La ratio è la cosiddetta 'value gap': il divario di valore tra la remunerazione ottenuta dai titolari dei diritti dalle piattaforme di condivisione e il valore economico reale generato dall'uso dei loro contenuti. I regimi di safe harbour della Direttiva 2000/31/CE consentivano alle piattaforme di beneficiare dei contenuti protetti limitando la propria responsabilità alla rimozione su segnalazione (notice and takedown). L'art. 102-septies ribalta questo equilibrio, attribuendo alle piattaforme la responsabilità primaria per gli atti di comunicazione al pubblico compiuti tramite i loro servizi.
Analisi del testo
Il meccanismo operativo si articola in tre livelli. Al primo livello, la piattaforma deve ottenere un'autorizzazione dai titolari dei diritti per tutti i contenuti protetti che ospita: il contratto di licenza è lo strumento ordinario. Al secondo livello, in assenza di autorizzazione, la piattaforma è responsabile degli atti di comunicazione al pubblico, salvo provi di aver adottato le best efforts per ottenere l'autorizzazione, di aver reso non disponibili le opere per cui il titolare ha fornito le informazioni pertinenti e necessarie, e di aver agito tempestivamente a seguito di segnalazione per disabilitare o rimuovere i contenuti segnalati. Al terzo livello, l'insieme di queste misure costituisce di fatto un obbligo di adottare strumenti automatizzati di riconoscimento dei contenuti (content ID systems, upload filters), sebbene la norma non menzioni esplicitamente tali tecnologie e il considerando 66 della Direttiva ne vieti il mandato generalizzato.
La norma distingue tre categorie di piattaforme in ragione della loro dimensione e anzianità: le piattaforme start-up (meno di tre anni di attività, fatturato annuo inferiore a dieci milioni di euro) beneficiano di un regime semplificato, limitato all'obbligo di notice and takedown e all'informativa agli utenti; le piattaforme con meno di cinque milioni di utenti mensili unici hanno obblighi intermedi; le grandi piattaforme devono implementare l'intero sistema di best efforts inclusi i content recognition tools.
Le eccezioni obbligatorie sono un elemento cruciale del bilanciamento: la norma impone che i meccanismi di filtraggio non possano bloccare i contenuti che rientrano nelle eccezioni per citazione, critica, rassegna, parodia, pastiche e caricatura. Questa previsione è di difficile implementazione pratica, poiché i sistemi automatizzati di content ID non sono in grado di valutare il carattere trasformativo o parodistico di un contenuto.
Quando si applica
La norma si applica ai prestatori di servizi della società dell'informazione il cui scopo principale o uno degli scopi principali sia la memorizzazione e la comunicazione al pubblico di grandi quantità di opere protette caricate dagli utenti e che ottimizzino e promuovano i contenuti a scopo di lucro. Sono esclusi servizi non commerciali come Wikipedia, piattaforme cloud ad uso esclusivamente privato, marketplace online, servizi di comunicazione elettronica, aggregatori di notizie e siti di sviluppo software open source.
Confronto con altri istituti
Il confronto con la Direttiva 2000/31/CE sull'e-commerce è essenziale: mentre l'hosting provider ex art. 14 dir. 2000/31 risponde solo dopo la segnalazione specifica (notice and takedown), l'OCSSP ex art. 102-septies risponde proattivamente per tutti i contenuti che non abbia autorizzato. La distinzione tra hosting passivo e OCSSP attivo - già elaborata dalla giurisprudenza della CGUE nei casi Google vs. Louis Vuitton (C-236/08) e L'Oréal vs. eBay (C-324/09) - trova qui una codificazione normativa che supera i criteri giurisprudenziali anteriori.
Problemi applicativi
I problemi applicativi più rilevanti riguardano: (a) il rischio di over-blocking, ossia il blocco preventivo di contenuti leciti da parte di sistemi automatizzati mal calibrati; (b) la difficoltà di implementare le eccezioni per parodia e critica in sistemi di riconoscimento automatico basati su fingerprinting audio-visivo; (c) la definizione di 'informazioni pertinenti e necessarie' che il titolare deve fornire per attivare l'obbligo di rimozione in assenza di contratto; (d) la gestione dei contenuti generati da AI, ove sia incerto se la piattaforma che ospita output di un sistema di AI addestrato su opere protette sia soggetta agli obblighi dell'art. 102-septies.
Casi pratici
Caso 1: Video musicale con brano protetto caricato su piattaforma
Caso 2: Parodia bloccata dal sistema di riconoscimento automatico
Caso 3: Start-up di condivisione video e obblighi semplificati
Domande frequenti
Cos'è un Online Content Sharing Service Provider (OCSSP) ai sensi dell'art. 102-septies?
È una piattaforma il cui scopo principale o uno degli scopi principali sia ospitare grandi quantità di contenuti caricati dagli utenti e comunicarli al pubblico a scopo di lucro, ottimizzandoli e promuovendoli. YouTube, TikTok, Instagram rientrano in questa categoria. Sono escluse Wikipedia, le piattaforme cloud ad uso privato e i marketplace.
Le piattaforme devono installare filtri preventivi su tutti i contenuti caricati?
La norma non impone esplicitamente upload filters generalizzati, ma l'obbligo di best efforts per garantire la non disponibilità di contenuti non autorizzati segnalati dai titolari rende di fatto necessario l'uso di sistemi automatizzati di content ID per le grandi piattaforme. I filtri non possono tuttavia bloccare contenuti leciti rientranti nelle eccezioni per parodia, citazione e critica.
La parodia di un brano musicale è protetta dall'art. 102-septies?
Sì. La norma prevede eccezioni obbligatorie per citazione, critica, rassegna, parodia, pastiche e caricatura. I meccanismi di filtraggio adottati dalla piattaforma non possono bloccare contenuti che rientrano in queste eccezioni, e la piattaforma deve disporre di procedure di reclamo che consentano la revisione umana dei blocchi automatici.
Come si rapporta l'art. 102-septies con la Direttiva DSM e il recente regolamento AI?
L'art. 102-septies recepisce l'art. 17 della Direttiva (UE) 2019/790 via D.Lgs. 177/2021. Il Regolamento UE sull'IA (AI Act, Reg. UE 2024/1689) aggiunge un ulteriore livello: i sistemi di AI ad alto rischio che generano contenuti sintetici devono etichettare i propri output, ma non modifica direttamente gli obblighi delle piattaforme ex art. 102-septies. La questione dei contenuti generati da AI caricati su piattaforme è ancora in fase di elaborazione giurisprudenziale.