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La Corte dichiara manifestamente infondata la questione di legittimità degli artt. 12 e 16 della legge n. 341/1990 (Riforma degli ordinamenti didattici universitari), sollevata dal TAR Emilia-Romagna. La mancata equiparazione giuridico-economica tra tecnici laureati e ricercatori universitari non viola gli artt. 3, 36 e 97 della Costituzione.

Di cosa si tratta

La legge n. 341/1990 di riforma degli ordinamenti universitari aveva assimilato alcune mansioni dei tecnici laureati a quelle dei ricercatori, senza però parificare il loro status giuridico ed economico. Un tecnico laureato chiedeva il riconoscimento dell’equiparazione allo status di ricercatore confermato; il TAR aveva già sollevato analoga questione nel 1997 (r.o. 687/1997) e, riproposta la questione, la Corte la decide con questa pronuncia.

La questione di legittimità costituzionale

Il TAR per l’Emilia-Romagna impugnava gli artt. 12 e 16 della legge n. 341/1990 in riferimento agli artt. 3 (ragionevolezza e parità di trattamento), 36 (proporzionalità della retribuzione) e 97 (buon andamento dell’amministrazione) della Costituzione, sostenendo che l’assimilazione funzionale senza corrispondente parità retributiva fosse irragionevole.

La decisione della Corte

Manifesta infondatezza. La Corte richiama la precedente ordinanza di rimessione già esaminata (r.o. 687/1997) e ribadisce che la legge n. 341/1990 non ha inteso equiparare pienamente le due categorie: le differenze di status e di percorso di accesso alle cattedre giustificano la distinzione di trattamento economico, senza che ciò costituisca violazione della ragionevolezza o dell’art. 36 Cost.

Il principio

L’assimilazione di alcune mansioni tra tecnici laureati e ricercatori universitari non implica necessariamente l’identità di status giuridico ed economico: la diversità nei percorsi di accesso e nelle funzioni complessive rende ragionevole la differenziazione di trattamento.

Domande e risposte

A quali condizioni il principio di eguaglianza impone la parità retributiva tra categorie diverse?

Solo quando le situazioni siano sostanzialmente identiche anche in termini di percorso di accesso, funzioni complessivamente svolte e status ordinamentale; la mera sovrapposizione parziale di mansioni non basta.

Qual è il rapporto tra l’art. 36 Cost. e la distinzione di trattamento nel pubblico impiego?

L’art. 36 Cost. garantisce la proporzionalità della retribuzione al lavoro prestato, ma non impone identicità di trattamento tra categorie diverse anche se parzialmente fungibili: rileva la globalità del rapporto di impiego.

Può la Corte dichiarare manifestamente infondata una questione già esaminata in precedenza?

Sì, quando il giudice rimettente non prospetti profili nuovi rispetto a quelli già scrutinati: in tal caso la questione si risolve con ordinanza di manifesta infondatezza senza ulteriore approfondimento.

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Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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