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La Corte dichiara non fondata la questione sull’art. 22, comma 36, della legge n. 724 del 1994, sollevata dal Tribunale di Pisa. La norma impugnata vieta il cumulo di interessi e rivalutazione monetaria per i crediti di lavoro dei dipendenti pubblici. La Corte esclude la violazione degli artt. 3, 36, 24, 2, 4 e 35 della Costituzione, in quanto il datore di lavoro pubblico è strutturalmente diverso da quello privato e non ha incentivi speculativi all’inadempimento.

Di cosa si tratta

Con la sentenza n. 459 del 2000, la Corte aveva dichiarato incostituzionale il divieto di cumulo tra interessi e rivalutazione monetaria per i crediti di lavoro dei dipendenti privati. Il Tribunale di Pisa chiedeva di estendere lo stesso ragionamento ai dipendenti pubblici, ritenendo che la privatizzazione del rapporto di impiego avesse equiparato le due categorie.

La questione di legittimità costituzionale

Il Tribunale di Pisa ha impugnato l’art. 22, comma 36, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, in riferimento agli artt. 2, 3, 4, 24, 35 e 36 della Costituzione, nella parte in cui prevede il divieto di cumulo di interessi e rivalutazione monetaria anche per i crediti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni.

La decisione della Corte

La Corte dichiara la questione non fondata. La ratio della sentenza n. 459 del 2000 era di eliminare l’incentivo per il datore di lavoro privato ad inadempiere, lucrando sulla differenza tra rendimento finanziario e tasso di svalutazione. Ma la pubblica amministrazione non persegue logiche speculative: è tenuta ai principi di legalità, imparzialità e buon andamento, estranei a ogni logica di profitto. Non sussiste pertanto l’omogeneità di situazioni che giustificherebbe un trattamento uguale.

Il principio

La privatizzazione del rapporto di lavoro pubblico non comporta la completa equiparazione al lavoro privato: la pubblica amministrazione, anche come datore di lavoro contrattualizzato, mantiene una connotazione peculiare che esclude logiche speculative. Il divieto di cumulo per i dipendenti pubblici non viola l’art. 36 Cost. purché il meccanismo alternativo garantisca una tutela effettivamente diversificata rispetto ai crediti comuni.

Domande e risposte

Un dipendente pubblico con crediti arretrati ha diritto alla rivalutazione?

Sì, ha diritto alla rivalutazione monetaria come maggior danno, ma non al cumulo di interessi e rivalutazione. La norma censurata prevede l’assorbimento (un meccanismo alternativo a quello del cumulo).

Cosa aveva deciso la sentenza n. 459 del 2000?

Aveva dichiarato incostituzionale il divieto di cumulo per i lavoratori privati, poiché consentiva al datore di lavoro privato di lucrare sull’inadempimento.

Perché la PA non ha gli stessi incentivi all’inadempimento del datore privato?

Perché la PA deve rispettare i principi costituzionali di legalità, imparzialità e buon andamento (art. 97 Cost.) e non può perseguire finalità di profitto attraverso l’inadempimento.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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