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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Con la sentenza n. 66 del 2025 la Corte costituzionale ha confermato che l’aiuto al suicidio resta punibile quando la persona non è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale, ribadendo i confini fissati dalla storica sentenza n. 242 del 2019.

Di cosa si tratta

Con la sentenza n. 242 del 2019 (caso Cappato-Antoniani), la Corte aveva escluso la punibilità di chi agevola il suicidio di una persona a precise condizioni: patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, capacità di decidere liberamente e, soprattutto, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale. Il caso ora deciso riguarda una situazione diversa: una donna malata di tumore, che aveva rifiutato le terapie e si era recata in Svizzera per il suicidio assistito accompagnata da una persona, non era però tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale al momento del fatto. Il giudice di Milano ha chiesto alla Corte se quel requisito – la dipendenza da trattamenti vitali – fosse ancora costituzionalmente giustificato o se escludesse irragionevolmente dalla non punibilità chi pure soffre in modo intollerabile. La posta in gioco tocca uno dei temi più sensibili: il confine tra il rispetto della libera scelta sulla propria vita e la tutela penale della vita umana.

La questione di legittimità costituzionale

Era impugnato l’art. 580 del codice penale (istigazione o aiuto al suicidio), nella parte in cui punisce l’aiuto al suicidio di persona non tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale, pur affetta da patologia irreversibile fonte di sofferenze intollerabili e capace di decidere liberamente. La questione è stata sollevata dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano in riferimento agli artt. 2, 3, 13, 32, secondo comma, e 117, primo comma, della Costituzione, quest’ultimo in relazione agli artt. 8 e 14 della CEDU.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato non fondate le questioni. Il requisito della dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, fissato dalla sentenza n. 242 del 2019, non è irragionevole né costituzionalmente illegittimo: rappresenta una condizione che delimita l’area di non punibilità dell’aiuto al suicidio. Al di fuori di quelle condizioni, la condotta resta penalmente rilevante, in coerenza con la tutela costituzionale della vita.

Il principio

L’aiuto al suicidio resta punibile quando la persona non è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale: il requisito fissato dalla sentenza n. 242 del 2019 non è incostituzionale e segna il confine, riservato in via generale al legislatore, dell’area di non punibilità.

Domande e risposte

Quando l’aiuto al suicidio non è punibile?

Secondo la sentenza n. 242 del 2019, a precise condizioni: patologia irreversibile, sofferenze intollerabili, capacità di decidere liberamente e dipendenza da trattamenti di sostegno vitale.

Cosa ha deciso la sentenza n. 66 del 2025?

Ha confermato la legittimità del requisito della dipendenza da trattamenti di sostegno vitale: senza di esso, l’aiuto al suicidio resta punibile.

Perché conta il sostegno vitale?

È uno dei presupposti individuati dalla Corte per delimitare i casi eccezionali di non punibilità; la sua mancanza riporta la condotta nell’ambito della rilevanza penale.

Spetta alla Corte ampliare i casi di non punibilità?

La Corte ha ribadito che l’eventuale ampliamento delle condizioni è una scelta che compete in via generale al legislatore.

Norme collegate

Leggi la decisione integrale
Testo ufficiale della Corte Costituzionale (PDF) e testo integrale con note.

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Vedi anche

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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