Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 136 DPR 230/2000 – Norma finale

Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

1. Il regolamento di esecuzione dell'ordinamento penitenziario, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431 , e successive modificazioni ed integrazioni, è abrogato.

In sintesi

  • L'art. 136 abroga espressamente il precedente regolamento di esecuzione dell'ordinamento penitenziario, contenuto nel DPR 29 aprile 1976, n. 431, e le sue successive modificazioni.
  • L'abrogazione segna il passaggio definitivo dal vecchio assetto regolamentare al nuovo DPR 230/2000, che ha integralmente sostituito la disciplina di dettaglio dell'ordinamento penitenziario.
  • La norma finale conclude un percorso di riforma ventennale, aggiornando le norme esecutive alla luce dei principi riformati dalla L. 354/1975 come modificata nel corso degli anni.
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L'articolo 136 del DPR 230/2000 è la norma finale dell'intero regolamento di esecuzione dell'ordinamento penitenziario. In un solo comma, dispone l'abrogazione espressa del precedente regolamento di esecuzione - il DPR 29 aprile 1976, n. 431 - e delle sue successive modificazioni e integrazioni. Si tratta di una norma di carattere tecnico-abrogativo, ma che riveste una significativa rilevanza sistematica: segna la conclusione di un processo di riforma durato oltre vent'anni e il passaggio a un quadro normativo regolamentare completamente rinnovato.

Il DPR 431/1976 e la sua storia

Il DPR 431/1976 era stato emanato come primo regolamento di esecuzione della L. 354/1975, la legge sull'ordinamento penitenziario approvata con lo storico voto bipartisan del 1975. Quella legge aveva rappresentato una svolta radicale rispetto alla tradizione penitenziaria italiana: abbandonava la logica meramente custodiale per abbracciare il principio rieducativo, introducendo il trattamento individualizzato, il lavoro, l'istruzione, le misure alternative alla detenzione, la partecipazione della comunità esterna. Il regolamento del 1976 ne aveva tradotto i principi in norme operative.

Nel corso del tempo, tuttavia, la L. 354/1975 aveva subito numerose modifiche: l'introduzione del lavoro esterno e della semilibertà negli anni Settanta, le misure alternative dell'art. 47 e seguenti, la legge Gozzini del 1986 (L. 663/1986) che aveva profondamente riformato il sistema dei benefici penitenziari, le successive modifiche degli anni Novanta in risposta all'emergenza mafia, la legge Simeone del 1998. Il regolamento del 1976 era diventato sempre più anacronistico, rattoppato da modifiche parziali che non riuscivano a garantire coerenza sistematica.

Il DPR 230/2000 come testo unico regolamentare

Il DPR 30 giugno 2000, n. 230, ha rappresentato una riscrittura organica dell'intera disciplina regolamentare. Non si è limitato a modificare singole disposizioni del vecchio regolamento, ma ha costruito un testo nuovo, strutturato in 136 articoli, che copre l'intera gamma delle disposizioni esecutive: dall'ingresso in istituto alla dimissione, dalla gestione dell'assistenza sanitaria alle misure alternative, dai permessi alle procedure di trasferimento, dall'assistenza religiosa ai rapporti con la comunità esterna.

La scelta dell'abrogazione espressa - anziché dell'abrogazione per incompatibilità - risponde a un'esigenza di certezza del diritto. Con la formula «è abrogato», il legislatore regolamentare esclude ogni dubbio interpretativo: nessuna disposizione del vecchio regolamento sopravvive, nemmeno per le parti che il nuovo testo non avesse esplicitamente sostituito. Questa chiarezza è particolarmente importante in un settore come l'esecuzione penale, nel quale l'incertezza normativa può riflettersi immediatamente su diritti individuali di persone ristrette.

Il significato sistematico della norma finale

Le norme finali e le disposizioni abrogatorie occupano solitamente un posto marginale nella gerarchia dell'interesse giuridico. L'art. 136, tuttavia, non è una mera formalità. Esso chiude il cerchio di un sistema normativo che trova la propria fonte primaria nella L. 354/1975 e la propria disciplina di dettaglio nel DPR 230/2000: ogni volta che si applica una disposizione del regolamento, ci si trova di fronte a una norma che ha sostituito la corrispondente - o la lacunosa - previsione del 1976, aggiornata alla luce di una prassi penitenziaria evoluta e di una giurisprudenza costituzionale e di legittimità che nel quarto di secolo tra il 1976 e il 2000 aveva profondamente trasformato il diritto dell'esecuzione penale.

In questo senso l'art. 136 è il punto di chiusura di un percorso normativo che ha radici nell'art. 27 co. 3 Cost.: la rieducazione del condannato non è soltanto un obiettivo dichiarato, ma richiede norme applicative adeguate, aggiornate, capaci di tradurre quel principio costituzionale in procedure concrete. Il DPR 230/2000 - e dunque anche la sua norma finale - è l'espressione più recente e sistematica di quella traduzione.

Ulteriori sviluppi normativi dopo il 2000

Va segnalato che lo stesso DPR 230/2000 ha a sua volta subito modifiche nel corso degli anni, la più rilevante delle quali è il d.lgs. 2 ottobre 2018, n. 123 (riforma dell'ordinamento penitenziario), che ha abrogato alcune disposizioni del regolamento (tra cui i commi 6 e 7 dell'art. 17 in materia di assistenza sanitaria) e ne ha modificate altre, nell'ambito del più ampio processo di riforma ispirato dai principi delle regole penitenziarie europee del Consiglio d'Europa. Il DPR 230/2000 resta tuttavia il testo regolamentare di riferimento, e l'art. 136 conserva la propria efficacia come disposizione abrogativa del precedente assetto normativo.

Casi pratici

Caso 1:

Caso 2:

Caso 3:

Domande frequenti

Cosa dispone la norma finale dell'art. 136 del DPR 230/2000?

Abroga espressamente il precedente regolamento di esecuzione dell'ordinamento penitenziario, il DPR 29 aprile 1976, n. 431, e tutte le sue successive modificazioni e integrazioni, segnando il passaggio definitivo al nuovo assetto regolamentare.

Il DPR 431/1976 contiene ancora disposizioni vigenti?

No. L'art. 136 dispone l'abrogazione espressa dell'intero DPR 431/1976 e delle sue modificazioni. Nessuna disposizione del vecchio regolamento sopravvive: la disciplina applicabile è integralmente contenuta nel DPR 230/2000 e nelle successive modifiche.

Perché il legislatore ha scelto l'abrogazione espressa anziché quella tacita?

Per garantire certezza del diritto. L'abrogazione espressa esclude ogni dubbio interpretativo sull'applicabilità residua di singole disposizioni del vecchio testo, particolarmente importante in un settore come l'esecuzione penale dove le incertezze normative incidono direttamente su diritti individuali.

Il DPR 230/2000 è stato a sua volta modificato dopo la sua entrata in vigore?

Sì. La modifica più significativa è il d.lgs. 2 ottobre 2018, n. 123, che ha abrogato alcune disposizioni del regolamento (tra cui i commi 6 e 7 dell'art. 17) e ne ha modificate altre nell'ambito della riforma dell'ordinamento penitenziario. Il DPR 230/2000 resta tuttavia il testo regolamentare di riferimento.

Su quale norma costituzionale si fonda l'intero sistema regolamentare del DPR 230/2000?

Sul terzo comma dell'art. 27 della Costituzione, che stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Il DPR 230/2000, abrogando il vecchio regolamento del 1976, ha aggiornato le norme operative per renderle più adeguate a dare attuazione a questo principio.

A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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