← Torna a TULPS — Pubblica Sicurezza (R.D. 773/1931)
Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche
In sintesi
  • L'art. 205 TULPS attribuisce all'autorità di pubblica sicurezza il potere di disporre la visita sanitaria delle donne che esercitano il meretricio — anche al di fuori dei locali dichiarati — e di inviarle nelle sale di cura quando vi sia sospetto di malattie contagiose.
  • Il secondo comma introduce una presunzione di sospetto: il rifiuto di sottoporsi alla visita è di per sé sufficiente a qualificare la persona come «sospetta di malattia contagiosa».
  • La norma riflette il sistema di sorveglianza sanitaria che era al centro del regime di tolleranza del meretricio, con finalità di tutela della salute pubblica mediante controllo delle persone.
  • Il quadro normativo è stato radicalmente modificato dalla legge Merlin (L. 75/1958) e, sul piano sanitario, dalla legislazione sulla tutela della riservatezza e del consenso al trattamento sanitario, che esclude ogni forma di visita coattiva non sorretta da un'autorizzazione giudiziaria.

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 205 TULPS

R.D. 18 giugno 1931, n. 773 — Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza

L'autorità di pubblica sicurezza può far sottoporre a visita sanitaria le donne che esercitano il meretricio anche fuori dei locali dichiarati o inviarle nelle sale di cura, quando vi è sospetto che sono affette da malattie contagiose.

Sono sospette di malattia contagiosa le donne esercenti il meretricio anche fuori dei locali dichiarati quando si rifiutano di sottoporsi alla visita.

Commento

Il sistema di sorveglianza sanitaria nel regime di tolleranza

L'art. 205 TULPS costituisce il perno del sistema di polizia sanitaria applicato alla prostituzione nel quadro del regime di tolleranza vigente prima della legge Merlin. In quel sistema, la sorveglianza sanitaria non era lasciata all'iniziativa individuale ma era uno strumento di controllo pubblicistico obbligatorio: le donne che esercitavano la prostituzione — sia in locali autorizzati sia al di fuori di essi — erano soggette a ispezioni periodiche, e l'esito sanitario delle visite determinava direttamente la loro possibilità di continuare l'attività. Il fondamento teorico era la tutela della salute pubblica attraverso la prevenzione e il contenimento delle malattie veneree («malattie celtiche» nel linguaggio dell'epoca).

Ambito di applicazione: anche fuori dai locali dichiarati

Un elemento caratterizzante dell'art. 205 è il suo ambito di applicazione extramurario: la sorveglianza sanitaria si estende alle donne che esercitano il meretricio «anche fuori dei locali dichiarati». Questa previsione era funzionale al contrasto della prostituzione clandestina: mentre i locali autorizzati erano già assoggettati a controlli sanitari sistematici in forza delle autorizzazioni e dei regolamenti d'esercizio, l'art. 205 estendeva lo strumento della visita obbligatoria anche alle persone che esercitavano la prostituzione al di fuori dei canali istituzionali, tentando così di coprire l'intero fenomeno e non solo la sua componente regolamentata.

Il potere di invio nelle sale di cura

Quando vi era «sospetto» che la persona fosse affetta da malattie contagiose, l'autorità di pubblica sicurezza poteva non solo disporre la visita ma anche «inviarla nelle sale di cura». Si trattava di strutture sanitarie — generalmente ospedali o infermerie municipali — predisposte per il trattamento delle malattie veneree. L'invio coattivo nelle sale di cura costituiva una misura di privazione temporanea della libertà personale per finalità sanitarie, analoga nella struttura al ricovero obbligatorio previsto per le malattie infettive dalla legislazione dell'epoca (poi evoluto nel TSO disciplinato dalla l. 180/1978). La misura cessava con la guarigione, comprovata da certificato medico, come si desume dal coordinamento con l'art. 200, n. 3, TULPS.

La presunzione di sospetto nel secondo comma

Il secondo comma introduce una presunzione relativa di pericolosità sanitaria: la persona che si rifiuti di sottoporsi alla visita è automaticamente considerata «sospetta di malattia contagiosa». La ratio è evidente nel sistema di controllo del 1931: senza questa presunzione, il soggetto avrebbe potuto vanificare il sistema di sorveglianza semplicemente rifiutando la visita, rendendo impossibile l'accertamento sanitario. La presunzione era confutabile — la norma parla di «sospetto», non di certezza — ma spostava sull'interessato l'onere di dimostrare lo stato di salute attraverso altra documentazione medica. Si trattava comunque di una presunzione che incideva significativamente sulla libertà personale e sulla dignità dell'individuo, secondo logiche tipiche del pensiero giuridico degli anni Trenta del Novecento.

Profili di compatibilità con i principi costituzionali e con la legge Merlin

Già prima della legge Merlin, la dottrina aveva sollevato dubbi sulla compatibilità dell'art. 205 con i principi di inviolabilità della libertà personale e di dignità umana. La Costituzione del 1948, all'art. 13, ha stabilito che la libertà personale è inviolabile e che non è ammessa «forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale» se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria nei casi previsti dalla legge: il potere di invio coattivo nelle sale di cura, fondato su un semplice atto amministrativo dell'autorità di PS, appare difficilmente compatibile con tale principio. Con l'entrata in vigore della legge Merlin nel 1958, che ha eliminato il sistema di tolleranza e vietato qualsiasi forma organizzata di prostituzione, l'art. 205 ha perso ogni applicabilità concreta. La legislazione sanitaria successiva — dalla l. 833/1978 (istituzione del SSN) alle norme sul consenso informato e sulla riservatezza dei dati sanitari (d.lgs. 196/2003, GDPR) — ha rafforzato ulteriormente il principio dell'inviolabilità del corpo e del consenso al trattamento sanitario, rendendo la previsione dell'art. 205 TULPS del tutto incompatibile con il quadro giuridico vigente.

Valenza storica e documentale

L'art. 205 TULPS riveste oggi esclusivamente un interesse storico-giuridico: documenta la concezione della tutela della salute pubblica e dei poteri di polizia sanitaria propria del legislatore del 1931, nonché il rapporto tra Stato, individuo e controllo del corpo che caratterizzava quella stagione normativa. La sua lettura è utile per comprendere le ragioni che hanno spinto i promotori della legge Merlin a un'abrogazione di sistema, piuttosto che a interventi parziali su singole disposizioni.

Casi pratici

Caso 1: La visita sanitaria obbligatoria e il suo funzionamento (contesto storico)

Caia, donna che esercita la prostituzione all'interno di una casa di tolleranza autorizzata negli anni Quaranta, è convocata dall'ufficiale sanitario per la visita periodica obbligatoria prevista dal sistema di sorveglianza del TULPS. La visita ha cadenza settimanale per le donne nei locali dichiarati. Caia si presenta regolarmente, si sottopone alla visita e viene certificata sana: può quindi continuare l'attività.

Il sistema funzionava come un circuito chiuso di controllo sanitario: la visita era obbligatoria, il risultato determinava la possibilità di continuare l'attività, e l'esito negativo portava all'allontanamento dal locale e, ove necessario, all'invio nelle sale di cura. L'art. 205 TULPS estendeva questo meccanismo anche alle donne che esercitavano la prostituzione al di fuori dei locali dichiarati, tentando di coprire l'intero fenomeno. Con la legge Merlin del 1958, questo sistema è stato abolito e la norma non è più applicabile in alcuna delle sue forme.

Caso 2: La presunzione di sospetto per rifiuto della visita (contesto storico)

Nell'ambito di un controllo stradale condotto in una zona di frequentazione notturna, agenti di pubblica sicurezza identificano Sempronio — in realtà, nel contesto della norma, una donna esercente la prostituzione — e la invitano a sottoporsi a visita sanitaria ai sensi dell'art. 205 TULPS. La persona rifiuta, adducendo motivi personali e il proprio diritto a non essere sottoposta a ispezioni corporali.

Ai sensi del secondo comma dell'art. 205 TULPS, il rifiuto di sottoporsi alla visita costituisce di per sé presupposto sufficiente per qualificare la persona come «sospetta di malattia contagiosa». L'autorità di pubblica sicurezza non deve quindi provare l'effettiva presenza di malattia: il rifiuto stesso attiva il meccanismo. La persona viene accompagnata presso la sala di cura per la visita coattiva. Questo meccanismo — incompatibile con i principi costituzionali sulla libertà personale introdotti dalla Carta del 1948 e con le norme vigenti sul consenso al trattamento sanitario — è uno degli aspetti della normativa del 1931 che più acutamente evidenzia la distanza dal quadro giuridico attuale.

Caso 3: L'invio nelle sale di cura: privazione temporanea della libertà (contesto storico)

A seguito di una visita sanitaria periodica, viene accertato che Tizio — anche qui, nel contesto della norma, una donna esercente il meretricio — è affetta da sifilide in fase contagiosa. L'ufficiale sanitario ne informa la Questura, che ai sensi dell'art. 205 TULPS dispone l'invio della persona nella sala di cura dell'ospedale civile, dove viene ricoverata coattivamente per il periodo necessario al trattamento.

L'invio nelle sale di cura operava come una misura di privazione temporanea della libertà per finalità sanitarie: la persona non era libera di rifiutare il ricovero né di lasciare la struttura prima della guarigione. Il coordinamento con l'art. 200 n. 3 TULPS chiariva che la donna non poteva essere riammessa nel locale senza certificato medico di guarigione. Nel linguaggio giuridico del 1931, questa misura era assimilata alle misure di polizia sanitaria per le malattie infettive, che prevedevano poteri analoghi. La Costituzione del 1948 ha successivamente imposto stringenti garanzie per qualsiasi misura restrittiva della libertà personale, rendendo tale meccanismo incompatibile con il quadro costituzionale ancora prima che la legge Merlin ne eliminasse il presupposto normativo nel 1958.

Domande frequenti

L'art. 205 TULPS è ancora in vigore?

Formalmente non è stato abrogato espressamente in toto, ma è completamente privo di applicabilità. La legge Merlin (L. 75/1958) ha abolito il sistema di tolleranza della prostituzione, eliminando il presupposto della norma. Inoltre, i principi costituzionali sulla libertà personale (art. 13 Cost.) e la legislazione sul consenso al trattamento sanitario rendono incompatibile qualsiasi visita sanitaria coattiva non autorizzata dall'autorità giudiziaria.

Cosa prevedeva l'art. 205 TULPS?

L'articolo attribuiva all'autorità di pubblica sicurezza il potere di disporre la visita sanitaria obbligatoria delle donne che esercitavano il meretricio — anche fuori dai locali dichiarati — e di inviarle coattivamente nelle sale di cura quando vi fosse sospetto di malattie contagiose. Il secondo comma stabiliva che il rifiuto della visita costituiva di per sé presupposto sufficiente per qualificare la persona come sospetta di malattia.

La presunzione di sospetto per rifiuto della visita era compatibile con la Costituzione?

No. La presunzione prevista dal secondo comma — secondo cui il rifiuto della visita era sufficiente a qualificare la persona come malata sospetta, legittimando misure coattive — era incompatibile con l'art. 13 della Costituzione del 1948, che vieta qualsiasi forma di ispezione personale non autorizzata dall'autorità giudiziaria. La norma era già costituzionalmente dubbia ancor prima che la legge Merlin la rendesse priva di oggetto nel 1958.

Qual era lo scopo del sistema di visite sanitarie obbligatorie nel regime TULPS?

Il sistema di sorveglianza sanitaria previsto dall'art. 205 TULPS aveva la finalità dichiarata di tutela della salute pubblica mediante il contenimento delle malattie veneree ('malattie celtiche' nel linguaggio dell'epoca). Si inseriva nel più ampio sistema di tolleranza regolamentata: la prostituzione era tollerata ma sottoposta a controllo pubblicistico, e la visita sanitaria obbligatoria era il principale strumento di polizia igienica del settore.

Come ha cambiato la legge Merlin l'approccio alla salute delle persone che esercitano la prostituzione?

La legge 75/1958 ha rifiutato il modello del controllo coattivo e ha adottato un approccio opposto: abolendo le case di tolleranza e il registro delle prostitute, ha eliminato il sistema di schedatura e sorveglianza obbligatoria. Le persone che esercitano la prostituzione hanno accesso alle strutture sanitarie del Servizio Sanitario Nazionale come qualsiasi altra persona, su base volontaria e nel rispetto del principio del consenso informato, senza alcun obbligo di visita coattiva.

Vedi anche

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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