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Materia: Dogane / valore in dogana · Riferimento: Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 2024, n. 32617
- Il valore in dogana è la base su cui si calcolano i dazi: a certe condizioni vi vanno aggiunte le royalties pagate dall’importatore.
- Le royalties per l’uso del marchio sulle merci importate entrano nel valore in dogana se il loro pagamento è una condizione, anche implicita, della vendita.
- La condizione si desume dal controllo del licenziante sul produttore: un controllo che va oltre la mera verifica di qualità e influisce sulla produzione rende le royalties «condizione di vendita».
Il caso
L’Agenzia delle Dogane contesta a una società che importa calzature e accessori di marca di non aver incluso nel valore dichiarato in dogana le royalties corrisposte al titolare del marchio. La società obietta che il contratto di compravendita con il fornitore non subordina la vendita al pagamento delle royalties, regolate da un distinto accordo di licenza con un soggetto diverso dal venditore. Il punto: quei corrispettivi vanno sommati al prezzo per determinare i dazi?
La decisione
La Corte applica la disciplina unionale sul valore in dogana (oggi art. 71 del Codice doganale dell’Unione, Reg. UE 952/2013). Le royalties e i diritti di licenza si aggiungono al prezzo effettivamente pagato quando si riferiscono alle merci importate e il loro pagamento costituisce una condizione della vendita. La verifica non può arrestarsi alla lettera del contratto di acquisto: occorre esaminare l’intero assetto contrattuale, compresi gli accordi di licenza, per cogliere eventuali forme di controllo, anche indiretto, esercitato dal licenziante.
Quando il titolare del marchio esercita sul produttore un controllo che eccede la semplice verifica di qualità — incidendo sulla produzione, sulla scelta dei fornitori, sulle modalità di fabbricazione a tutela dell’immagine del brand — il pagamento delle royalties diventa, di fatto, una condizione (implicita) della vendita: senza di esso l’importatore non potrebbe acquistare e commercializzare quelle merci griffate. In tal caso le royalties concorrono a formare il valore in dogana.
Il principio di diritto
Le royalties per l’uso di un marchio su merci importate vanno incluse nel valore in dogana quando il loro pagamento costituisce condizione, anche implicita, della vendita; tale condizione è desumibile, al di là della lettera del contratto di acquisto, da un controllo del licenziante sul produttore che ecceda la mera verifica di qualità e si estenda alle modalità di produzione.
Implicazioni pratiche
Per gli importatori di prodotti a marchio — moda, lusso, elettronica — la pronuncia è un avvertimento concreto: tenere le royalties «fuori» dal contratto di acquisto non basta a escluderle dal valore in dogana. Conta la sostanza dei rapporti con il gruppo licenziante. Conviene mappare con attenzione gli accordi di licenza e il grado di controllo esercitato sui produttori, per valutare in anticipo l’inclusione delle royalties ed evitare avvisi di rettifica e sanzioni. Per la disciplina doganale vedi la sezione Dogane.
Domande frequenti
Le royalties si sommano sempre al valore in dogana?
No. Si aggiungono se riguardano le merci importate e se il loro pagamento è condizione, anche implicita, della vendita; quest’ultima si desume dal controllo del licenziante sul produttore.
Basta che il contratto di acquisto non citi le royalties per escluderle?
No. La Cassazione impone di guardare all’intero assetto contrattuale, accordi di licenza compresi: se il licenziante controlla la produzione oltre la qualità, le royalties entrano nel valore in dogana.
Fonti
- Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 2024, n. 32617.
- Art. 71 del Reg. UE 952/2013 (Codice doganale dell’Unione) sugli elementi da aggiungere al prezzo per determinare il valore in dogana.
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