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Ultimo aggiornamento: 12 Giugno 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Materia: Fiscalità internazionale / trust esteri e interposizione · Riferimento: Corte di Cassazione, sezione tributaria, 7 aprile 2025, n. 9096

In sintesi
  • Il trust estero è fittiziamente interposto quando il disponente (settlor), pur trasferendo formalmente i beni al trustee, continua a esercitare un controllo effettivo sulla loro gestione e destinazione.
  • È sufficiente un controllo esercitato di fatto (istruzioni informali al trustee), anche se non formalizzato nell’atto istitutivo: manca la reale segregazione patrimoniale e l’autonomia gestionale.
  • In tal caso il trust è fiscalmente irrilevante: i beni e i redditi sono imputati direttamente al disponente, con tassazione in capo a lui.

Il caso

Un imprenditore residente in Italia trasferisce le proprie partecipazioni a un trust costituito nel Regno Unito, schermando i dividendi generati da una società operativa italiana, detenuta tramite una holding estera. Nei fatti, però, il disponente continua a impartire istruzioni al trustee (tramite email e fax riservati dal proprio ufficio), dirigendo la gestione del patrimonio.

La decisione

La Corte qualifica il trust come interposto e fiscalmente fittizio. L’essenza del trust è lo spossessamento effettivo: il disponente deve perdere il controllo dei beni, che passano nell’autonoma gestione del trustee nell’interesse dei beneficiari. Quando, al contrario, il settlor conserva il controllo effettivo — decidendo di fatto su gestione e destinazione del patrimonio — viene meno la reale segregazione patrimoniale e il trust è un mero schermo.

Rileva il controllo sostanziale, anche se esercitato di fatto e non previsto nell’atto istitutivo: bastano le istruzioni informali e sistematiche al trustee a rivelare l’interposizione. Ne consegue l’irrilevanza fiscale del trust e l’imputazione diretta di beni e redditi al disponente (o ai beneficiari che esercitino il controllo), con le relative imposte e sanzioni per infedele dichiarazione.

Il principio di diritto

Il trust è fiscalmente inesistente, quale soggetto interposto, quando il disponente conservi il controllo effettivo sui beni conferiti, anche esercitato in via di mero fatto e non formalizzato nell’atto istitutivo, difettando in tal caso l’effettiva segregazione patrimoniale; i relativi redditi sono imputati direttamente al disponente.

Implicazioni pratiche

Il trust è uno strumento legittimo di pianificazione patrimoniale e successoria, ma regge fiscalmente solo se è reale: il disponente deve spogliarsi davvero dei beni, lasciando al trustee un’autonomia effettiva. Sono a rischio i trust auto-dichiarati o «di comodo» in cui il settlor continua a comandare, anche informalmente. Per resistere alla contestazione di interposizione occorre poter dimostrare la gestione indipendente del trustee (delibere, scelte di investimento autonome, assenza di istruzioni vincolanti). La pronuncia vale tanto per i trust esteri quanto, in linea di principio, per quelli interni. Approfondimenti nella sezione TUIR.

Domande frequenti

Quando un trust estero viene ignorato dal Fisco?

Quando è interposto: se il disponente conserva il controllo effettivo sui beni, anche solo di fatto, manca la segregazione patrimoniale e il trust è fiscalmente inesistente. Beni e redditi vengono tassati in capo al disponente.

Basta che il controllo non sia scritto nell’atto del trust?

No, non basta. La Cassazione guarda alla sostanza: anche un controllo esercitato di fatto, tramite istruzioni informali al trustee, è sufficiente a configurare l’interposizione.

Fonti

Avvertenza. Contenuto informativo e divulgativo, non costituisce consulenza legale o tributaria. I principi giurisprudenziali vanno sempre verificati nella versione aggiornata e calati nel caso concreto con l’assistenza di un professionista abilitato.

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Questa guida spiega la regola generale, ma ogni situazione ha le sue specificità. Per un controllo sul tuo caso puoi trovare un professionista tramite Legge in Chiaro.

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 100 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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