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Materia: Reati tributari / sequestro di criptovalute · Riferimento: Corte di Cassazione, Sezione III penale, 15 gennaio 2025, n. 1760
- La Cassazione ha annullato il sequestro probatorio di Bitcoin disposto, nell’ambito di un’indagine per reato tributario, per un valore pari all’imposta presuntivamente evasa.
- Le criptovalute sono prive di valore legale e non sono un valido mezzo di pagamento con effetti liberatori: non possono essere assimilate alla valuta avente corso legale.
- Il giudice deve motivare specificamente la finalità del sequestro e non può mascherare da «probatorio» un sequestro per equivalente del profitto del reato.
Il caso
Nell’ambito di un procedimento per un reato tributario (presunta evasione), il Tribunale del riesame conferma il sequestro probatorio di Bitcoin detenuti dall’indagato, per un valore corrispondente all’imposta evasa. L’indagato ricorre in Cassazione.
La decisione
La Corte annulla il provvedimento. I giudici di merito hanno commesso più errori: hanno assimilato i Bitcoin alla valuta avente corso legale, senza considerarne la natura di asset digitale soggetto a forti fluttuazioni di mercato; hanno omesso di motivare l’effettiva finalità probatoria del vincolo; e hanno di fatto operato un sequestro per equivalente del profitto del reato pur avendolo qualificato come probatorio.
La Corte ribadisce che le monete virtuali come i Bitcoin non sono valute in senso proprio e non soggiacciono alle regole di circolazione e cambio delle monete a corso legale. Il sequestro di criptovalute è possibile, ma a condizione che il provvedimento chiarisca la propria natura (probatorio o preventivo/per equivalente) e ne giustifichi i presupposti. L’ordinanza è stata annullata con rinvio.
Il principio di diritto
È illegittimo il sequestro probatorio di criptovalute che, disposto a fronte di un reato tributario per colpirne il profitto, ne assimili indebitamente il valore a quello della moneta avente corso legale e operi in concreto come sequestro per equivalente, in difetto di adeguata motivazione sulla finalità probatoria.
Implicazioni pratiche
La pronuncia non rende i Bitcoin «insequestrabili»: chiarisce però che il vincolo sulle criptovalute richiede una motivazione rigorosa sulla sua natura e finalità, tenendo conto della volatilità e della peculiare natura digitale dell’asset. Per il contribuente indagato è un’importante garanzia di difesa; per l’accusa, un invito a qualificare correttamente la misura cautelare. Resta ferma la punibilità del reato tributario sottostante, da accertare nel merito.
Domande frequenti
I Bitcoin si possono sequestrare in un’indagine fiscale?
Sì, ma il provvedimento deve chiarire la natura del sequestro (probatorio o preventivo/per equivalente) e motivarne i presupposti: non si possono assimilare i Bitcoin alla moneta a corso legale.
Perché la Cassazione ha annullato il sequestro?
Perché il giudice aveva trattato i Bitcoin come valuta legale e operato un sequestro per equivalente del profitto pur qualificandolo come probatorio, senza adeguata motivazione.
Fonti
- Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza 15 gennaio 2025, n. 1760.
- Artt. 253 e 321 c.p.p. (sequestro probatorio e preventivo); D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74 (reati tributari).