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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
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La Corte ha dichiarato non fondata la questione sull’art. 314, comma 3, c.p.p. in materia di riparazione per detenzione ingiusta: la norma è interpretabile nel senso di includere anche la privazione della libertà subita in forza di una condanna straniera, senza necessità di intervento legislativo.

Di cosa si tratta

Un condannato aveva scontato una pena in Italia in esecuzione di una sentenza pronunciata all’estero, rivelatasi poi ingiusta. La Corte d’appello di Roma si era chiesta se la mancata previsione di questo caso nell’art. 314 c.p.p. fosse incostituzionale. La Corte ha risposto con una pronuncia interpretativa di rigetto.

La questione di legittimità costituzionale

La norma impugnata è art. 314, comma 3, del codice di procedura penale, nella parte in cui non include la detenzione ingiusta derivante da sentenza di condanna pronunciata all’estero. Il parametro costituzionale invocato è artt. 3 e 24 della Costituzione. Giudice rimettente: Corte d’appello di Roma.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione: l’art. 314, comma 3, c.p.p. è interpretabile in modo conforme a Costituzione, ricomprendo anche la detenzione ingiusta derivante da esecuzione di condanna straniera.

Il principio

Il diritto alla riparazione per detenzione ingiusta non è precluso dalla legittimità formale del provvedimento: anche la detenzione patita in esecuzione di una sentenza di condanna straniera poi rivelatasi ingiusta dà diritto alla riparazione ex art. 314 c.p.p.

Domande e risposte

Quando sorge il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione?

Ai sensi dell’art. 314 c.p.p., chi è stato prosciolto o per cui è stata pronunciata sentenza di non luogo a procedere dopo aver sofferto custodia cautelare ha diritto a un’equa riparazione, se non ha dato causa alla misura per dolo o colpa grave.

La condanna straniera eseguita in Italia dà diritto alla riparazione?

Sì, secondo l’interpretazione della Corte: la legittimità formale del provvedimento esecutivo non è ostativa al riconoscimento del diritto, che tutela l’integrità della persona.

Cos’è una pronuncia interpretativa di rigetto?

La Corte, invece di dichiarare la norma incostituzionale, indica l’interpretazione costituzionalmente corretta: la norma è salvata, ma solo nell’interpretazione indicata dalla Corte.

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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