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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Con l’ordinanza n. 29/2024 la Corte costituzionale ha sospeso il giudizio e rinviato alla Corte di giustizia dell’Unione europea una questione sulla compatibilita’ tra una norma italiana in materia di prestazioni familiari e il diritto UE.

Di cosa si tratta

Le prestazioni di sostegno alla famiglia, come l’assegno per il nucleo familiare, sono spesso al centro di contenziosi quando coinvolgono cittadini di Paesi terzi regolarmente soggiornanti e lavoratori in Italia. Il diritto dell’Unione europea, in particolare la direttiva sul permesso unico, prevede la parita’ di trattamento tra questi lavoratori e i cittadini nazionali per una serie di prestazioni. La Corte di cassazione, in un contenzioso tra l’INPS e un beneficiario, aveva sollevato una questione di legittimita’ costituzionale. La Corte costituzionale, prima di decidere, ha ritenuto necessario chiarire il significato delle norme europee applicabili e ha quindi rinviato la questione alla Corte di giustizia dell’Unione europea (il cosiddetto rinvio pregiudiziale), sospendendo il proprio giudizio. La vicenda riguarda la concreta possibilita’, per i lavoratori stranieri regolari, di accedere alle prestazioni familiari in condizioni di parita’.

La questione

Il giudizio nasceva dall’impugnazione dell’art. 80, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria 2001), sollevata dalla Corte di cassazione, sezione lavoro, nel procedimento tra l’INPS e un beneficiario, in relazione alla parita’ di trattamento prevista dal diritto dell’Unione europea.

La decisione della Corte

La Corte ha disposto di sottoporre alla Corte di giustizia dell’Unione europea, ai sensi dell’art. 267 del Trattato sul funzionamento dell’UE, una questione pregiudiziale sull’interpretazione della direttiva (UE) 2011/98 in materia di permesso unico e parita’ di trattamento, sospendendo il giudizio costituzionale fino alla pronuncia europea.

Il principio

Quando la decisione dipende dall’interpretazione del diritto dell’Unione europea, la Corte costituzionale puo’ rivolgere alla Corte di giustizia un rinvio pregiudiziale e sospendere il proprio giudizio, per assicurare un’applicazione conforme al diritto UE.

Domande e risposte

La Corte ha deciso se la norma e’ incostituzionale?

No. Ha sospeso il giudizio e chiesto chiarimenti alla Corte di giustizia UE: decidera’ solo dopo la risposta europea.

Cos’e’ il rinvio pregiudiziale alla Corte UE?

E’ lo strumento con cui un giudice nazionale chiede alla Corte di giustizia di interpretare il diritto dell’Unione, per applicarlo correttamente al caso concreto.

Cosa rischiano i lavoratori stranieri interessati?

Nulla nell’immediato: la questione resta aperta. L’esito sulla parita’ di trattamento dipendera’ dall’interpretazione che dara’ la Corte di giustizia UE.

Leggi la decisione integrale
Testo ufficiale della Corte Costituzionale (PDF) e testo integrale con note.

📄 PDF ufficiale →Testo integrale con note (Consulta OnLine)

Vedi anche

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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