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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
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Con l’ordinanza n. 92 del 2020 la Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibili le questioni sull’art. 222 del Codice della strada, che impone la revoca quinquennale della patente in caso di condanna per reati stradali. La causa: il giudice non aveva descritto i fatti del processo, impedendo il controllo sulla rilevanza.

Di cosa si tratta

Chi viene condannato per omicidio stradale o lesioni stradali gravi subisce, oltre alla pena, la revoca della patente di guida con divieto di conseguirne una nuova per cinque anni. Un giudice di Massa ha sospettato che applicare la stessa, gravissima sanzione a condotte molto diverse per gravità e colpa fosse irragionevole e contrario alla finalità rieducativa.

La questione di legittimità costituzionale

Il Tribunale ordinario di Massa, in persona del Giudice onorario di pace, ha sollevato la questione sull’art. 222 del decreto legislativo n. 285 del 1992 (Nuovo codice della strada), in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, lamentando l’applicazione automatica della medesima sanzione accessoria a fattispecie diverse (lesioni e omicidio stradale, con o senza aggravanti).

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato la manifesta inammissibilità delle questioni. L’ordinanza di rimessione era priva di un’adeguata descrizione del fatto: mancava del tutto la descrizione della condotta contestata e della colpa ascritta all’imputato. Questa lacuna impediva il controllo sulla rilevanza. La Corte ha inoltre ricordato che, con la sentenza n. 88 del 2019, aveva già aperto alla possibilità per il giudice di disporre la sospensione in alternativa alla revoca in assenza di aggravanti.

Il principio

L’insufficiente descrizione della fattispecie oggetto del giudizio rende la questione manifestamente inammissibile, perché impedisce alla Corte di verificare la rilevanza, cioè che la norma censurata debba effettivamente essere applicata in quel processo.

Domande e risposte

La Corte ha detto che la revoca quinquennale è legittima?

No: non si è pronunciata sul merito. Ha dichiarato la questione inammissibile per un difetto dell’ordinanza del giudice, senza decidere se la norma sia o meno conforme alla Costituzione.

Perché conta la descrizione del fatto nell’ordinanza del giudice?

Perché la Corte deve poter controllare la «rilevanza»: che la norma sospettata serva davvero a decidere il caso. Senza i fatti, questo controllo è impossibile.

Esiste già un’alternativa alla revoca automatica?

Sì. La sentenza n. 88 del 2019, citata nell’ordinanza, consente al giudice di disporre la sospensione anziché la revoca quando non ricorrono le aggravanti previste per omicidio e lesioni stradali.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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