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La Corte dichiara inammissibile la questione: non si può estendere la revisione della condanna a una semplice diversa valutazione delle prove già esaminate. L’errore lamentato era valutativo, non un errore di fatto, e va corretto con i mezzi ordinari di impugnazione.

Di cosa si tratta

La revisione è il mezzo straordinario che consente di rimettere in discussione una condanna definitiva sulla base di prove nuove. Si discuteva se essa potesse essere concessa anche quando, secondo il giudice, la condanna si fosse fondata su un errore evidente desumibile dalle stesse prove già valutate nel processo concluso.

La questione di legittimità costituzionale

La Corte d’appello di Napoli ha sollevato questione di legittimità degli artt. 630 e 637, comma 3, del codice di procedura penale, in riferimento all’art. 24, quarto comma, della Costituzione, nella parte in cui non consentono la revisione sulla base della sola diversa valutazione delle prove già assunte, quando la condanna risulti fondata su un errore di fatto incontrovertibile.

La decisione della Corte

La Corte dichiara inammissibile la questione per difetto di rilevanza. Il giudice rimettente confonde due concetti antinomici: l’errore di fatto (falsa percezione, per svista, di ciò che emergeva dagli atti) e l’errore di valutazione (erronea attribuzione di valenza probatoria). Nel caso concreto si trattava di un errore valutativo, emendabile con i mezzi ordinari di impugnazione, non tramite la revisione.

Il principio

La revisione non può trasformarsi in uno strumento per rimettere in discussione sine die gli apprezzamenti del materiale probatorio: ciò svuoterebbe il concetto di giudicato. L’errore di fatto va dedotto con i mezzi ordinari di impugnazione o, per il giudizio di cassazione, con il ricorso straordinario ex art. 625-bis cod. proc. pen., soggetto a termine.

Domande e risposte

Cosa distingue l’errore di fatto dall’errore di valutazione?

L’errore di fatto è una falsa percezione per svista di quanto emergeva dagli atti; l’errore di valutazione presuppone che il giudice abbia colto correttamente la realtà ma le abbia attribuito una diversa valenza probatoria.

Perché la questione è stata dichiarata inammissibile?

Perché nel caso concreto l’errore lamentato era valutativo e non di fatto: difettava quindi la rilevanza, dato che la revisione non era lo strumento corretto.

Come si corregge un errore di fatto del giudice?

Con i mezzi ordinari di impugnazione e, per gli errori del giudizio di cassazione, con il ricorso straordinario ex art. 625-bis cod. proc. pen., entro i termini previsti.

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Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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