Testo dell'articoloIn aggiornamento
📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale
La Corte costituzionale dichiara manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 96, primo comma, del codice di procedura civile, sollevata dal Tribunale di Ancona. La norma richiede che chi agisce o resiste in lite con mala fede o colpa grave sia condannato a risarcire il danno subito dalla controparte: il rimettente lamentava che il danno debba essere provato, a differenza di altre norme processuali.
Di cosa si tratta
In un processo civile per risarcimento da sinistro stradale, una parte aveva chiesto la condanna della controparte ai sensi dell’art. 96 c.p.c. per lite temeraria. Il Tribunale di Ancona sollevava la questione ritenendo irragionevole che l’art. 96, primo comma, richieda la prova del danno (onere a carico del richiedente), mentre altre norme processuali (art. 385 c.p.c. per il ricorso in Cassazione, condanna alle spese) non subordinano la condanna alla prova di un danno effettivo.
La questione di legittimità costituzionale
Il Tribunale di Ancona ha impugnato l’art. 96, primo comma, del codice di procedura civile, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, nella parte in cui subordina la condanna al risarcimento del danno alla prova della sua esistenza e del suo ammontare.
La decisione della Corte
La questione è dichiarata manifestamente infondata. L’art. 96, primo comma, c.p.c. è una norma di responsabilità civile con finalità risarcitoria e sanzionatoria, collocata nell’area del principio dispositivo: il danno deve essere provato. Le norme richiamate come termine di paragone riguardano la diversa materia delle spese processuali, ontologicamente differenziata. Il riferimento all’art. 385 c.p.c. è inconferente perché quella norma ha ratio diversa (disincentivare i ricorsi in Cassazione).
Il principio
La responsabilità aggravata ex art. 96, primo comma, c.p.c. è una forma di responsabilità civile: il danno deve essere provato dal richiedente secondo il principio dispositivo. Non è comparabile alle deroghe al principio di soccombenza in materia di spese processuali, che obbediscono a una ratio diversa.
Domande e risposte
Cosa si deve provare per ottenere la condanna ex art. 96 c.p.c.?
La mala fede o la colpa grave della controparte nella proposizione della lite (o della resistenza), e l’esistenza e l’entità del danno subito. Entrambi gli elementi sono a carico di chi richiede la condanna.
L’art. 96 c.p.c. è stato modificato dopo questa sentenza?
Sì. La legge n. 69/2009 ha introdotto un terzo comma all’art. 96 c.p.c. che consente al giudice di condannare d’ufficio la parte soccombente al pagamento di una somma equitativamente determinata, anche senza prova del danno, quando la lite è manifestamente infondata.
Qual è la differenza tra lite temeraria e condanna alle spese?
La condanna alle spese consegue alla soccombenza (principio dispositivo). La lite temeraria richiede in più la mala fede o la colpa grave e il danno provato. Sono istituti distinti con finalità diverse.
Norme collegate
- Art. 3 della Costituzione — principio di ragionevolezza e uguaglianza, parametro della questione
- Art. 24 della Costituzione — diritto di difesa e tutela giurisdizionale
Per il testo normativo integrale e aggiornato consulta Normattiva.it.