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La Corte dichiara manifestamente inammissibile la questione sull’art. 1, comma 3, del d.m. n. 701/1994 e sull’art. 74 della l. n. 342/2000 in materia di rendita catastale: le censure investono solo la norma regolamentare (non sindacabile dalla Corte), non quella di legge, che ha un contenuto del tutto diverso. Identica questione era già stata decisa con sent. n. 162/2008.

Di cosa si tratta

La Commissione tributaria provinciale di Firenze era investita di ricorsi contro avvisi di rettifica della rendita catastale emessi dall’Agenzia del territorio. Contestava che la normativa non fissasse un termine decadenziale perentorio per l’ufficio, lasciando i contribuenti indefinitamente esposti alle rettifiche. La questione era identica a una già decisa dalla Corte con la sentenza n. 162/2008.

La questione di legittimità costituzionale

La Commissione tributaria provinciale di Firenze ha impugnato l’art. 1, comma 3, del d.m. 19 aprile 1994, n. 701, e l’art. 74 della l. 21 novembre 2000, n. 342, per violazione degli artt. 3, 24 e 97 della Costituzione, nella parte in cui non prevedono un termine perentorio per la determinazione della rendita catastale definitiva da parte dell’Agenzia del territorio.

La decisione della Corte

Manifesta inammissibilità: solo il d.m. 701/1994 fa riferimento a termini per la determinazione della rendita catastale, mentre l’art. 74 della l. n. 342/2000 (norma di legge, unica sindacabile dalla Corte) disciplina solo il termine di efficacia degli atti attributivi, non i termini per la determinazione. Il nesso richiesto tra norma di legge e norma regolamentare censurata non sussiste.

Il principio

La Corte costituzionale sindaca solo norme di legge o atti aventi forza di legge (art. 134 Cost.). I regolamenti ministeriali sono sottratti al suo sindacato; se il rimettente censura sostanzialmente una norma regolamentare (pur citando formalmente anche una norma di legge dal contenuto diverso), la questione è inammissibile per mancanza dello specifico collegamento tra le due.

Domande e risposte

L’Agenzia del territorio può rettificare la rendita catastale senza limiti di tempo?

La questione è rimasta aperta in questa sede. La sentenza n. 162/2008 aveva già dichiarato inammissibile una questione identica per le stesse ragioni. I termini di decadenza per la rettifica catastale rimangono oggetto di interpretazione giurisprudenziale.

Perché la Corte non sindaca i regolamenti ministeriali?

L’art. 134 Cost. attribuisce alla Corte la competenza a giudicare sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge. I decreti ministeriali regolamentari non hanno forza di legge e sono sindacabili dai giudici ordinari e amministrativi per via di annullamento o disapplicazione.

Cosa si intende per “rendita catastale”?

La rendita catastale è il valore fiscale attribuito dall’Agenzia del territorio a ogni unità immobiliare. È la base di calcolo di molte imposte sugli immobili (ICI, IMU, imposta di registro). La sua determinazione o rettifica da parte dell’ufficio può essere contestata dal contribuente davanti alle Commissioni tributarie.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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