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La Corte dichiara incostituzionale la norma che vietava automaticamente la regolarizzazione del lavoratore extracomunitario semplicemente perché denunciato per reati che possono comportare l’arresto in flagranza. Una denuncia non prova la colpevolezza e non basta a giustificare un automatismo così grave.

Di cosa si tratta

Le leggi n. 189/2002 e n. 195/2002 (c.d. «Bossi-Fini» e sanatoria 2002) prevedevano che la semplice denuncia per reati degli artt. 380-381 c.p.p. impedisse automaticamente la regolarizzazione del lavoratore extracomunitario. Diversi tribunali hanno sollevato la questione di fronte alla Corte, evidenziando che una denuncia non è una condanna.

La questione di legittimità costituzionale

Il Tribunale di Vicenza (r.o. n. 1146/2003) e il Tribunale di Prato (r.o. n. 265/2004), tra gli altri, hanno sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 33, comma 7, lett. c), l. 189/2002 e dell’art. 1, comma 8, lett. c), d.l. 195/2002, in riferimento agli artt. 3 e 27 della Costituzione, nella parte in cui fanno derivare automaticamente il rigetto dell’istanza di regolarizzazione dalla mera denuncia penale.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme censurate. L’automatismo era irragionevole: la denuncia, in sé e per sé, non prova nulla in ordine alla colpevolezza o alla pericolosità del soggetto, e non può quindi produrre automaticamente l’effetto di precludere la regolarizzazione della posizione lavorativa.

Il principio

Il principio di ragionevolezza ex art. 3 Cost. e la presunzione di non colpevolezza ex art. 27, secondo comma, Cost. ostano a norme che fanno derivare automaticamente conseguenze gravemente sfavorevoli per il lavoratore extracomunitario dalla sola presentazione di una denuncia penale, atto che non ha alcun valore probatorio sulla colpevolezza.

Domande e risposte

Cosa distingue una denuncia da una condanna?

La denuncia è un atto con cui si segnala all’autorità la presunta commissione di un reato: non prova nulla sulla colpevolezza dell’interessato. La condanna definitiva è invece l’atto con cui il giudice accerta la responsabilità penale. La Costituzione vieta di trattare come colpevole chi non è stato condannato.

L’arresto in flagranza ha lo stesso valore probatorio?

No. Anche l’arresto in flagranza è un provvedimento provvisorio: il giudice deve convalidarlo e verificare se sussistano le condizioni. Il semplice fatto che una norma preveda l’arresto obbligatorio non significa che la persona sia colpevole.

La sentenza ha consentito a tutti i denunciati di regolarizzarsi?

No. La Corte ha eliminato l’automatismo: la mera denuncia non può da sola bloccare la regolarizzazione. Restano ferme le preclusioni legate a condanne, a procedimenti più gravi o ad altre condizioni di legge.

Norme collegate

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Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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