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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Con la sentenza n. 4/2025 la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la norma che, per il personale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, scomputava dalle somme dovute per il 2022 un’indennità una tantum già riconosciuta, penalizzando ingiustificatamente quei lavoratori.

Di cosa si tratta

Il caso riguarda il trattamento economico del personale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, l’ente che svolge le verifiche su sicurezza e regolarità del lavoro. Una norma del 2023 prevedeva che, nel riconoscere certe somme spettanti per l’anno 2022, si dovesse “scomputare” un’indennità una tantum già attribuita in precedenza a questi dipendenti. In pratica, una somma veniva data con una mano e tolta con l’altra, riducendo il beneficio effettivo solo per quella categoria. La Corte costituzionale è stata chiamata a valutare se questo meccanismo fosse ragionevole. Il tema interessa il pubblico impiego e la parità di trattamento economico: stabilire se il legislatore può differenziare la retribuzione di una categoria sottraendo benefici già riconosciuti significa fissare un limite all’uso di norme di bilancio che incidono sui diritti dei lavoratori pubblici.

La questione di legittimità costituzionale

Era impugnato l’art. 1-bis, comma 1, del d.l. n. 145 del 2023 (convertito nella legge n. 191 del 2023), limitatamente alla parte che imponeva lo scomputo dell’indennità una tantum prevista dall’art. 32-bis del d.l. n. 50 del 2022 per il personale dell’Ispettorato. Tra i parametri figurano gli artt. 2, 3, 36 e 39 della Costituzione.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma, limitatamente all’inciso che disponeva lo scomputo, per il personale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, dell’indennità una tantum dall’importo dovuto per il 2022. Quella sottrazione si traduceva in una penalizzazione priva di giustificazione ragionevole.

Il principio

Una norma che sottrae a una specifica categoria di dipendenti pubblici un beneficio economico già riconosciuto, senza una ragione coerente, viola il principio di ragionevolezza e di equo trattamento del lavoratore.

Domande e risposte

Cosa significa in concreto per i dipendenti dell’Ispettorato?

Significa che non può essere loro decurtata, dalle somme spettanti per il 2022, l’indennità una tantum già attribuita: quella parte della norma è stata eliminata.

La sentenza riguarda anche altre amministrazioni?

No. La pronuncia colpisce specificamente la disposizione che riguardava il personale dell’Ispettorato nazionale del lavoro; il principio di fondo, però, vale come monito generale contro decurtazioni ingiustificate di benefici già riconosciuti.

Perché si parla di “illegittimità parziale”?

Perché la Corte non cancella tutta la norma, ma solo l’inciso che disponeva lo scomputo: il resto della disposizione rimane in vigore.

Norme collegate

Leggi la decisione integrale
Testo ufficiale della Corte Costituzionale (PDF) e testo integrale con note.

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Vedi anche

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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