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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
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La Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionali le norme che, per i lavoratori autonomi già in possesso dei requisiti per la pensione, non escludevano dal calcolo la contribuzione successiva quando questa finiva per ridurre l’importo del trattamento già maturato.

Di cosa si tratta

Un lavoratore autonomo che ha già raggiunto i requisiti per la pensione, ma continua a lavorare e a versare contributi, si aspetta che quei versamenti aggiuntivi non peggiorino la sua posizione. In alcuni casi, però, il meccanismo di calcolo portava paradossalmente a una pensione più bassa rispetto a quella spettante alla data del raggiungimento dei requisiti.

La questione di legittimità costituzionale

La Corte d’appello di Trieste ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 primo e secondo comma, 35 primo comma, e 38 primo e secondo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell’art. 5, comma 1, della legge n. 233 del 1990 e dell’art. 1, comma 18, della legge n. 335 del 1995, nella parte in cui non escludono dal computo la contribuzione successiva quando comporti un trattamento pensionistico meno favorevole.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di entrambe le disposizioni nella parte in cui, per il lavoratore autonomo che prosegua la contribuzione dopo aver maturato l’anzianità minima, non prevedono l’esclusione dal computo della contribuzione successiva ove essa comporti una pensione meno favorevole.

Il principio

È irragionevole e contrario alla tutela previdenziale che la prosecuzione del lavoro e dei versamenti contributivi si traduca in una pensione inferiore: la contribuzione aggiuntiva non può mai penalizzare l’assicurato rispetto a quanto già maturato.

Domande e risposte

Qual era il problema?

Che continuare a lavorare e versare contributi poteva, in certi casi, ridurre l’importo della pensione già maturata dal lavoratore autonomo.

Come ha deciso la Corte?

Ha dichiarato incostituzionali le norme nella parte in cui non escludevano dal calcolo la contribuzione successiva quando produceva un trattamento meno favorevole.

Chi aveva sollevato la questione?

La Corte d’appello di Trieste, in un giudizio promosso da un lavoratore autonomo.

Norme collegate

Scheda in aggiornamento. Il commento professionale, i casi pratici e le FAQ per questo articolo sono in corso di redazione.
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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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