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La Corte Costituzionale dichiara inammissibile la questione sull’art. 43, comma 2, del D.lgs. n. 231/2001, relativo alle notificazioni all’ente quando il legale rappresentante è imputato dello stesso reato presupposto. Il giudice rimettente non aveva dimostrato adeguatamente la rilevanza della questione nel caso concreto.
Di cosa si tratta
Il D.lgs. n. 231/2001 disciplina la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche per reati commessi nell’interesse dell’ente. L’art. 43, comma 2, prevede che le notificazioni all’ente siano eseguite mediante consegna al legale rappresentante. Il problema sorge quando il legale rappresentante è anche imputato del reato presupposto: sussiste un evidente conflitto di interessi tra la sua posizione personale e quella dell’ente.
La questione di legittimità costituzionale
Il Tribunale di Salerno ha impugnato l’art. 43, comma 2, del D.lgs. 8 giugno 2001, n. 231 (Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche), in riferimento agli artt. 3, 24, 76, 111 e 117, primo comma, della Costituzione. Secondo il remittente, la norma configurava una presunzione assoluta di compatibilità tra la veste di imputato e quella di rappresentante dell’ente, violando il diritto di difesa.
La decisione della Corte
La Corte dichiara inammissibile la questione per difetto di motivazione sulla rilevanza. Il giudice rimettente non aveva chiarito in che modo la questione si connettesse al caso concreto pendente davanti a lui: le circostanze fattuali del procedimento a quo non erano state illustrate in modo tale da consentire alla Corte di verificare che la norma impugnata avrebbe trovato applicazione.
Il principio
L’inammissibilità per difetto di rilevanza è un istituto processuale fondamentale: la Corte Costituzionale può pronunciarsi soltanto su questioni concretamente decisive nel giudizio a quo. Se il giudice rimettente non dimostra che, applicando o disapplicando la norma impugnata, il caso verrebbe deciso in modo diverso, la questione non ha «rilevanza» e deve essere dichiarata inammissibile.
Domande e risposte
Cosa succede se il legale rappresentante dell’ente è anche imputato del reato presupposto?
Il D.lgs. 231/2001 prevede all’art. 39 che, in caso di conflitto di interessi tra il legale rappresentante e l’ente, quest’ultimo possa nominare un difensore autonomo. La questione sollevata riguardava specificamente le notificazioni, non la rappresentanza processuale.
Come funziona la responsabilità degli enti nel D.lgs. 231/2001?
La persona giuridica risponde autonomamente, con sanzioni amministrative (pecuniarie, interdittive), per reati commessi nel suo interesse o vantaggio da soggetti che ricoprono funzioni apicali o da dipendenti sotto la loro vigilanza. La responsabilità si aggiunge a quella penale della persona fisica.
Il tema del conflitto di interessi nel 231 è stato poi risolto?
La giurisprudenza ha progressivamente elaborato soluzioni interpretative per gestire il conflitto tra imputato-persona fisica e ente nel procedimento 231. La nomina di un rappresentante ad hoc e la nomina di un difensore autonomo per l’ente sono i principali strumenti utilizzati.
Norme collegate
- Art. 24 della Costituzione — diritto di difesa dell’ente nelle procedure ex D.lgs. 231/2001
- Art. 3 della Costituzione — principio di ragionevolezza nella disciplina delle notificazioni
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