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La Corte dichiara non fondata la questione sull’art. 34, comma 2, c.p.p.: il giudice che ha valutato l’arresto e riqualificato il reato nel giudizio direttissimo non è incompatibile a partecipare al successivo giudizio collegiale.

Di cosa si tratta

Il Tribunale di La Spezia, in composizione collegiale, aveva sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 34, comma 2, c.p.p., nella parte in cui non prevede l’incompatibilità del giudice che, nel giudizio direttissimo, abbia convalidato l’arresto, applicato una misura cautelare e diversamente qualificato il reato dichiarando il proprio difetto di cognizione. Il giudice rimettente sosteneva che tale giudice, avendo formato un pre-giudizio, non potesse poi far parte del collegio giudicante.

La questione di legittimità costituzionale

Legittimità costituzionale dell’art. 34, comma 2, c.p.p., nella parte in cui non prevede l’incompatibilità del giudice che, nel giudizio direttissimo, abbia convalidato l’arresto, applicato una misura cautelare e riqualificato il reato, a partecipare al successivo giudizio collegiale. In riferimento agli artt. 3, 24, 25 e 111 Cost. Giudice rimettente: Tribunale di La Spezia.

La decisione della Corte

La Corte dichiara non fondata la questione. La fattispecie descritta dal giudice rimettente non configura un’ipotesi di incompatibilità: la valutazione dell’arresto e l’applicazione di misure cautelari nel giudizio direttissimo non precludono la partecipazione al giudizio di merito, poiché si tratta di apprezzamenti su un quadro indiziario provvisorio, strutturalmente diversi dalla cognizione piena del dibattimento.

Il principio

Il principio di terzietà e imparzialità del giudice (artt. 111 e 25 Cost.) non impone l’incompatibilità per qualsiasi precedente contatto con il caso: solo la previa cognizione del merito in termini equiparabili al giudizio genera incompatibilità. La valutazione cautelare provvisoria nel giudizio direttissimo non raggiunge questa soglia.

Domande e risposte

Cosa è il giudizio direttissimo?

Il giudizio direttissimo (èegrave; un rito speciale del processo penale in cui l’imputato, arrestato in flagranza, viene condotto direttamente davanti al giudice entro 48 ore (o 30 giorni nel caso di arresto convalidato). È il rito più rapido previsto dal c.p.p.

Quando un giudice è incompatibile a giudicare?

L’art. 34 c.p.p. elenca i casi di incompatibilità: il giudice che ha partecipato a un precedente grado del giudizio, che ha emesso il decreto che dispone il giudizio o che ha svolto funzioni di GUP, non può far parte del collegio giudicante. La norma mira a garantire un giudice «vergine» rispetto al merito.

Perché la riqualificazione del reato nel direttissimo non crea incompatibilità?

Perché la riqualificazione avviene ai soli fini della competenza (per decidere se il caso spetti al Tribunale in composizione monocratica o collegiale) e non implica un giudizio nel merito sulla colpevolezza dell’imputato. È un atto processuale interlocutorio, non sostanziale.

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Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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