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La Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente infondata la questione sull’art. 25, comma 2, del d.lgs. n. 274 del 2000 sul processo penale davanti al giudice di pace. La norma che attribuisce al PM il potere di formulare l’imputazione solo se non esprime parere contrario non viola le garanzie costituzionali del processo.
Di cosa si tratta
Nel processo penale davanti al giudice di pace, la persona offesa può proporre direttamente ricorso chiedendo la citazione a giudizio dell’autore del reato. In tale ipotesi, il pubblico ministero esamina il ricorso e formula l’imputazione solo se non esprime parere contrario. Il Giudice di pace di Chioggia riteneva che questa regola bloccasse irragionevolmente l’esercizio dell’azione penale quando il giudice non condivideva il parere negativo del PM.
La questione di legittimità costituzionale
Il Giudice di pace di Chioggia ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 25, comma 2, del d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 (competenza penale del giudice di pace), nella parte in cui non prevede che il PM, anche quando esprime parere contrario alla citazione, debba formulare l’imputazione qualora il giudice di pace intenda procedere.
La decisione della Corte
La Corte, con relatore il giudice Giuseppe Tesauro, ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione. Il sistema previsto dal d.lgs. n. 274 del 2000 per il procedimento su ricorso della persona offesa davanti al giudice di pace è frutto di una scelta legislativa coerente con le caratteristiche del processo penale di pace, che attribuisce al PM un potere di filtro preliminare sull’azione promossa dalla persona offesa.
Il principio
Nel processo penale davanti al giudice di pace, il legislatore ha introdotto un modello in cui la persona offesa può promuovere direttamente l’azione penale, ma soggetto al filtro del pubblico ministero. Questa scelta è compatibile con i principi costituzionali del giusto processo, del diritto di difesa e dell’uguaglianza, rientrando nella discrezionalità del legislatore nel disciplinare i riti processuali.
Domande e risposte
Come funziona il ricorso della persona offesa davanti al giudice di pace?
Nel processo penale davanti al giudice di pace, per i reati procedibili a querela, la persona offesa può presentare direttamente un ricorso chiedendo la citazione dell’imputato. Il PM esamina il ricorso ed esprime un parere: se il parere è favorevole, formula l’imputazione; se è contrario, il giudice di pace non può procedere alla citazione perché mancherebbe l’imputazione stessa.
Il parere negativo del PM è definitivo?
In base alla normativa esaminata, il parere contrario del PM alla citazione impedisce al giudice di pace di procedere. Tuttavia, la persona offesa non è priva di tutele: può impugnare il provvedimento di archiviazione o accedere ad altri strumenti di garanzia previsti dall’ordinamento.
Perché la questione è stata dichiarata manifestamente infondata?
La Corte ha ritenuto che il potere di filtro del PM nel procedimento su ricorso della persona offesa costituisca una scelta legislativa coerente con la natura del processo penale davanti al giudice di pace, che non contrasta con le garanzie costituzionali del giusto processo, del diritto di difesa e del principio di uguaglianza.
Norme collegate
- Art. 3 della Costituzione — Principio di uguaglianza, parametro invocato
- Art. 24 della Costituzione — Diritto di difesa, parametro invocato
- Art. 111 della Costituzione — Giusto processo, parametro invocato
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