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La Corte dichiara manifestamente infondata la questione sull’art. 19, comma 2, lettera d), del d.lgs. n. 286/1998 (T.U. immigrazione), che non prevede il divieto di espulsione per lo straniero legato affettivamente (ma non sposato) a una donna in stato di gravidanza.

Di cosa si tratta

Un cittadino extracomunitario era stato espulso dal Prefetto di Genova. Il Giudice di pace riteneva che l’espulsione fosse sproporzionata perché il soggetto era legato affettivamente a una donna in stato di gravidanza, anche se non erano sposati.

La questione di legittimità costituzionale

Il Giudice di pace di Genova dubitava, in riferimento agli artt. 2, 30, 31 e 32 della Costituzione, della legittimità dell’art. 19, comma 2, lettera d), d.lgs. n. 286/1998, nella parte in cui non esclude l’espulsione nei confronti del partner (non coniuge) di donna in stato di gravidanza.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato la questione manifestamente infondata: la norma già prevede il divieto per il marito convivente della gestante, ma il legislatore ha la discrezionalità di non estenderlo a relazioni meramente affettive non formalizzate, senza per ciò violare i diritti fondamentali invocati.

Il principio

La discrezionalità del legislatore nel definire i casi di divieto di espulsione dello straniero è ampia; la mancata estensione del divieto al partner non coniuge della gestante non è irragionevole, potendo il giudice valutare le circostanze nel singolo caso.

Domande e risposte

Quando è vietata l’espulsione di uno straniero per ragioni familiari?

L’art. 19, comma 2, d.lgs. n. 286/1998 vieta l’espulsione, tra gli altri casi, del marito convivente della donna in stato di gravidanza o nel primo anno di vita del figlio. Il divieto non si estende automaticamente al partner non sposato.

Perché il giudice rimettente riteneva illegittima l’esclusione del partner non coniuge?

Riteneva che i diritti della famiglia (artt. 29-31 Cost.) e i diritti fondamentali della persona (art. 2 Cost.) imponessero di tutelare anche le relazioni affettive stabili, non solo quelle formalizzate nel matrimonio.

Come ha risposto la Corte?

La Corte ha ritenuto non irragionevole la scelta del legislatore di limitare il divieto al coniuge convivente. I giudici comuni possono comunque valutare la proporzionalità del provvedimento di espulsione nel caso concreto.

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Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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