Testo dell'articoloIn aggiornamento
Con la sentenza n. 52/2023 la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni sui contratti aziendali di prossimità, perché il giudice rimettente non aveva dimostrato che la causa riguardasse davvero un contratto di quel tipo.
Di cosa si tratta
I contratti collettivi aziendali di prossimità, previsti dall’art. 8 del d.l. n. 138 del 2011, sono accordi stipulati a livello di singola azienda che possono derogare, in certe materie, alla legge e ai contratti nazionali, con efficacia estesa a tutti i lavoratori (erga omnes). Sono uno strumento controverso, perché incidono su diritti dei lavoratori. La Corte d’appello di Napoli, giudice del lavoro, aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale di quella norma, ritenendola in contrasto con la libertà sindacale e con i diritti dei lavoratori. Per poter decidere, però, la Corte costituzionale deve prima verificare che la questione sia rilevante per la causa: il giudice deve dimostrare che nel suo giudizio si discute proprio di un contratto di prossimità con quelle caratteristiche, e non di un ordinario accordo aziendale. La questione mostra l’importanza di un requisito spesso sottovalutato: senza una corretta ricostruzione dei fatti, la Corte non può entrare nel merito.
La questione di legittimità costituzionale
La Corte d’appello di Napoli, in funzione di giudice del lavoro, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 8 del d.l. n. 138 del 2011 (convertito nella legge n. 148 del 2011), in riferimento agli artt. 2 e 39, primo e quarto comma, della Costituzione, in materia di contratti collettivi aziendali di prossimità.
La decisione della Corte
La Corte ha dichiarato inammissibili le questioni. Ha rilevato che l’ordinanza di rimessione non conteneva una plausibile motivazione sul fatto che nel giudizio principale si controvertesse proprio di un contratto aziendale di prossimità ex art. 8, dotato di efficacia generale, e non di un ordinario contratto aziendale: il mero contenimento del trattamento retributivo non rientra di per sé tra le materie previste dalla norma. L’incompleta ricostruzione della fattispecie ha determinato un difetto di motivazione sulla rilevanza, e quindi l’inammissibilità delle questioni.
Il principio
Il giudice che solleva una questione di legittimità costituzionale deve ricostruire compiutamente i fatti della causa e dimostrare che la norma censurata è davvero applicabile al caso. Se non chiarisce che si tratta proprio della fattispecie regolata dalla disposizione, la questione è inammissibile per difetto di motivazione sulla rilevanza.
Domande e risposte
Che cos’è un contratto aziendale di prossimità?
È un accordo stipulato a livello di singola azienda che, in materie specifiche e nel rispetto di certi limiti, può derogare alla legge e ai contratti nazionali con efficacia estesa a tutti i lavoratori.
Perché la Corte non ha deciso nel merito?
Perché il giudice non aveva dimostrato che la causa riguardasse proprio un contratto di prossimità con efficacia generale: senza questa prova, la norma poteva non essere rilevante, e la questione è stata dichiarata inammissibile.
Che cos’è la rilevanza di una questione costituzionale?
È il requisito per cui la norma censurata deve essere effettivamente applicabile nel giudizio in corso. Solo se la decisione della causa dipende da quella norma la Corte può esaminarla.
La norma sui contratti di prossimità resta in vigore?
Sì. La Corte non l’ha esaminata nel merito: essendo le questioni inammissibili, l’art. 8 del d.l. n. 138 del 2011 non è stato annullato.
Norme collegate
- Art. 2 della Costituzione – diritti inviolabili della persona, tra i parametri invocati.
- Art. 39 della Costituzione – libertà sindacale e contrattazione collettiva.
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Vedi anche
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