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La Corte ha dichiarato inammissibile il conflitto di attribuzione tra poteri promosso da un cittadino che si riteneva leso, come «rappresentante in pectore della Nazione», dalle leggi elettorali: il singolo cittadino non è un potere dello Stato.
Di cosa si tratta
Un privato cittadino aveva proposto conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato contro Camera, Senato e Governo, sostenendo che le leggi elettorali ledessero il suo potere di concorrere a determinare la politica nazionale.
La questione di legittimità costituzionale
Si trattava di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso da un cittadino contro la Camera dei deputati, il Senato e il Governo, in relazione a varie leggi elettorali, con richiamo a numerosi parametri costituzionali (tra cui artt. 1, 2, 48, 51, 56, 58, 67 della Costituzione).
La decisione della Corte
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato.
Il principio
Il singolo cittadino non è un potere dello Stato e non è legittimato a promuovere conflitto di attribuzione tra poteri davanti alla Corte costituzionale.
Domande e risposte
Chi aveva promosso il conflitto?
Un privato cittadino, che si qualificava come «rappresentante in pectore della Nazione».
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Perché il singolo cittadino non è un potere dello Stato e quindi non può sollevare conflitto di attribuzione tra poteri.
Cosa contestava il ricorrente?
Le leggi elettorali, che a suo avviso impedivano la candidatura individuale e le preferenze.
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