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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
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Con ordinanza, la Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Presidente della Repubblica nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo, in relazione all’attività di intercettazione telefonica che aveva captato conversazioni del Capo dello Stato nell’ambito di un procedimento penale a suo carico non instaurato.

Di cosa si tratta

Nell’ambito di un procedimento penale pendente dinanzi alla Procura della Repubblica di Palermo, erano state effettuate intercettazioni telefoniche su utenze di terzi che avevano captato conversazioni del Presidente della Repubblica. Il Presidente della Repubblica, ritenendo che tale attività violasse le prerogative costituzionali del Capo dello Stato, aveva proposto conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Procuratore della Repubblica di Palermo.

La questione di legittimità costituzionale

Il Presidente della Repubblica ha proposto conflitto di attribuzione (non questione di legittimità costituzionale in via incidentale) ai sensi dell’art. 37 della legge n. 87 del 1953, sostenendo che l’intercettazione di sue conversazioni violasse gli artt. 90 e 3 della Costituzione e le disposizioni di legge ordinaria che li attuano, in particolare l’art. 7 della legge n. 219 del 1989 e l’art. 271 c.p.p. Giudice: procedimento per conflitto tra poteri dello Stato, iscritto al n. 4 del registro conflitti 2012.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzione, rilevando che i requisiti soggettivi e oggettivi richiesti dall’art. 37 della legge n. 87 del 1953 erano soddisfatti: sia il Presidente della Repubblica sia la Procura della Repubblica di Palermo sono poteri dello Stato, e la condotta denunciata era idonea a ledere le attribuzioni presidenziali. Ha quindi disposto la trattazione urgente del ricorso.

Il principio

Il Presidente della Repubblica è titolare di attribuzioni costituzionali che possono essere difese mediante il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. L’intercettazione, anche indiretta (c.d. intercettazione “occasionale”), di conversazioni del Capo dello Stato può sollevare un conflitto di attribuzioni tutelabile davanti alla Corte costituzionale, indipendentemente dalla formale titolarità dell’utenza intercettata.

Domande e risposte

Cos’è il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato?

È un giudizio davanti alla Corte costituzionale attraverso cui un potere dello Stato (es. il Presidente della Repubblica, il Parlamento, la Magistratura) contesta che un altro potere abbia invaso le sue attribuzioni costituzionali. La Corte prima decide sull’ammissibilità del conflitto, poi nel merito.

Perché la Corte ha dichiarato solo l’ammissibilità e non ha deciso nel merito?

Il conflitto di attribuzioni si svolge in due fasi: nella prima la Corte verifica solo se il conflitto è astrattamente proponibile (ammissibilità); nella seconda decide se effettivamente vi è stata una lesione delle attribuzioni. Con l’ordinanza n. 218/2012 la Corte ha concluso la prima fase, riservando la decisione di merito a una pronuncia successiva.

Il Presidente della Repubblica può essere intercettato?

La questione è disciplinata dall’art. 90 Cost. (irresponsabilità presidenziale per atti compiuti nell’esercizio delle funzioni) e dall’art. 7 della legge n. 219/1989. La Corte si è pronunciata nel merito con la sentenza n. 1 del 2013, che ha stabilito come le conversazioni del Capo dello Stato, captate occasionalmente, debbano essere immediatamente distrutte.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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