Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Ravvedimento operoso: esempi pratici sull’art. 13 D.Lgs. 472/1997

    Ravvedimento operoso: esempi pratici sull’art. 13 D.Lgs. 472/1997

    In sintesi

    • Il ravvedimento consente di regolarizzare violazioni con sanzioni ridotte.
    • Prima si interviene, minore è spesso il costo.
    • Serve calcolare imposta, sanzione e interessi.
    • Non tutti gli errori si sanano allo stesso modo.
    • Dichiarazioni integrative e F24 vanno coordinati.

    Prima degli esempi: correggere presto costa meno

    L’art. 13 D.Lgs. 472/1997 disciplina il ravvedimento operoso, strumento con cui il contribuente può regolarizzare spontaneamente molte violazioni fiscali beneficiando di riduzioni sanzionatorie.

    Il ravvedimento non è un semplice pagamento tardivo. Bisogna individuare violazione, imposta dovuta, data originaria, data di regolarizzazione, sanzione ridotta e interessi. Se serve, va presentata anche dichiarazione integrativa.

    La gestione corretta evita che un errore piccolo diventi cartella, avviso bonario o contestazione più costosa. Ma il calcolo va fatto con precisione.

    Prima del ravvedimento

    • violazione;
    • imposta dovuta;
    • scadenza originaria;
    • data pagamento;
    • codici tributo e interessi.

    Caso 1: IVA pagata con 20 giorni di ritardo

    Scenario. La società si accorge di non aver versato la liquidazione IVA mensile.

    Come si legge in pratica. Si calcolano imposta, sanzione ridotta e interessi fino al pagamento, usando codici corretti.

    Calcolo

    • liquidazione;
    • scadenza;
    • data F24;
    • sanzione;
    • interessi.

    Caso 2: costo dimenticato in dichiarazione

    Scenario. Il contribuente scopre un errore che riduce l’imposta dovuta.

    Come si legge in pratica. Potrebbe servire dichiarazione integrativa a favore o correzione secondo regole applicabili. Va valutato termine e documenti.

    Documenti

    • dichiarazione originaria;
    • fattura;
    • calcolo nuovo;
    • integrativa;
    • credito emergente.

    Caso 3: ritenuta non versata

    Scenario. Un sostituto d’imposta ha pagato un professionista ma dimenticato la ritenuta.

    Come si legge in pratica. Serve regolarizzare versamento, sanzioni e interessi, e coordinare CU e modello dichiarativo.

    Controlli

    • fattura;
    • pagamento netto;
    • ritenuta;
    • F24;
    • CU.

    Quando chiedere una verifica

    Per errori fiscali, F24 tardivi e integrative: calcola ravvedimento e documenti.

    Norme e fonti collegate

    D.Lgs. 472/1997 su Normattiva.

    Fonti affidabili

    Domande frequenti

    Il ravvedimento è sempre possibile?

    Va verificato in base alla violazione e allo stato dei controlli.

    Serve pagare interessi?

    Di regola sì, oltre alla sanzione ridotta.

    Posso correggere una dichiarazione?

    Spesso con integrativa, se nei termini.

    Meglio ravvedersi subito?

    Di solito prima si corregge, meglio è.

  • Successione con beni in Italia e all’estero: esempi pratici sull’art. 2 D.Lgs. 346/1990

    Successione con beni in Italia e all’estero: esempi pratici sull’art. 2 D.Lgs. 346/1990

    In sintesi

    • L’art. 2 del D.Lgs. 346/1990 (TUS) fissa la territorialità dell’imposta di successione.
    • Se il defunto era residente in Italia, l’imposta è dovuta su tutti i beni e diritti trasferiti, anche esistenti all’estero (tassazione mondiale).
    • Se il defunto non era residente, l’imposta è dovuta solo per i beni e diritti esistenti in Italia.
    • La residenza del defunto al momento dell’apertura della successione è quindi il criterio decisivo.

    La norma (art. 2, commi 1 e 2, D.Lgs. 346/1990)

    «1. L’imposta è dovuta in relazione a tutti i beni e diritti trasferiti, ancorché esistenti all’estero. 2. Se alla data dell’apertura della successione o a quella della donazione il defunto o il donante non era residente nello Stato, l’imposta è dovuta limitatamente ai beni e ai diritti ivi esistenti.»

    Residenza del defunto Beni tassati
    Residente in Italia Tutti i beni, anche esteri (worldwide)
    Non residente Solo i beni esistenti in Italia
    Beni esteri di residente Imponibili (con credito per imposte estere)

    Tre casi pratici

    Defunto residente con conti all’estero

    Una persona residente in Italia lascia immobili in Italia e conti correnti all’estero.

    Cosa fare: Dichiarare e tassare in Italia anche i beni esteri: spetta il credito d’imposta per le imposte di successione eventualmente pagate all’estero, per evitare la doppia imposizione.

    Defunto non residente con immobile in Italia

    Un cittadino estero non residente possedeva solo una casa in Italia.

    Cosa fare: L’imposta italiana è dovuta limitatamente all’immobile situato in Italia: gli altri beni esteri non rientrano nell’imposizione italiana.

    Eredi che ricevono beni esteri

    Gli eredi di un residente devono gestire beni in più Stati.

    Cosa fare: Verificare le convenzioni contro le doppie imposizioni e la documentazione dei beni esteri: la base imponibile italiana comprende il valore di tutti i beni del de cuius residente.

    Spunti pratici

    • Per i beni esteri spetta un credito d’imposta per le imposte di successione pagate all’estero in via definitiva.
    • La residenza del defunto va valutata secondo le regole generali, non solo l’iscrizione anagrafica.
    • I beni esteri vanno comunque indicati nella dichiarazione di successione se il defunto era residente.

    Norme collegate

    Fonti affidabili

    • D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, art. 2 (TUS)
    • D.Lgs. 18 settembre 2024, n. 139 (riforma imposte indirette)
    • Agenzia delle Entrate, circolare n. 3/E del 2025

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  • Casa e debiti fiscali: esempi pratici sull’espropriazione immobiliare ex art. 76 DPR 602/1973

    Casa e debiti fiscali: esempi pratici sull’espropriazione immobiliare ex art. 76 DPR 602/1973

    In sintesi

    • Il Fisco non può pignorare l’unica abitazione principale non di lusso in cui il debitore risiede (art. 76, comma 1, lett. a).
    • Sono escluse dalla tutela le case di lusso e le categorie catastali A/8 e A/9.
    • Sugli altri immobili: espropriazione solo se il debito supera 120.000 euro.
    • Inoltre serve l’ipoteca iscritta e il decorso di sei mesi (art. 77).
    • La tutela vale verso l’Agente della riscossione, non verso i creditori privati.

    Cosa dice l’art. 76 DPR 602/1973

    Lett. a): «non dà corso all’espropriazione se l’unico immobile di proprietà del debitore, con esclusione delle abitazioni di lusso […] e comunque dei fabbricati classificati nelle categorie catastali A/8 e A/9, è adibito ad uso abitativo e lo stesso vi risiede anagraficamente».
    Lett. b): «nei casi diversi da quello di cui alla lettera a), può procedere all’espropriazione immobiliare se l’importo complessivo del credito per cui procede supera centoventimila euro. L’espropriazione può essere avviata se è stata iscritta l’ipoteca di cui all’articolo 77 e sono decorsi almeno sei mesi dall’iscrizione senza che il debito sia stato estinto».

    I requisiti dell’impignorabilità della prima casa

    Requisito Dettaglio
    Unico immobile Deve essere l’unico immobile di proprietà del debitore
    Uso abitativo Adibito ad abitazione
    Residenza anagrafica Il debitore vi risiede anagraficamente
    Non di lusso Esclusi gli immobili di lusso e le categorie A/8 e A/9

    I requisiti sono cumulativi: se ne manca uno (ad es. il debitore possiede un secondo immobile, o la casa è accatastata A/8), la tutela non opera e si applica la lettera b).

    Quando il Fisco può procedere sugli altri immobili

    Fuori dall’ipotesi della prima casa protetta, l’espropriazione immobiliare è possibile solo se ricorrono tutte queste condizioni: debito complessivo oltre 120.000 euro, ipoteca già iscritta (art. 77) e decorso di almeno sei mesi dall’iscrizione senza estinzione. Sono filtri pensati per riservare la vendita forzata ai debiti di importo rilevante.

    Tre casi pratici

    Caso 1 – Unica casa di residenza non di lusso

    Scenario. Il debitore possiede solo l’abitazione in cui risiede (categoria ordinaria).

    Inquadramento. L’Agente della riscossione non può espropriarla (art. 76, lett. a): è il caso tipico di tutela della prima casa.

    Cosa verificare

    • unicità dell’immobile;
    • residenza anagrafica;
    • categoria catastale (no A/8-A/9);
    • uso abitativo.

    Caso 2 – Debitore con due immobili

    Scenario. Oltre alla casa, il debitore ha un secondo immobile.

    Inquadramento. Viene meno il requisito dell’unico immobile: si applica la lettera b), con i filtri dei 120.000 euro, ipoteca e sei mesi.

    Cosa valutare

    • numero di immobili;
    • importo del debito vs 120.000 €;
    • ipoteca iscritta;
    • tempo trascorso.

    Caso 3 – Creditore privato (non il Fisco)

    Scenario. A procedere è una banca o un privato.

    Inquadramento. Il divieto dell’art. 76 non si applica: i creditori privati seguono le regole ordinarie del codice di procedura civile, senza la protezione “prima casa” prevista per il Fisco.

    Attenzione a

    • natura del creditore;
    • titolo esecutivo;
    • regole ordinarie di espropriazione;
    • strumenti di difesa civilistici.

    Spunti pratici

    • Requisiti cumulativi: unico immobile, residenza, uso abitativo, non di lusso.
    • Soglia 120.000 € per gli altri immobili.
    • Ipoteca + 6 mesi: presupposti dell’espropriazione.
    • La tutela è “solo Fisco”: i privati seguono altre regole.
    • Verifica la categoria catastale: A/8-A/9 escludono la protezione.

    Per difendere la casa da un’azione del Fisco puoi far verificare requisiti, soglie e opposizioni.

    Norme collegate

    DPR 602/1973: art. 76 (espropriazione immobiliare), art. 77 (ipoteca), art. 50 (termine per l’esecuzione), art. 19 (rateizzazione).

    Fonti affidabili

    Domande frequenti

    Il Fisco può pignorare la prima casa?

    No, se è l’unico immobile del debitore, non di lusso (escluse A/8 e A/9), adibito ad abitazione e con residenza anagrafica: l’Agente non dà corso all’espropriazione (art. 76, comma 1, lett. a).

    Quando può procedere sugli altri immobili?

    Se il credito complessivo supera 120.000 euro, è stata iscritta ipoteca (art. 77) e sono trascorsi almeno sei mesi dall’iscrizione senza estinzione (lett. b).

    Basta avere la residenza per salvare la casa?

    Serve la combinazione di requisiti: unico immobile, uso abitativo, residenza anagrafica e categoria non di lusso (no A/8 e A/9). Se manca un requisito, la tutela non opera.

    La tutela vale anche per i creditori privati?

    No. Il divieto dell’art. 76 riguarda l’Agente della riscossione; i creditori privati seguono le regole ordinarie del codice di procedura civile.

    Cosa fare se si avvia l’espropriazione sulla casa?

    Verificare i requisiti dell’art. 76, il debito, l’ipoteca e i sei mesi; quindi valutare opposizione, rateizzazione o autotutela nei termini.

  • Rateizzazione delle cartelle: esempi pratici sull’art. 19 DPR 602/1973

    Rateizzazione delle cartelle: esempi pratici sull’art. 19 DPR 602/1973

    In sintesi

    • La rateizzazione dilaziona il pagamento delle cartelle (art. 19 DPR 602/1973).
    • Dal 2025 (riforma D.Lgs. 110/2024) le rate su semplice richiesta sono aumentate.
    • Debiti fino a 120.000 €: su semplice richiesta fino a 84 rate (2025-2026), 96 (2027-2028), 108 (dal 2029).
    • Debiti oltre 120.000 € o piani più lunghi: con documentazione, fino a 120 rate.
    • Il pagamento regolare sospende le nuove azioni esecutive.

    Cosa prevede l’art. 19 (riforma 2025)

    Il D.Lgs. 110/2024 ha riscritto la dilazione, aumentando progressivamente il numero massimo di rate rispetto al precedente limite di 72. Il criterio distingue tra richiesta semplice e richiesta documentata.

    Situazione Rate Cosa serve
    Debiti ≤ 120.000 € – richieste 2025-2026 fino a 84 Semplice dichiarazione di difficoltà
    Debiti ≤ 120.000 € – richieste 2027-2028 fino a 96 Semplice dichiarazione
    Debiti ≤ 120.000 € – richieste dal 2029 fino a 108 Semplice dichiarazione
    Debiti > 120.000 € o piani più lunghi fino a 120 Documentazione della difficoltà

    La soglia di 120.000 euro si riferisce all’importo incluso in ciascuna richiesta di dilazione.

    Come funziona in pratica

    La domanda si presenta all’Agente della riscossione (anche online). Per i debiti entro la soglia basta la dichiarazione di trovarsi in temporanea obiettiva difficoltà economico-finanziaria; oltre la soglia, o per i piani più lunghi, va allegata la documentazione (per le imprese, indici di liquidità; per le persone fisiche, parametri reddituali). Con il piano attivo e le rate pagate, l’Agente non avvia nuove azioni esecutive.

    Tre casi pratici

    Caso 1 – Debito di 30.000 euro

    Scenario. Persona fisica con cartelle per 30.000 euro.

    Inquadramento. Sotto i 120.000 euro: rateizzazione su semplice richiesta fino a 84 rate (per le domande 2025-2026), senza documentazione.

    Cosa fare

    • domanda online o allo sportello;
    • dichiarazione di difficoltà;
    • scelta del numero di rate;
    • pagamento puntuale.

    Caso 2 – Debito di 200.000 euro

    Scenario. Impresa con debito oltre la soglia.

    Inquadramento. Serve documentare la difficoltà (indici di liquidità/indicatori): si può arrivare fino a 120 rate.

    Cosa preparare

    • documentazione economico-finanziaria;
    • indici richiesti;
    • piano sostenibile;
    • monitoraggio delle scadenze.

    Caso 3 – Rate non pagate

    Scenario. Saltano alcune rate del piano.

    Inquadramento. Il mancato pagamento di otto rate, anche non consecutive, comporta la decadenza (art. 19, comma 3, DPR 602/1973): riparte la riscossione dell’intero importo residuo.

    Attenzione a

    • numero di rate non pagate;
    • conseguenze della decadenza;
    • eventuale nuova richiesta;
    • ripresa delle azioni esecutive.

    Spunti pratici

    • Sotto 120.000 € la richiesta è semplice: niente documentazione.
    • Scegli rate sostenibili: la decadenza fa ripartire tutto.
    • Il piano sospende le nuove azioni esecutive.
    • Oltre soglia prepara per tempo la documentazione.
    • Non saltare 8 rate: è la soglia di decadenza (art. 19, comma 3, DPR 602/1973).

    Per impostare un piano di rateizzazione sostenibile puoi far valutare importi, rate e documentazione.

    Norme collegate

    DPR 602/1973: art. 19 (dilazione del pagamento), art. 25 (cartella), art. 50 (intimazione). Riforma: D.Lgs. 110/2024.

    Fonti affidabili

    Domande frequenti

    Quante rate si possono chiedere nel 2025?

    Per i debiti fino a 120.000 euro, su semplice richiesta, fino a 84 rate nel 2025-2026; 96 nel 2027-2028; 108 dal 2029. Oltre i 120.000 euro, o per piani più lunghi, serve documentare la difficoltà, fino a 120 rate.

    Cosa serve per la rateizzazione “semplice”?

    Per i debiti entro 120.000 euro basta una richiesta con dichiarazione di temporanea obiettiva difficoltà economico-finanziaria, senza documentazione.

    Quando serve documentare la difficoltà?

    Per i debiti superiori a 120.000 euro e per ottenere più rate: la difficoltà va provata con la documentazione richiesta, fino a 120 rate.

    La rateizzazione blocca i pignoramenti?

    La richiesta e il pagamento regolare delle rate sospendono le nuove azioni esecutive; restano gli effetti di fermi e ipoteche già iscritti, salvo quanto previsto in caso di pagamento.

    Quando si decade dalla rateizzazione?

    In caso di mancato pagamento di otto rate, anche non consecutive (art. 19, comma 3, DPR 602/1973); la decadenza fa ripartire la riscossione dell’intero residuo.

  • Contratto nullo: esempi pratici sull’art. 1418 c.c.

    Contratto nullo: esempi pratici sull’art. 1418 c.c.

    In sintesi

    • L’art. 1418 c.c. individua le cause di nullità del contratto, il vizio più grave che colpisce l’accordo.
    • Il contratto è nullo se contrario a norme imperative (nullità virtuale), salvo che la legge disponga diversamente.
    • È nullo per mancanza di un requisito essenziale (art. 1325), per illiceità di causa o motivi, o per difetto dei requisiti dell’oggetto.
    • La nullità è insanabile, rilevabile d’ufficio e l’azione è imprescrittibile.

    La norma (art. 1418 c.c.)

    «Il contratto è nullo quando è contrario a norme imperative, salvo che la legge disponga diversamente. Producono nullità del contratto la mancanza di uno dei requisiti indicati dall’art. 1325, l’illiceità della causa, l’illiceità dei motivi nel caso indicato dall’art. 1345 e la mancanza nell’oggetto dei requisiti stabiliti dall’art. 1346. Il contratto è altresì nullo negli altri casi stabiliti dalla legge.»

    Causa di nullità Riferimento
    Contrarietà a norme imperative Nullità virtuale (comma 1)
    Mancanza di requisiti essenziali Art. 1325
    Illiceità di causa o motivi Artt. 1343-1345
    Oggetto privo dei requisiti Art. 1346

    Tre casi pratici

    Contratto contrario a norma imperativa

    Un accordo viola un divieto di legge posto a tutela di un interesse generale.

    Cosa fare: Il contratto è nullo (nullità virtuale): la nullità può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse ed è rilevabile d’ufficio dal giudice.

    Manca un requisito essenziale

    Un contratto è privo di causa o di oggetto determinato/determinabile.

    Cosa fare: La mancanza di un requisito dell’art. 1325 determina la nullità: il contratto non produce effetti e ciò che è stato eseguito va restituito.

    Differenza dall’annullabilità

    Una parte lamenta un vizio del consenso (errore, dolo, violenza).

    Cosa fare: In quel caso il contratto è annullabile (non nullo): l’azione spetta solo alla parte tutelata e si prescrive in cinque anni.

    Spunti pratici

    • La nullità è insanabile e l’azione è imprescrittibile (salva l’usucapione e la prescrizione dell’azione di restituzione).
    • Esistono nullità di protezione (es. nei contratti con i consumatori) rilevabili a vantaggio della parte debole.
    • Distinguere sempre nullità e annullabilità: effetti e legittimazione sono diversi.

    Norme collegate

    Fonti affidabili

    • Codice civile, art. 1418
    • Codice civile, artt. 1325, 1343-1346 (requisiti e illiceità)
    • Codice civile, artt. 1425 e seguenti (annullabilità)

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  • Note di credito IVA e cliente insolvente: esempi pratici sull’art. 26 IVA

    Note di credito IVA e cliente insolvente: esempi pratici sull’art. 26 IVA

    In sintesi

    • L’art. 26 del DPR 633/1972 disciplina le note di variazione dell’imponibile o dell’imposta, in aumento (nota di debito) e in diminuzione (nota di credito).
    • Quando l’operazione viene meno per nullità, annullamento, risoluzione, rescissione, abbuoni o sconti, il cedente può recuperare l’IVA emettendo nota di credito.
    • Se la riduzione dipende da un accordo sopravvenuto tra le parti, la nota di credito va emessa entro un anno dall’operazione.
    • Dal 2021 (D.L. 73/2021) in caso di mancato pagamento nelle procedure concorsuali la nota di credito si può emettere dall’apertura della procedura, senza attenderne la chiusura.

    La norma (art. 26, commi 2 e 3, DPR 633/1972)

    «2. Se un’operazione per la quale sia stata emessa fattura […] viene meno in tutto o in parte, o se ne riduce l’ammontare imponibile, in conseguenza di dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili o in conseguenza dell’applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente, il cedente del bene o prestatore del servizio ha diritto di portare in detrazione […] l’imposta corrispondente alla variazione […]. 3. La disposizione di cui al comma 2 non può essere applicata dopo il decorso di un anno dall’effettuazione dell’operazione imponibile qualora gli eventi ivi indicati si verifichino in dipendenza di sopravvenuto accordo fra le parti.»

    Causa della variazione Termine per la nota di credito
    Nullità, risoluzione, rescissione, sconti contrattuali Senza limite annuale
    Accordo sopravvenuto tra le parti Entro 1 anno dall’operazione
    Mancato pagamento in procedure concorsuali Dall’apertura della procedura (dal 2021)
    Procedure esecutive individuali infruttuose A esito negativo della procedura

    Tre casi pratici

    Cliente fallito che non ha pagato

    Un fornitore ha una fattura non incassata da un cliente sottoposto a liquidazione giudiziale.

    Cosa fare: Emettere la nota di credito già dall’apertura della procedura concorsuale (dal 2021), recuperando l’IVA senza attendere il riparto finale.

    Sconto concordato dopo la fattura

    Cliente e fornitore concordano una riduzione del prezzo dopo l’emissione della fattura.

    Cosa fare: Emettere la nota di credito entro un anno dall’operazione: oltre il termine, in caso di accordo sopravvenuto, il recupero dell’IVA non è più ammesso.

    Contratto risolto per inadempimento

    Un contratto viene risolto e la merce restituita.

    Cosa fare: Emettere la nota di credito: la risoluzione non è un accordo sopravvenuto e non soggiace al limite di un anno.

    Spunti pratici

    • La nota di credito è una facoltà del cedente, non un obbligo: serve a recuperare l’IVA già versata.
    • Per le procedure esecutive individuali rimaste infruttuose il recupero è ammesso a esito negativo.
    • Conservare la documentazione della procedura concorsuale o dell’infruttuosità a supporto della nota.

    Norme collegate

    Fonti affidabili

    • DPR 26 ottobre 1972, n. 633, art. 26 (testo vigente)
    • D.L. 25 maggio 2021, n. 73, conv. L. 106/2021 (Sostegni-bis)
    • Agenzia delle Entrate, circolare n. 20/E del 2021

    Gestisci l’IVA della tua attività? Per organizzare fatturazione, detrazioni e adempimenti con metodo parti dalla guida pratica Impresa, società e contratti su FiscoInvestimenti.

  • IVA o registro? Esempi pratici sull’alternatività ex art. 40 TUR

    IVA o registro? Esempi pratici sull’alternatività ex art. 40 TUR

    In sintesi

    • L’art. 40 del DPR 131/1986 enuncia il principio di alternatività tra IVA e imposta di registro.
    • Gli atti relativi a operazioni soggette a IVA scontano l’imposta di registro in misura fissa, non proporzionale.
    • Si evita così la doppia imposizione proporzionale sulla stessa operazione.
    • Esistono eccezioni, in particolare per alcune locazioni e cessioni immobiliari, dove il registro può applicarsi in misura proporzionale anche in presenza di IVA.

    La norma (art. 40, comma 1, DPR 131/1986)

    «Per gli atti relativi a cessioni di beni e prestazioni di servizi soggetti all’imposta sul valore aggiunto, l’imposta si applica in misura fissa. Si considerano soggette all’imposta sul valore aggiunto anche le cessioni e le prestazioni per le quali l’imposta non è dovuta a norma dell’articolo 7 e quelle di cui al sesto comma del successivo articolo 21 […].»

    Operazione IVA Registro
    Cessione di beni/servizi soggetta a IVA Applicata Misura fissa
    Cessione di fabbricato strumentale Spesso applicata Eccezione: proporzionale
    Locazione di fabbricato strumentale Possibile Eccezione: proporzionale
    Cessione tra privati (no IVA) Non applicata Proporzionale

    Tre casi pratici

    Vendita di merce con fattura IVA

    Un’impresa vende beni a un cliente con fattura soggetta a IVA e l’atto va registrato.

    Cosa fare: Applicare il registro in misura fissa per il principio di alternatività: l’operazione sconta l’IVA e non il registro proporzionale.

    Cessione di fabbricato strumentale

    Una società cede un capannone strumentale con IVA.

    Cosa fare: Verificare l’eccezione: per i fabbricati strumentali il registro può applicarsi in misura proporzionale (oltre a ipotecarie e catastali) pur in presenza di IVA.

    Vendita di immobile tra privati

    Due privati compravendono un appartamento senza IVA.

    Cosa fare: Si applica il registro proporzionale (con l’eventuale agevolazione prima casa): l’alternatività non opera perché manca l’IVA.

    Spunti pratici

    • Sono considerate ‘soggette a IVA’ anche alcune operazioni non imponibili o esenti, ai fini dell’alternatività.
    • Per gli immobili vanno valutate anche le imposte ipotecaria e catastale, che seguono regole proprie.
    • L’errata applicazione (proporzionale invece che fissa) è recuperabile: verificare il regime IVA dell’operazione.

    Norme collegate

    Fonti affidabili

    • DPR 26 aprile 1986, n. 131, art. 40 (TUR)
    • DPR 633/1972 (disciplina IVA)
    • Agenzia delle Entrate, imposte indirette sugli atti

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  • Controllo formale e documenti mancanti: esempi pratici sull’art. 36-ter DPR 600/1973

    Controllo formale e documenti mancanti: esempi pratici sull’art. 36-ter DPR 600/1973

    In sintesi

    • L’art. 36-ter del DPR 600/1973 disciplina il controllo formale: l’ufficio verifica la corrispondenza tra i dati della dichiarazione e i documenti del contribuente e quelli trasmessi da terzi (datori di lavoro, banche, enti).
    • A differenza del controllo automatico, qui l’ufficio può chiedere di esibire i documenti che giustificano oneri, detrazioni, deduzioni e ritenute.
    • Il controllo va eseguito entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione.
    • Il contribuente è invitato a fornire chiarimenti e documenti; pagando dopo la comunicazione degli esiti la sanzione è ridotta a due terzi (20%).

    La norma (art. 36-ter, commi 1, 2 e 3, DPR 600/1973)

    «1. Gli uffici periferici dell’amministrazione finanziaria procedono, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione, al controllo formale delle dichiarazioni presentate dai contribuenti e dai sostituti d’imposta sulla base dei criteri selettivi fissati dal Ministro delle finanze […]. 2. […] gli uffici possono: a) escludere […] lo scomputo delle ritenute d’acconto non risultanti […]; b) escludere […] le detrazioni d’imposta non spettanti in base ai documenti richiesti […]. 3. […] il contribuente o il sostituto d’imposta è invitato […] a fornire chiarimenti in ordine ai dati contenuti nella dichiarazione e ad eseguire o trasmettere ricevute di versamento e altri documenti.»

    Elemento Controllo automatico (36-bis) Controllo formale (36-ter)
    Oggetto Errori di calcolo e versamenti Documenti a sostegno di oneri e detrazioni
    Richiesta documenti No Sì
    Termine Inizio periodo dichiarazioni anno successivo 31 dicembre del 2° anno successivo
    Sanzione ridotta pagando 1/3 (10%) 2/3 (20%)

    Tre casi pratici

    Spese mediche senza scontrini

    Vengono chieste le ricevute delle spese sanitarie detratte; il contribuente non trova alcuni documenti.

    Cosa fare: Recuperare le ricevute presso farmacie e strutture (anche dal Sistema Tessera Sanitaria); per le spese non documentabili si accetta la ripresa pagando con sanzione ridotta.

    Ritenuta non risultante dalla CU

    L’ufficio esclude lo scomputo di una ritenuta non presente nella Certificazione Unica del sostituto.

    Cosa fare: Esibire la fattura e la prova del pagamento al netto della ritenuta: se la ritenuta è stata effettivamente subìta lo scomputo va riconosciuto anche se il sostituto non l’ha certificata.

    Documenti non dovuti perché già all’anagrafe

    L’ufficio chiede documenti relativi a dati già presenti nelle banche dati fiscali.

    Cosa fare: Eccepire l’art. 36-ter, comma 3-bis: gli uffici non possono chiedere documenti relativi a informazioni già disponibili nell’anagrafe tributaria.

    Spunti pratici

    • Il termine di 30 giorni per rispondere all’invito non è perentorio, ma rispondere tempestivamente evita l’iscrizione a ruolo.
    • La cartella da controllo formale deve essere notificata, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo alla presentazione.
    • Conservare i documenti fiscali fino alla scadenza dei termini di accertamento: per gli oneri pluriennali (es. ristrutturazioni) per tutta la durata della detrazione.

    Norme collegate

    Fonti affidabili

    • DPR 29 settembre 1973, n. 600, art. 36-ter (testo consolidato Agenzia delle Entrate)
    • D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 462
    • L. 212/2000, art. 6, comma 4 (divieto di richiedere documenti già in possesso dell’amministrazione)

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  • Art. 16 L. 300/1970 – Trattamenti economici collettivi discriminatori

    Art. 16 L. 300/1970 Statuto Lavoratori – Trattamenti economici collettivi discriminatori

    In vigore dal 20/05/1970

    È vietata la concessione di trattamenti economici di maggior favore aventi carattere discriminatorio a mente dell'articolo

    15. Il pretore, su domanda dei lavoratori nei cui confronti è stata attuata la discriminazione di cui al comma precedente o delle associazioni sindacali alle quali questi hanno dato mandato, accertati i fatti, condanna il datore di lavoro al pagamento, a favore del fondo adeguamento pensioni, di una somma pari all'importo dei trattamenti economici di maggior favore illegittimamente corrisposti nel periodo massimo di un anno.

  • Art. 13 CAD – Formazione informatica dei dipendenti pubblici

    Art. 13 D.Lgs. 82/2005 CAD – Formazione informatica dei dipendenti pubblici

    In vigore dal 01/01/2006

    1. Le pubbliche amministrazioni, nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili, attuano politiche di reclutamento e formazione del personale finalizzate alla conoscenza e all'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, nonché dei temi relativi all'accessibilità e alle tecnologie assistive, ai sensi dell' articolo 8 della legge 9 gennaio 2004, n. 4.

    1-bis. Le politiche di formazione di cui al comma 1 sono altresì volte allo sviluppo delle competenze tecnologiche, di informatica giuridica e manageriali dei dirigenti, per la transizione alla modalità operativa digitale.

  • Art. 20 CTS – Ambito di applicazione

    Art. 20 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Ambito di applicazione

    In vigore dal 03/08/2017

    1. Le disposizioni del presente titolo si applicano a tutti gli enti del Terzo settore costituiti in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, o di fondazione.

  • Art. 224 CPI – Risorse finanziarie

    Art. 224 CPI – Risorse finanziarie

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. L’Ufficio italiano brevetti e marchi provvede all’assolvimento dei propri compiti ed al finanziamento della ricerca di anteriorità con le risorse di bilancio iscritte allo stato di previsione della spesa del Ministero delle attività produttive, con i corrispettivi direttamente riscossi per i servizi resi in materia di proprietà industriale.

    2. Il Ministero delle attività produttive provvede a corrispondere annualmente il cinquanta per cento dell’ammontare delle tasse di cui al comma 1 all’Ufficio europeo dei brevetti, così come previsto dall’articolo 39 della convenzione di Monaco del 5 ottobre 1973, ratificata dalla legge 25 maggio 1978, n. 260 .

    3. L’Ufficio italiano brevetti e marchi provvede all’assolvimento dei propri compiti anche con i versamenti ed i rimborsi eventualmente effettuati da organismi internazionali di proprietà industriale ai quali l’Italia partecipa e con ogni altro provento derivante dalla sua attività.

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