Autore: Andrea Marton

  • Banca delle ore: come funziona e come si usano i crediti

    Guida pratica · Lavoro · Ferie e permessi

    In sintesi

    La banca delle ore è un istituto contrattuale che consente di accantonare le ore di straordinario (o in alcuni CCNL anche permessi maturati) in un conto individuale da usare come riposi compensativi, anziché monetizzarle. Non esiste una disciplina legale uniforme: tutto dipende dal CCNL e dall’eventuale accordo aziendale.

    Riferimento normativo

    Contrattazione collettiva; art. 17 D.Lgs. 66/2003

    Tabella riepilogativa

    Banca delle ore – schema di funzionamento tipico
    Aspetto Regola tipica (CCNL)
    Alimentazione Ore di lavoro straordinario (e/o permessi maturati) a scelta del lavoratore
    Tetto di accumulo Variabile: spesso 40-80 ore/anno (verificare CCNL)
    Utilizzo Riposi compensativi, permessi brevi, riduzione orario
    Scadenza Di norma entro fine anno o entro 12-18 mesi dall’accumulo
    Monetizzazione residua Possibile allo scadere o alla cessazione del rapporto
    Comunicazione utilizzo Preavviso al datore (24 h-5 giorni, secondo CCNL)

    Cos'è e da dove nasce

    La banca delle ore è un istituto di origine contrattuale introdotto da numerosi CCNL a partire dagli anni ’90 per rendere più flessibile la gestione dell’orario. L’art. 17 del D.Lgs. 66/2003 consente alle parti sociali di prevedere, in alternativa alla maggiorazione monetaria, la fruizione di ore di riposo compensativo a fronte di prestazioni straordinarie. Il contenuto concreto (tetti, scadenze, regole di utilizzo) è interamente rimesso al CCNL e agli accordi aziendali.

    Come si accumula e come si usa

    Il lavoratore che effettua ore di straordinario può scegliere (dove il CCNL lo prevede) di «versarle» nella banca delle ore anziché riceverne la maggiorazione in busta paga. Le ore accantonate possono essere fruite come riposi compensativi (mezze giornate, giornate intere o cumuli plurigiornalieri) con il preavviso previsto dal contratto – generalmente da 24 ore a 5 giorni.

    Scadenza e monetizzazione

    I crediti in banca delle ore hanno di norma una scadenza: molti CCNL prevedono che le ore non fruite entro fine anno (o entro 12-18 mesi) vengano automaticamente monetizzate con la maggiorazione contrattuale applicabile. Alla cessazione del rapporto, le ore residue sono sempre liquidate in denaro.

    Casi pratici

    Tizio – accumula 20 ore per un ponte lungo

    Tizio lavora 20 ore di straordinario nei mesi precedenti versandole nella banca delle ore. A maggio usa i crediti per fare un lungo ponte di 2,5 giorni aggiuntivi senza intaccare le ferie. Comunica al datore 3 giorni prima, come richiesto dal suo CCNL.

    Caia – ore scadute non utilizzate

    Caia ha accumulato 15 ore ma non le ha usate entro il 31 dicembre. Il CCNL prevede la monetizzazione automatica: in gennaio riceverà in busta paga le 15 ore calcolate con la maggiorazione straordinaria prevista.

    Sempronio – datore che nega il riposo compensativo

    Sempronio chiede di fruire di 8 ore dalla banca per un appuntamento medico, rispettando il preavviso contrattuale. Il datore non può negare il riposo salvo motivate esigenze produttive straordinarie espressamente previste dal CCNL.

    Domande frequenti

    La banca delle ore è obbligatoria per legge?

    No, è un istituto di origine contrattuale: esiste solo se prevista dal CCNL o da un accordo aziendale. Se il contratto non la prevede, le ore straordinarie sono sempre monetizzate.

    Posso scegliere se versare le ore in banca o ricevere il compenso?

    Dipende dal CCNL: alcuni lasciano la scelta al lavoratore, altri prevedono automaticamente l’accantonamento o la monetizzazione. Verificare il contratto applicato.

    Le ore in banca si perdono se lascio l'azienda?

    No. Le ore residue in banca alla cessazione del rapporto vengono sempre liquidate in denaro con la retribuzione dell’ultimo periodo.

    Il datore può trasferire d'ufficio le ore in banca senza il mio consenso?

    Solo se il CCNL o l’accordo aziendale lo prevede espressamente. In mancanza, la scelta è del lavoratore.

    Le ore in banca sono utili ai fini del TFR?

    Le ore già lavorate che alimentano la banca sono già computate ai fini del TFR al momento della prestazione. Il momento della fruizione come riposo non modifica il calcolo del TFR.

    Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 1020 Codice della Navigazione – Prescrizione

    Art. 1020 Codice della Navigazione – Prescrizione

    R.D. 30 marzo 1942, n. 327 – Codice della navigazione

    Alla prescrizione dei diritti derivanti dal contratto di assicurazione si applicano le disposizioni dell'articolo 547. Il diritto di risarcimento per danni subiti dal terzo sulla superficie si prescrive nello stesso termine in cui si prescrive il diritto al risarcimento del danneggiato contro l'esercente.

  • Art. 72 TUIR: Presupposto dell’imposta

    Art. 72 TUIR: Presupposto dell’imposta

    Art. 72 TUIR – Presupposto dell’imposta

    In vigore dal 01/01/2004

    Modificato da: Decreto legislativo del 12/12/2003 n. 344 Articolo 1

    “1. Presupposto dell’imposta sul reddito delle società è il possesso dei redditi in denaro o in natura rientranti nelle categorie indicate nell’articolo 6.”

  • Art. 47 T.U.IVA: Altre violazioni

    Art. 47 T.U.IVA: Altre violazioni

    Art. 47 T.U.IVA – Altre violazioni.

    In vigore dal 30/09/1989 al 01/04/1998

    Modificato da: Decreto-legge del 30/09/1989 n. 332 Articolo 8

    Soppresso dal 01/04/1998 da: Decreto legislativo del 18/12/1997 n. 471 Articolo 16

    “Sono punite con la pena pecuniaria da trecentomila a un milione duecentomila lire:
    1) la mancata restituzione dei questionari di cui al n.3) dell’art. 51 e la
    restituzione di essi con risposte incomplete o non veritiere;
    2) la inottemperanza all’invito di comparizione di cui al n.2) dell’art. 51
    ed a qualsiasi altra richiesta fatta dagli uffici nell’esercizio dei
    poteri indicati nell’art. 51;
    3) ogni altra violazione degli obblighi stabiliti dal presente decreto non
    contemplata espressamente.”

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  • Art. 5 D.Lgs. 159/2011 – Titolarità della proposta. Competenza

    Art. 5 D.Lgs. 159/2011 – Titolarità della proposta. Competenza

    D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 – Codice antimafia

    1. Nei confronti delle persone indicate all'articolo 4 possono essere proposte dal questore, dal procuratore nazionale antimafia, dal procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo di distretto ove dimora la persona e dal direttore della Direzione investigativa antimafia le misure di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e dell'obbligo di soggiorno nel comune di residenza o di dimora abituale.

    2. Nei casi previsti dall'articolo 4, comma 1, lettere c), i), i-bis) e i-ter), le funzioni e le competenze spettanti al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto sono attribuite anche al procuratore della Repubblica presso il tribunale nel cui circondario dimora la persona previo coordinamento con il procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto; nei medesimi casi, nelle udienze relative ai procedimenti per l'applicazione delle misure di prevenzione le funzioni di pubblico ministero possono essere esercitate anche dal procuratore della Repubblica presso il tribunale competente.

    3. Salvo quanto previsto al comma 2, nelle udienze relative ai procedimenti per l'applicazione delle misure di prevenzione richieste ai sensi del presente decreto, le funzioni di pubblico ministero sono esercitate dal procuratore della Repubblica di cui al comma 1.

    4. La proposta di cui al comma 1 deve essere depositata presso la cancelleria delle sezioni o dei collegi del tribunale del capoluogo del distretto, nel territorio del quale la persona dimora, previsti dal comma 2-sexies dell'articolo 7-bis dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12 . Limitatamente ai tribunali di Trapani e Santa Maria Capua Vetere, la proposta di cui al comma 1 è depositata presso la cancelleria delle sezioni o dei collegi specializzati in materia di misure di prevenzione ivi istituiti ai sensi del citato comma 2-sexies, ove la persona dimori nel territorio, rispettivamente, delle province di Trapani e di Caserta .

  • Art. 51 D.Lgs. 171/2005

    Art. 51 D.Lgs. 171/2005

    Decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171 – Codice della nautica da diporto

    Articolo abrogato.

  • Art. 30 D.Lgs. 159/2011 – Rapporti con sequestro e confisca disposti in seno a procedimenti penali

    Art. 30 D.Lgs. 159/2011 – Rapporti con sequestro e confisca disposti in seno a procedimenti penali

    D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 – Codice antimafia

    1. Il sequestro e la confisca di prevenzione possono essere disposti anche in relazione a beni già sottoposti a sequestro in un procedimento penale. In tal caso la custodia giudiziale dei beni sequestrati nel processo penale viene affidata all'amministratore giudiziario, il quale provvede alla gestione dei beni stessi ai sensi del titolo III. Questi comunica al giudice del procedimento penale, previa autorizzazione del tribunale che ha disposto la misura di prevenzione, copia delle relazioni periodiche. In caso di revoca del sequestro o della confisca di prevenzione, il giudice del procedimento penale provvede alla nomina di un nuovo custode , salvo che ritenga di confermare quello già nominato nel procedimento di prevenzione . Nel caso previsto dall' articolo 104-bis disp. att. c.p.p. , l'amministratore giudiziario nominato nel procedimento penale prosegue la propria attività nel procedimento di prevenzione, salvo che il tribunale, con decreto motivato e sentita l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, di seguito denominata «Agenzia», non provveda alla sua revoca e sostituzione.

    2. Nel caso previsto dal comma 1, primo periodo, se la confisca definitiva di prevenzione interviene prima della sentenza irrevocabile di condanna che dispone la confisca dei medesimi beni in sede penale, si procede in ogni caso alla gestione, vendita, assegnazione o destinazione ai sensi del titolo III. Il giudice, ove successivamente disponga la confisca in sede penale, dichiara la stessa già eseguita in sede di prevenzione.

    3. Se la sentenza irrevocabile di condanna che dispone la confisca interviene prima della confisca definitiva di prevenzione, il tribunale, ove abbia disposto il sequestro e sia ancora in corso il procedimento di prevenzione, dichiara, con decreto, che la stessa è stata già eseguita in sede penale .

    4. Nei casi previsti dai commi 2 e 3, in ogni caso la successiva confisca viene trascritta, iscritta o annotata ai sensi dell'articolo 21.

    5. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano anche nel caso in cui il sequestro disposto nel corso di un giudizio penale sopravvenga al sequestro o alla confisca di prevenzione.

  • Sanzioni disciplinari nel CCNL Agricoltura (Impiegati e Quadri): contestazione e difesa

    CCNL Agricoltura (Impiegati e Quadri)

    Sanzioni disciplinari nel CCNL Agricoltura (Impiegati e Quadri): contestazione e difesa

    Nei settori a contatto con il pubblico e negli uffici un errore con il cliente, alla cassa o sull’orario può dare luogo a un provvedimento disciplinare. Prima di multa o sospensione, però, il datore deve rispettare una procedura precisa: contestazione scritta, tempo per difendersi, proporzionalità. Conoscerla è il modo migliore per far valere i propri diritti.

    In sintesi

    Nessuna sanzione disciplinare è valida senza la procedura dell’art. 7 Statuto: contestazione scritta e tempestiva, almeno 5 giorni per le giustificazioni, possibile assistenza sindacale. La scala va da rimprovero verbale e scritto a multa (max 4 ore) e sospensione (max 10 giorni), fino al licenziamento. La sanzione deve essere proporzionata e si impugna entro 20 giorni.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Confagricoltura · Coldiretti · Cia (lato datoriale) · Fai-Cisl · Flai-Cgil · Uila-Uil · Confederdia (lato sindacale)
    Istituti trattati
    Codice disciplinare · Contestazione e difesa · Scala delle sanzioni · Impugnazione
    Riferimenti
    Art. 7 L. 300/1970 (Statuto) · Artt. 2104-2106 c.c. · Codice disciplinare del CCNL
    Fonte
    Testo del CCNL depositato presso il CNEL

    Da dove nasce il potere disciplinare

    Il potere del datore di sanzionare non è arbitrario: trova fondamento e limiti nel codice civile e nello Statuto. Il lavoratore è tenuto alla diligenza nell’esecuzione della prestazione (art. 2104 c.c.) e a un obbligo di fedeltà (art. 2105 c.c.); la violazione di questi doveri legittima la reazione disciplinare, che però deve sempre essere proporzionata all’infrazione (art. 2106 c.c.). Il codice disciplinare del CCNL traduce questi principi in un elenco di mancanze e sanzioni, dando concretezza e prevedibilità al sistema.

    La scala delle sanzioni disciplinari

    Le sanzioni vanno dalla più lieve alla più grave, secondo un principio di gradualità e proporzionalità. I limiti massimi sono fissati dalla legge; quali mancanze diano luogo a ciascuna sanzione è invece stabilito dal codice disciplinare del CCNL.

    Sanzioni disciplinari — tipologia e limiti di legge (art. 7 L. 300/1970)
    Sanzione In che cosa consiste Limite di legge
    Rimprovero verbale Richiamo orale per mancanze lievi Unica sanzione senza obbligo di forma scritta
    Ammonizione (rimprovero scritto) Richiamo formale messo agli atti Richiede contestazione scritta e difesa
    Multa Trattenuta una tantum sulla retribuzione Fino a 4 ore di retribuzione base
    Sospensione dal lavoro e dalla retribuzione Allontanamento temporaneo non retribuito Fino a 10 giorni
    Licenziamento disciplinare Sanzione espulsiva per mancanze gravi Per giusta causa o giustificato motivo soggettivo
    L’elenco delle mancanze e la sanzione corrispondente sono fissati dal codice disciplinare del CCNL applicato e dagli accordi aziendali: per il dettaglio si rinvia sempre al testo contrattuale vigente.

    La procedura disciplinare passo per passo

    Anche per una contestazione su cassa, clienti o orario il datore deve rispettare l’art. 7 dello Statuto: è la procedura che rende valida la sanzione.

    1. Il codice disciplinare conoscibile

    Le mancanze sanzionabili e le relative sanzioni devono risultare da un codice disciplinare reso conoscibile ai lavoratori (di norma affisso). L’elenco di dettaglio è quello del CCNL applicato.

    2. La contestazione scritta e tempestiva

    Il datore deve contestare l’addebito per iscritto, in modo specifico e tempestivo rispetto al fatto: una contestazione tardiva o generica è viziata e la sanzione cade.

    3. I 5 giorni per difendersi

    Il lavoratore ha almeno 5 giorni per replicare e portare le proprie ragioni, con facoltà di farsi assistere dal sindacato. Solo dopo, e valutate le giustificazioni, il datore può decidere la sanzione.

    4. Proporzionalità e oblio

    La sanzione va commisurata alla gravità effettiva del comportamento; le sanzioni anteriori a 2 anni non possono più essere richiamate per aggravare quelle successive.

    Come si impugna una sanzione

    Chi ritiene la sanzione ingiusta o sproporzionata può reagire. Oltre alla via giudiziale, l’art. 7 dello Statuto prevede una tutela rapida: entro 20 giorni il lavoratore può promuovere la costituzione di un collegio di conciliazione e arbitrato presso l’Ispettorato territoriale del lavoro. In tal caso la sanzione resta sospesa fino alla pronuncia del collegio. È sempre possibile, in alternativa, rivolgersi al giudice del lavoro.

    Casi pratici

    Tizio — contestazione tardiva sull’ammanco di cassa
    A Tizio viene contestato un ammanco di cassa avvenuto due mesi prima. Poiché la contestazione non è tempestiva rispetto al fatto, il provvedimento disciplinare risulta viziato sul piano procedurale e può essere annullato, a prescindere dal merito.
    Caia — difesa con assistenza sindacale
    Caia, addetta alla vendita, riceve la contestazione di un comportamento scorretto verso un cliente. Entro 5 giorni chiede di essere sentita con l’assistenza del rappresentante sindacale e fornisce la sua versione; il datore, valutate le giustificazioni, si limita a un rimprovero scritto.

    Domande frequenti

    Entro quanto tempo posso difendermi da una contestazione disciplinare?
    Hai diritto ad almeno 5 giorni dalla contestazione per presentare le tue giustificazioni, anche oralmente, e puoi farti assistere da un rappresentante sindacale. Prima che siano decorsi i 5 giorni il datore non può applicare la sanzione (salvo il semplice rimprovero verbale).
    Una vecchia sanzione può essere usata contro di me?
    No, se è trascorso troppo tempo: l’art. 7 dello Statuto vieta di tenere conto delle sanzioni disciplinari decorsi 2 anni dalla loro applicazione. Una sanzione più vecchia non può quindi essere richiamata per aggravare, a titolo di recidiva, una sanzione successiva.
    Il licenziamento disciplinare segue la stessa procedura?
    Sì. Anche il licenziamento per motivi disciplinari (giusta causa o giustificato motivo soggettivo) richiede la previa contestazione scritta dell’addebito e il rispetto del diritto di difesa. Le conseguenze in caso di illegittimità dipendono dal regime applicabile (tutele crescenti o art. 18 a seconda della data di assunzione).
    La sanzione è valida se non mi hanno contestato nulla per iscritto?
    No. Salvo il semplice rimprovero verbale, ogni sanzione richiede una contestazione scritta, specifica e tempestiva e il rispetto dei 5 giorni per la difesa. Senza questi passaggi la sanzione è illegittima, a prescindere dal merito del fatto.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e stipendi, come darle, preavviso e telematiche, preavviso e licenziamento, ferie, permessi e ROL, maternità e congedi e tredicesima, quattordicesima e premi.

    Contenuto divulgativo aggiornato alle regole generali di legge (art. 7 L. 300/1970; artt. 2104-2106 c.c.). Per l’elenco delle mancanze e delle sanzioni corrispondenti si rinvia sempre al codice disciplinare del CCNL vigente e agli accordi aziendali.

  • Art. 143 RD 12/1941

    Art. 143 RD 12/1941

    Ordinamento giudiziario (Regio Decreto 30 gennaio 1941, n. 12)

    Articolo abrogato.

  • Art. 1024 Codice della Navigazione – Privilegi sulle cose caricate

    Art. 1024 Codice della Navigazione – Privilegi sulle cose caricate

    R.D. 30 marzo 1942, n. 327 – Codice della navigazione

    Sono privilegiati sulle cose caricate: 1° le spese giudiziali dovute allo Stato o fatte nell'interesse comune dei creditori per atti conservativi sulle cose o per il processo di esecuzione; 2° i diritti doganali dovuti sulle cose nel luogo di consegna; 3° le indennità ed i compensi per assistenza e salvataggio; 4° i crediti derivanti dal contratto di trasporto, comprese le spese di scaricazione ed il fitto dei magazzini nei quali le cose scaricate sono depositate.