Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
1. Le sanzioni interdittive si applicano in relazione ai reati per i quali sono espressamente previste, quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni: a) l'ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità e il reato è stato commesso da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti all'altrui direzione quando, in questo caso, la commissione del reato è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative; b) in caso di reiterazione degli illeciti.
2. Fermo restando quanto previsto dagli articoli 25, comma 5 e 25-octies.2, comma 3, le sanzioni interdittive hanno una durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni.
3. Le sanzioni interdittive non si applicano nei casi previsti dall'articolo 12, comma 1.
Art. 16 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Lavoro negli enti del Terzo settore
In vigore dal 03/08/2017
1. I lavoratori degli enti del Terzo settore hanno diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi di cui all' articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81. In ogni caso, in ciascun ente del Terzo settore, la differenza retributiva tra lavoratori dipendenti non può essere superiore al rapporto uno a otto, da calcolarsi sulla base della retribuzione annua lorda. In presenza di comprovate esigenze attinenti alla necessità di acquisire specifiche competenze ai fini dello svolgimento delle attività di interesse generale di cui all'articolo 5, comma 1, il rapporto di cui al periodo precedente è stabilito in uno a dodici. Gli enti del Terzo settore danno conto del rispetto di tali parametri nel proprio bilancio sociale o, in mancanza, nella relazione di cui all'articolo 13, comma 1.
Art. 11 D.Lgs. 74/2000 Reati Tributari – Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte
In vigore dal 15/04/2000
1. È punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a dette imposte di ammontare complessivo superiore ad euro cinquantamila, aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva. Se l'ammontare delle imposte, sanzioni ed interessi è superiore ad euro duecentomila si applica la reclusione da un anno a sei anni.
2. È punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, al fine di ottenere per sé o per altri un pagamento parziale dei tributi e relativi accessori, indica nella documentazione presentata ai fini della procedura di transazione fiscale elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi per un ammontare complessivo superiore ad euro cinquantamila. Se l'ammontare di cui al periodo precedente è superiore ad euro duecentomila si applica la reclusione da un anno a sei anni.
Art. 1 (cc. 66-72) L. 190/2012 – Codici di comportamento dei dipendenti pubblici
L. 6 novembre 2012, n. 190 – testo aggiornato (sotto-sezione tematica per facilitare la lettura)
66. Tutti gli incarichi presso istituzioni, organi ed enti pubblici, nazionali ed internazionali attribuiti in posizioni apicali o semiapicali, compresi quelli, comunque denominati, negli uffici di diretta collaborazione, ivi inclusi quelli di consulente giuridico, nonché quelli di componente degli organismi indipendenti di valutazione, a magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, avvocati e procuratori dello Stato, devono essere svolti con contestuale collocamento in posizione di fuori ruolo, che deve permanere per tutta la durata dell’incarico. È escluso il ricorso all’istituto dell’aspettativa. Gli incarichi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge cessano di diritto se nei centottanta giorni successivi non viene adottato il provvedimento di collocamento in posizione di fuori ruolo.
67. Il Governo è delegato ad adottare, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per l’individuazione di ulteriori incarichi, anche negli uffici di diretta collaborazione, che, in aggiunta a quelli di cui al comma 66, comportano l’obbligatorio collocamento in posizione di fuori ruolo, sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi: a) tener conto delle differenze e specificità dei regimi e delle funzioni connessi alla giurisdizione ordinaria, amministrativa, contabile e militare, nonché all’Avvocatura dello Stato; b) durata dell’incarico; c) continuatività e onerosità dell’impegno lavorativo connesso allo svolgimento dell’incarico; d) possibili situazioni di conflitto di interesse tra le funzioni esercitate presso l’amministrazione di appartenenza e quelle esercitate in ragione dell’incarico ricoperto fuori ruolo.
68. Salvo quanto previsto dal comma 69, i magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, gli avvocati e procuratori dello Stato non possono essere collocati in posizione di fuori ruolo per un tempo che, nell’arco del loro servizio, superi complessivamente dieci anni, anche continuativi. Ai fini dell’applicazione del primo periodo, non è mai computata nel termine complessivo la durata degli incarichi conferiti o autorizzati e di quelli da conferire o autorizzare presso la Presidenza della Repubblica, la Corte costituzionale, il Parlamento, la Presidenza del Consiglio dei ministri e gli organi di governo autonomo. Le disposizioni del secondo periodo si applicano anche agli incarichi di capo e vice capo degli uffici di diretta collaborazione e agli incarichi di capo e vice capo di dipartimento già conferiti o da conferire fino al 31 dicembre 2029 presso i Ministeri titolari di interventi previsti nel PNRR, ovvero nel Piano nazionale per gli investimenti complementari al PNRR di cui all’ articolo 1 del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59 , convertito, con modificazioni, dalla legge 1° luglio 2021, n. 101 . Il predetto collocamento non può comunque determinare alcun pregiudizio con riferimento alla posizione rivestita nei ruoli di appartenenza.
69. Salvo quanto previsto nei commi 70, 71 e 72 le disposizioni di cui al comma 68 si applicano anche agli incarichi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge.
70. Le disposizioni di cui ai commi da 66 a 72 non si applicano ai membri di Governo, alle cariche elettive, anche presso gli organi di autogoverno, e ai componenti delle Corti internazionali comunque denominate.
71. Per gli incarichi previsti dal comma 4 dell’articolo 1-bis del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143 , convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181 , anche se conferiti successivamente all’entrata in vigore della presente legge, il termine di cui al comma 68 decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge.
72. I magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, nonché gli avvocati e procuratori dello Stato che, alla data di entrata in vigore della presente legge, hanno già maturato o che, successivamente a tale data, maturino il periodo massimo di collocamento in posizione di fuori ruolo, di cui al comma 68, si intendono confermati nella posizione di fuori ruolo sino al termine dell’incarico, della legislatura, della consiliatura o del mandato relativo all’ente o soggetto presso cui è svolto l’incarico. Qualora l’incarico non preveda un termine, il collocamento in posizione di fuori ruolo si intende confermato per i dodici mesi successivi all’entrata in vigore della presente legge.
Art. 8 bis D.Lgs. 82/2005 CAD – Connettività alla rete Internet negli uffici e luoghi pubblici
1. I soggetti di cui all'articolo 2, comma 2, favoriscono, in linea con gli obiettivi dell'Agenda digitale europea, la disponibilità di connettività alla rete Internet presso gli uffici pubblici e altri luoghi pubblici, in particolare nei settori scolastico, sanitario e di interesse turistico, anche prevedendo che la porzione di banda non utilizzata dagli stessi uffici sia messa a disposizione degli utenti nel rispetto degli standard di sicurezza fissati dall'Agid.
2. I soggetti di cui all'articolo 2, comma 2, mettono a disposizione degli utenti connettività a banda larga per l'accesso alla rete Internet nei limiti della banda disponibile e con le modalità determinate dall'AgID.
Art. 11 L. 300/1970 Statuto Lavoratori – Articolo 11
In vigore dal 20/05/1970
(Attività culturali, ricreative e assistenziali e controlli sul servizio di mensa) Le attività culturali, ricreative ed assistenziali promosse nell'azienda sono gestite da organismi formati a maggioranza dai rappresentanti dei lavoratori. Le rappresentanze sindacali aziendali, costituite a norma dell'articolo 19, hanno diritto di controllare la qualità del servizio di mensa secondo modalità stabilite dalla contrattazione collettiva.
Gestione separata: i collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.) si iscrivono alla gestione separata INPS, non a una cassa di categoria.
Ripartizione 2/3 e 1/3: per legge, due terzi del contributo complessivo sono a carico del committente e un terzo a carico del collaboratore.
Chi versa effettivamente: l’obbligo di versamento ricade interamente sul committente, che trattiene la quota del collaboratore dal compenso e la versa all’INPS.
Aliquota 2026: 35,03% per chi non ha altra copertura previdenziale (33% pensionistico più 2,03% di aliquote aggiuntive); per pensionati e iscritti ad altra forma obbligatoria l’aliquota pensionistica è del 24%.
Massimale annuo: per il 2026 è di 122.295 euro: oltre questo reddito non si versano ulteriori contributi.
Cos'è la gestione separata e perché riguarda i co.co.co.
Un collaboratore coordinato e continuativo – il co.co.co. – non è un dipendente, ma non è nemmeno un libero professionista con cassa propria. Per questo la legge lo ha indirizzato verso la gestione separata INPS, istituita nel 1995 per raccogliere categorie di lavoratori che altrimenti sarebbero rimaste prive di copertura previdenziale.
La gestione separata funziona in modo diverso dalla gestione artigiani o commercianti: non ci sono rate fisse durante l’anno, ma un contributo calcolato in percentuale sul compenso effettivo. Per il 2026 (circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026) l’aliquota per i collaboratori iscritti in via esclusiva alla gestione separata è del 33% ai fini pensionistici (IVS). A questa si sommano lo 0,50% e lo 0,22% per maternità, malattia e assegni per il nucleo familiare e l’1,31% per la DIS-COLL, l’indennità di disoccupazione dei collaboratori, che è dovuta anche da chi poi non la percepisce: in totale 35,03%.
Per chi è già pensionato o iscritto a un’altra forma di previdenza obbligatoria l’aliquota pensionistica resta al 24%; sommando le stesse aliquote aggiuntive (2,03%) si arriva al 26,03%. La DIS-COLL è dovuta anche sui compensi di amministratori, sindaci e revisori. Le percentuali cambiano da un anno all’altro: l’INPS le comunica a inizio anno con una circolare.
La particolarità più rilevante per il collaboratore è questa: non deve preoccuparsi di versare lui stesso i contributi. L’obbligo cade sul committente, che li calcola, trattiene la quota del collaboratore dal pagamento del compenso e versa all’INPS l’importo complessivo.
Ripartizione e versamento dei contributi co.co.co.
Voce
Dettaglio
Gestione previdenziale
Gestione separata INPS (art. 2, c. 26, L. 335/1995)
24% pensionistico; con le aliquote aggiuntive (2,03%) 26,03%
Quando si versa
Entro il 16 del mese successivo a quello in cui è pagato il compenso, con F24
Massimale e minimale 2026
122.295 euro e 18.808 euro
Esempio pratico
Esempio con l’aliquota 2026 per chi non ha altra copertura (35,03%). Caio è un co.co.co. che riceve un compenso lordo di 1.000 euro da una società. Il contributo totale è di 350,30 euro. Di questi, 1/3 – 116,77 euro – è a carico di Caio e viene trattenuto dal compenso: Caio riceve quindi 883,23 euro prima delle ritenute IRPEF. I restanti 2/3 – 233,53 euro – sono a carico della società, che versa all’INPS i 350,30 euro totali con il modello F24 entro il 16 del mese successivo al pagamento del compenso. Caio non deve fare nulla di specifico per versare i contributi.
Documenti necessari
Contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.)
Buste paga o quietanze di pagamento del compenso (con trattenuta contributi evidenziata)
Estratto conto INPS gestione separata (area personale MyINPS)
Modello F24 del committente (per verificare che i versamenti siano stati effettuati)
Circolare INPS annuale con le aliquote della gestione separata
Tizio: collaboratore senza altra copertura previdenziale
Scenario. Tizio collabora con un’associazione culturale con contratto co.co.co. Non ha altre attività né è pensionato. Si chiede quanto perde di contributi sul compenso e se deve fare qualcosa.
Come si applica. Poiché Tizio non ha altra copertura previdenziale obbligatoria, nel 2026 si applica l’aliquota piena della gestione separata, il 35,03%. L’associazione (il committente) trattiene dal compenso di Tizio la quota di 1/3 e versa all’INPS il totale entro il 16 del mese successivo. Tizio non deve fare versamenti in proprio, ma è utile che acceda periodicamente all’area personale INPS per controllare che i contributi risultino effettivamente accreditati: se il committente non versa, la posizione previdenziale di Tizio ne risente, e ha diritto a segnalarlo all’INPS.
In pratica
Accedere a MyINPS e controllare l’estratto conto della gestione separata almeno una volta all’anno.
Se i contributi non risultano accreditati, segnalarlo al committente e se necessario all’INPS.
Conservare i documenti che attestano i compensi ricevuti per eventuali verifiche.
Caio: collaboratore già pensionato
Scenario. Caio riceve una pensione di vecchiaia e accetta un incarico di collaborazione co.co.co. per un ente pubblico. Si chiede se deve comunque pagare i contributi.
Come si applica. Sì, anche i pensionati che svolgono un’attività di collaborazione sono soggetti alla gestione separata. Tuttavia, per i pensionati (o per chi è già iscritto ad altra forma previdenziale obbligatoria) l’aliquota pensionistica è ridotta al 24% (26,03% con le aliquote aggiuntive del 2026). Anche in questo caso è il committente (l’ente pubblico) a trattenere la quota di Caio e a versare all’INPS il totale. I contributi accreditati nella gestione separata possono incrementare il trattamento pensionistico attraverso il meccanismo della totalizzazione o della ricongiunzione, ma le regole specifiche dipendono dalla situazione individuale.
In pratica
Comunicare al committente la propria qualità di pensionato per applicare l’aliquota ridotta corretta.
Verificare sull’estratto conto INPS che i contributi risultino accreditati nella gestione separata.
Valutare con un patronato o un professionista se e come i nuovi contributi incidono sulla pensione.
Quanto costa un co.co.co.: esempio su 35.000 euro all’anno
Per capire quanto pesano i contributi su un compenso annuo, ecco il calcolo con l’aliquota 2026 del 35,03% su 35.000 euro, sotto il massimale. Le cifre sono arrotondate al centesimo e i contributi sono quelli INPS, prima di IRPEF e addizionali.
Contributi su un compenso annuo di 35.000 euro (aliquota 2026 del 35,03%)
Voce
Importo
Compenso lordo annuo
35.000,00 euro
Contributo totale (35,03%)
12.260,50 euro
Quota del collaboratore (1/3), trattenuta dal compenso
4.086,83 euro
Quota del committente (2/3)
8.173,67 euro
Compenso al netto dei contributi del collaboratore
30.913,17 euro
Costo per il committente (compenso + sua quota di contributi)
43.173,67 euro
Per i compensi pagati entro il 12 gennaio si applicano le aliquote dell’anno precedente, perché fiscalmente sono considerati percepiti nell’anno prima (principio di cassa allargato dell’art. 51 del TUIR, richiamato dalla circolare INPS).
Quando e come versa il committente
L’obbligo di versamento è del committente, che deve pagare entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettiva corresponsione del compenso, con il modello F24 telematico (F24 EP per le amministrazioni pubbliche). Il committente versa sia la propria quota sia quella trattenuta al collaboratore.
Minimale e massimale 2026
Per il 2026 il massimale di reddito è di 122.295 euro: l’aliquota si applica ai compensi fino a questa soglia. Il minimale è di 18.808 euro: serve per l’accredito dell’anno intero. Con l’aliquota del 24% il contributo annuo che garantisce l’anno intero è di 4.513,92 euro; con il 35,03% è di 6.588,44 euro (di cui 6.206,64 euro ai fini pensionistici).
Co.co.co. sportivi: aliquota del 25% e franchigia di 5.000 euro
Per i collaboratori del settore sportivo dilettantistico la disciplina è diversa (art. 35 del D.Lgs. 36/2021). Nel 2026, per chi non è assicurato altrove, l’aliquota pensionistica è del 25% e la contribuzione si applica solo al superamento di 5.000 euro di compensi annui (calcolati per cassa e sommando tutti i committenti). Fino al 31 dicembre 2027 la contribuzione pensionistica si calcola sul 50% dell’imponibile contributivo. Le aliquote aggiuntive del 2,03% si applicano sui compensi al netto della franchigia di 5.000 euro. Per chi è già assicurato altrove o pensionato l’aliquota pensionistica è del 24%. La stessa disciplina vale per i collaboratori con incarichi amministrativo-gestionali presso società e associazioni sportive dilettantistiche (art. 37).
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Il collaboratore deve iscriversi alla gestione separata da solo?
No. L’obbligo di versare i contributi è del committente, che trattiene la quota del collaboratore dal compenso e la versa all’INPS insieme alla propria con il modello F24, entro il 16 del mese successivo al pagamento. Il collaboratore può verificare la propria posizione nell’area personale MyINPS.
Cosa succede se il committente non versa i contributi?
Il collaboratore può segnalare la situazione all’INPS e, in certi casi, può ottenere il riconoscimento dei contributi anche se il committente è inadempiente. L’INPS può avviare un’azione di recupero forzoso nei confronti del committente.
I contributi della gestione separata danno diritto alla pensione?
Sì. I contributi accreditati nella gestione separata si sommano agli eventuali contributi in altre gestioni e concorrono alla maturazione della pensione. Le regole di cumulo dipendono dalla storia contributiva individuale.
Il collaboratore può controllare i contributi versati?
Sì. Accedendo all’area personale MyINPS con SPID o CIE è possibile consultare l’estratto conto della gestione separata, che riporta i periodi e gli importi accreditati.
Esiste un massimale di reddito oltre il quale non si versano più contributi?
Sì. Per il 2026 il massimale di reddito della gestione separata è di 122.295 euro: oltre questa soglia non si versano ulteriori contributi. Esiste anche un minimale, pari a 18.808 euro per il 2026, che serve per l’accredito di un anno intero di contribuzione.
Un co.co.co. può dedurre i contributi nella dichiarazione dei redditi?
La quota di contributi a carico del collaboratore (il terzo trattenuto dal compenso) è deducibile dal reddito complessivo come onere deducibile. La quota a carico del committente non riguarda il collaboratore.
Qual è l’aliquota dei contributi dei co.co.co. nel 2026?
Per i collaboratori senza altra copertura previdenziale è del 35,03%: 33% ai fini pensionistici, più 0,50% e 0,22% di aliquote aggiuntive e 1,31% di DIS-COLL. Per pensionati e iscritti ad altra forma obbligatoria l’aliquota pensionistica è del 24%.
Quanto versa il committente e quanto trattiene al collaboratore?
Il contributo totale si divide per legge in due terzi a carico del committente e un terzo a carico del collaboratore. Su 1.000 euro di compenso, con l’aliquota del 35,03%, il contributo è di 350,30 euro: 116,77 euro trattenuti al collaboratore e 233,53 euro a carico del committente, che versa tutto con l’F24.
Malattia CCNL Scuola AGIDAE (art. 62): il posto è conservato per 6 mesi di assenza continuativa (più fino a 6 mesi di aspettativa non retribuita) oppure per 12 mesi di assenze anche non continuative nel triennio. Il datore integra fino al 100% della retribuzione netta per 180 giorni nell’anno solare. In caso di infortunio sul lavoro l’integrazione arriva al 100% della retribuzione dal 1° al 180° giorno (art. 63).
CCNL del 3 luglio 2024; secondo biennio economico 2026-2027 rinnovato il 19 maggio 2026
Vigenza
1° gennaio 2024 – 31 dicembre 2027 (parte normativa); secondo biennio economico dal 1° gennaio 2026
Platea
~50.000 (docenti, personale amministrativo, ATA, educatori scuole paritarie cattoliche da nido a universitario)
Tabella riepilogativa
Malattia e infortunio (artt. 62 e 63)
Voce
Regola
Articolo
Comporto
6 mesi di assenza continuativa (anche a cavallo di due anni solari), più fino a 6 mesi di aspettativa non retribuita; in alternativa 12 mesi di assenze anche non continuative in 3 anni, senza contare le aspettative
Art. 62, lett. A
Integrazione economica
Fino al 100% della retribuzione mensile netta del mese precedente la malattia, per un massimo di 180 giorni nell’anno solare, dal 1° giorno di assenza; non spetta durante l’aspettativa richiesta dal dipendente
Art. 62, lett. B n. 1
Terapie salvavita
Ricovero, day hospital e assenze per terapie (ad esempio emodialisi o chemioterapia), certificati dalla ASL o da una struttura convenzionata, non si contano nel comporto e sono retribuiti per intero
Art. 62, lett. B n. 5
Certificato e visite di controllo
Certificato obbligatorio anche per assenze inferiori a 3 giorni, inviato all’istituto e all’INPS entro 2 giorni lavorativi; fasce di reperibilità 10-12 e 17-19, sabato e domenica compresi
Art. 62, lett. B nn. 3-4
Infortunio sul lavoro
Posto e anzianità conservati fino alla guarigione clinica; integrazione fino al 100% della normale retribuzione dal 1° al 180° giorno di assenza, se l’infortunio è riconosciuto dall’ente assicuratore
Il posto di lavoro è conservato per un’assenza continuativa fino a 6 mesi, anche a cavallo di due anni solari. Superati i 6 mesi il dipendente può chiedere un’aspettativa senza retribuzione fino a 6 mesi, con certificato medico e richiesta almeno 10 giorni prima della scadenza; l’aspettativa non conta ad alcun effetto. In alternativa vale il limite di 12 mesi (365 giorni) di assenze anche non continuative nell’arco di 3 anni, senza contare le aspettative non retribuite. Oltre questi termini l’istituto può risolvere il rapporto senza preavviso, fermo il diritto al TFR (art. 62, lett. A).
Per le patologie gravi che richiedono terapie salvavita o temporaneamente invalidanti (ad esempio emodialisi o chemioterapia) i giorni di ricovero, di day hospital e di assenza per le terapie, certificati dalla ASL o da una struttura convenzionata, non si contano nel comporto, sono retribuiti per intero e valgono come servizio effettivamente prestato (art. 62, lett. B, n. 5).
Integrazione INPS
Ferme le norme di legge sull’indennità di malattia, il datore integra fino a far percepire il 100% della normale retribuzione mensile netta del mese precedente la malattia, per un massimo di 180 giorni nell’anno solare (art. 62, lett. B, n. 1); l’integrazione non spetta nel periodo di aspettativa richiesto dal dipendente. Se l’INPS non riconosce l’indennità perché la documentazione è carente o tardiva, il datore ha diritto al rimborso di quanto anticipato.
Patologie docenti
Il contratto non contiene una disciplina speciale per afonie, noduli vocali o stress da insegnamento: per questi disturbi valgono comporto e integrazione dell’art. 62. Se la malattia è riconosciuta come professionale, il posto è conservato per tutto il periodo in cui si percepisce l’indennità per inabilità temporanea prevista dalla legge; per il trattamento economico l’art. 63 rinvia alle disposizioni di legge. Il testo non nomina rimborsi di logopedia né una «Mutua AGIDAE»: l’unica copertura sanitaria è l’assistenza sanitaria integrativa dell’art. 34, finanziata con 7 € al mese a carico del datore.
Infortuni a scuola
In caso di infortunio sul lavoro (cadute, traumi, aggressioni avvenute durante il servizio) il posto e l’anzianità sono conservati fino alla guarigione clinica documentata dall’ente assicuratore. Dal 1° al 180° giorno di assenza l’istituto integra quanto corrisposto dall’ente assicuratore fino al 100% della normale retribuzione, a condizione che l’infortunio sia riconosciuto; l’infortunio va denunciato subito al superiore diretto (art. 63).
Sorveglianza sanitaria
Il contratto (art. 5) rinvia alle norme di legge su igiene e sicurezza del lavoro e non fissa una visita medica annuale né una visita foniatrica per i docenti: la sorveglianza sanitaria dipende dalla valutazione dei rischi dell’istituto e dalle indicazioni del medico competente.
Casi pratici
Tizio – docente assente per 7 mesi
Tizio, docente di scuola primaria, resta assente per malattia in modo continuativo. Il posto è conservato per 6 mesi; se l’assenza prosegue può chiedere un’aspettativa non retribuita fino a 6 mesi, con certificato medico e richiesta presentata almeno 10 giorni prima della scadenza. Nei primi 180 giorni dell’anno solare l’istituto integra fino al 100% della retribuzione netta; durante l’aspettativa l’integrazione non spetta (art. 62).
Caia – ATA infortunata in servizio
Caia, segretaria dell’istituto, cade nei locali della scuola durante l’orario di lavoro. Denuncia subito l’infortunio al superiore diretto. Se l’ente assicuratore lo riconosce, dal 1° al 180° giorno di assenza ha l’integrazione fino al 100% della normale retribuzione e conserva posto e anzianità fino alla guarigione clinica (art. 63).
Sempronio – coordinatore in chemioterapia
Sempronio, coordinatore didattico, si sottopone a cicli di chemioterapia. Con la certificazione della ASL o di una struttura convenzionata, i giorni di terapia e di day hospital non entrano nel conteggio del comporto, sono retribuiti per intero e valgono come servizio effettivamente prestato (art. 62, lett. B n. 5).
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Scuola Privata AGIDAE. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Art. 15 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Libri sociali obbligatori
In vigore dal 03/08/2017
1. Oltre le scritture prescritte negli articoli 13, 14 e 17, comma 1, gli enti del Terzo settore devono tenere: a) il libro degli associati o aderenti; b) il libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee, in cui devono essere trascritti anche i verbali redatti per atto pubblico; c) il libro delle adunanze e delle deliberazioni dell'organo di amministrazione, dell'organo di controllo, e di eventuali altri organi sociali.
2. I libri di cui alle lettere a) e b) del comma 1, sono tenuti a cura dell'organo di amministrazione. I libri di cui alla lettera c) del comma 1, sono tenuti a cura dell'organo cui si riferiscono.
3. Gli associati o gli aderenti hanno diritto di esaminare i libri sociali, secondo le modalità previste dall'atto costitutivo o dallo statuto.
4. Il comma 3 non si applica agli enti di cui all'articolo 4, comma 3.
Art. 12 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – Casi di riduzione della sanzione pecuniaria
In vigore dal 04/07/2001
1. La sanzione pecuniaria è ridotta della metà e non può comunque essere superiore a lire duecento milioni se: a) l'autore del reato ha commesso il fatto nel prevalente interesse proprio o di terzi e l'ente non ne ha ricavato vantaggio o ne ha ricavato un vantaggio minimo; b) il danno patrimoniale cagionato è di particolare tenuità;
2. La sanzione è ridotta da un terzo alla metà se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado: a) l'ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero si è comunque efficacemente adoperato in tal senso; b) è stato adottato e reso operativo un modello organizzativo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi.
3. Nel caso in cui concorrono entrambe le condizioni previste dalle lettere del precedente comma, la sanzione è ridotta dalla metà ai due terzi.
4. In ogni caso, la sanzione pecuniaria non può essere inferiore a lire venti milioni.
1. È punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell' articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, crediti non spettanti, per un importo annuo superiore a cinquantamila euro.
2. È punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell' articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, crediti inesistenti per un importo annuo superiore ai cinquantamila euro.
2-bis. La punibilità dell'agente per il reato di cui al comma 1 è esclusa quando, anche per la natura tecnica delle valutazioni, sussistono condizioni di obiettiva incertezza in ordine agli specifici elementi o alle particolari qualità che fondano la spettanza del credito.
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