Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 13 CTS – Scritture contabili e bilancio

    Art. 13 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Scritture contabili e bilancio

    In vigore dal 03/08/2017

    1. Gli enti del Terzo settore devono redigere il bilancio di esercizio formato dallo stato patrimoniale, dal rendiconto gestionale, con l'indicazione, dei proventi e degli oneri, dell'ente, e dalla relazione di missione che illustra le poste di bilancio, l'andamento economico e gestionale dell'ente e le modalità di perseguimento delle finalità statutarie.

    2. Il bilancio degli enti del Terzo settore privi di personalità giuridica con ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate non superiori a 300.000 euro può essere redatto nella forma del rendiconto per cassa. 2-bis. Per tutti gli enti del Terzo settore, in caso di ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate non superiori a 60.000 euro, il rendiconto per cassa può indicare le entrate e le uscite in forma aggregata 3. Il bilancio di cui ai commi 1, 2 e 2-bis deve essere redatto in conformità ai modelli definiti con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il Consiglio nazionale del Terzo settore e, limitatamente al bilancio di cui al comma 2-bis, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro della giustizia

    4. Gli enti del Terzo settore che esercitano la propria attività esclusivamente o principalmente in forma di impresa commerciale devono tenere le scritture contabili di cui all' articolo 2214 del codice civile.

    5. Gli enti del Terzo settore di cui al comma 4 devono redigere e depositare presso il registro delle imprese il bilancio di esercizio redatto, a seconda dei casi, ai sensi degli articoli 2423 e seguenti, 2435-bis o 2435-ter del codice civile. Tali enti, se non rivestono la qualifica di imprese sociali, possono redigere il bilancio di esercizio ai sensi del comma 1, secondo i modelli di cui al comma 3.

    6. L'organo di amministrazione documenta il carattere secondario e strumentale delle attività di cui all'articolo 6 a seconda dei casi, nella relazione di missione o in una annotazione in calce al rendiconto per cassa o nella nota integrativa al bilancio.

    7. Gli enti del Terzo settore non iscritti nel registro delle imprese devono depositare il bilancio presso il registro unico nazionale del Terzo settore.

  • Limiti al pignoramento dello stipendio: quanto si può pignorare (art. 545 c.p.c.)

    Guida pratica · Lavoro · Busta paga e retribuzione

    In sintesi

    Lo stipendio è pignorabile, di regola, per un quinto (art. 545 c.p.c.). Se il creditore è l’Agenzia delle entrate-Riscossione il limite è un decimo fino a 2.500 euro, un settimo fino a 5.000 euro e un quinto oltre. Con più crediti insieme non si supera la metà. Il «doppio dell’assegno sociale» (minimo 1.000 euro) protegge le pensioni, non lo stipendio.

    Riferimento normativo

    Artt. 545, 546, 547 e 553 Codice di procedura civile; art. 72-ter DPR 602/1973 (dal 1° gennaio 2027 testo unico versamenti e riscossione, D.Lgs. 33/2025); artt. 2 e 68 DPR 180/1950 per i dipendenti pubblici

    Quanto ti possono pignorare dello stipendio o della pensione?

    Calcola la quota pignorabile e la parte protetta secondo i limiti di legge.

    Apri il calcolatore del pignoramento →

    Quanto si può pignorare dello stipendio: la tabella dei limiti

    Limiti di pignoramento dello stipendio (art. 545 c.p.c.)
    Tipo di credito Quota dello stipendio pignorabile
    Crediti alimentari (assegno di mantenimento) Nella misura autorizzata dal presidente del tribunale o da un giudice da lui delegato (art. 545, terzo comma). Per i dipendenti pubblici l’art. 2 del DPR 180/1950 indica fino a un terzo del netto
    Tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni Un quinto (art. 545, quarto comma)
    Cartelle esattoriali (Agenzia delle entrate-Riscossione) Un decimo fino a 2.500 euro; un settimo da 2.500 a 5.000 euro; un quinto oltre 5.000 euro
    Ogni altro credito (banche, finanziarie, fornitori) Un quinto (art. 545, quarto comma)
    Più crediti insieme (alimentari, tributari, altri) Non oltre la metà (art. 545, quinto comma)
    Pensione (per confronto) Impignorabile fino al doppio dell’assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro; la parte eccedente nei limiti sopra (art. 545, settimo comma)

    Fonti: art. 545 c.p.c. (commi 3-7), Agenzia delle entrate-Riscossione (pagina sulle procedure esecutive), art. 2 DPR 180/1950. I limiti della riscossione sono nell’art. 72-ter del DPR 602/1973; dal 1° gennaio 2027 passeranno al testo unico versamenti e riscossione (D.Lgs. 33/2025, applicazione differita dall’art. 4, comma 4, D.L. 200/2025).

    Il quinto dello stipendio: come si calcola

    Per i crediti ordinari l’art. 545, quarto comma, c.p.c. consente di pignorare le somme dovute a titolo di stipendio, salario o altre indennità relative al rapporto di lavoro nella misura di un quinto (20%). Lo stesso limite vale per i tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni. La base di calcolo è lo stipendio netto, cioè dopo le ritenute fiscali e previdenziali: per i dipendenti pubblici lo dice espressamente l’art. 2 del DPR 180/1950, e nella pratica la regola è applicata allo stesso modo ai privati.

    Esempi di calcolo con lo stipendio netto mensile

    Quota pignorabile per tipo di creditore (importi ipotetici)
    Stipendio netto Creditore ordinario (un quinto) Agenzia delle entrate-Riscossione
    1.200 € 240 € 120 € (un decimo)
    1.800 € 360 € 180 € (un decimo)
    3.000 € 600 € 428,57 € (un settimo)
    6.000 € 1.200 € 1.200 € (un quinto)

    Negli esempi la percentuale dello scaglione è applicata all’intero importo netto, non per fasce. Gli importi sono arrotondati al centesimo.

    Stipendio basso e «minimo vitale»: esiste una soglia sotto cui non si pignora?

    Per lo stipendio l’art. 545 non indica una cifra al di sotto della quale nulla è pignorabile: la quota (un quinto, o un decimo per le cartelle) si applica a qualunque importo. Con una busta paga netta di 500 euro la quota di un quinto è di 100 euro (50 euro per un decimo). Le soglie di cui si sente parlare riguardano altri casi: il doppio dell’assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro, protegge solo le pensioni (settimo comma), e il triplo dell’assegno sociale riguarda solo lo stipendio già accreditato sul conto prima del pignoramento (ottavo comma, vedi sotto).

    Più pignoramenti sullo stesso stipendio: il limite della metà

    Quando sullo stesso stipendio gravano più crediti di natura diversa (alimentare, tributario, ordinario), il pignoramento per il simultaneo concorso delle cause non può estendersi oltre la metà delle somme dovute (art. 545, quinto comma). Restano ferme le limitazioni previste da leggi speciali (sesto comma). Il credito alimentare è determinato dal giudice, che lo autorizza entro il tetto della metà. Se il pignoramento è eseguito presso più terzi (ad esempio presso due datori di lavoro), il debitore può chiedere la riduzione proporzionale dei pignoramenti o la dichiarazione di inefficacia di alcuni: il giudice decide con ordinanza non oltre venti giorni dall’istanza (art. 546, ultimo comma).

    Cessione del quinto e pignoramento insieme

    Per i dipendenti pubblici e per gli enti indicati nell’art. 1 del DPR 180/1950 la cessione può arrivare a un quinto del netto (art. 5) e il concorso con i pignoramenti è regolato dall’art. 68: se i pignoramenti esistono già, la cessione può coprire solo la differenza tra due quinti dello stipendio e la quota pignorata; se la cessione è stata perfezionata e notificata prima, si può pignorare solo la differenza tra la metà e la quota ceduta. Il datore, nella dichiarazione che rende al giudice, deve indicare anche le cessioni che gli sono state notificate o che ha accettato (art. 547 c.p.c.). Con lo stipendio netto di 2.000 euro e una cessione già in corso di 400 euro (un quinto), un pignoramento successivo può quindi colpire al massimo 600 euro (1.000 − 400).

    Il testo dell’art. 68 riguarda il rapporto di lavoro pubblico; per i dipendenti privati le regole sul concorso tra cessione e pignoramento vanno verificate sul contratto di finanziamento e sul provvedimento del giudice.

    Come opera il pignoramento: il datore di lavoro come terzo pignorato

    Il creditore notifica l’atto di pignoramento al datore di lavoro come terzo pignorato. Dal giorno della notifica il datore è soggetto agli obblighi del custode sulle somme che deve al dipendente (art. 546 c.p.c.): non può più pagare liberamente la quota pignorata. Con una dichiarazione inviata al creditore a mezzo raccomandata o PEC deve indicare quali somme deve al lavoratore e quando le deve pagare, e anche i sequestri precedenti e le cessioni che gli sono state notificate (art. 547). Il datore paga al creditore solo dopo l’ordinanza con cui il giudice dell’esecuzione assegna le somme (art. 553), che gli viene notificata insieme ai dati per il pagamento.

    Il lavoratore può contestare l’importo: il pignoramento eseguito oltre i limiti dell’art. 545 è parzialmente inefficace e l’inefficacia è rilevata dal giudice anche d’ufficio (nono comma). Le opposizioni sulla pignorabilità si propongono con ricorso al giudice dell’esecuzione (art. 615), quelle sui vizi formali entro venti giorni (art. 617).

    Lo stipendio accreditato sul conto corrente

    Se lo stipendio è già sul conto e il creditore pignora il conto, conta la data dell’accredito. Quando l’accredito è anteriore al pignoramento, gli obblighi della banca non operano per un importo pari al triplo dell’assegno sociale e sono pignorabili solo le somme eccedenti (art. 545, ottavo comma, e art. 546). Nel 2026 l’assegno sociale è di 546,24 euro mensili (scheda INPS sull’assegno sociale), quindi il triplo è di 1.638,72 euro. Quando l’accredito avviene alla data del pignoramento o dopo, valgono i limiti ordinari del quinto, della metà e delle leggi speciali. Per l’Agenzia delle entrate-Riscossione, secondo la sua pagina informativa, resta sempre disponibile l’ultimo stipendio accreditato. Per i dettagli sul conto vedi la guida sul pignoramento del conto corrente da parte dell’Agenzia delle entrate-Riscossione.

    TFR e pensione: quali limiti

    Il quarto comma dell’art. 545 parla di somme dovute a titolo di stipendio, salario e altre indennità relative al rapporto di lavoro, comprese quelle dovute a causa di licenziamento: il TFR rientra, secondo la lettura corrente, nel limite del quinto. La pensione segue il settimo comma: sono impignorabili le somme fino al doppio dell’assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro (nel 2026: 2 × 546,24 = 1.092,48 euro), e l’eccedenza è pignorabile nei limiti del terzo, quarto e quinto comma. Per calcolare la parte pignorabile puoi usare il calcolatore del pignoramento di stipendio e pensione.

    Casi pratici

    Tizio – pignoramento da banca per prestito insoluto

    Tizio ha una retribuzione netta di 1.800 € mensili. Una banca ottiene un decreto ingiuntivo e pignora lo stipendio: la trattenuta mensile massima è 1.800 × 20% = 360 € e a Tizio restano 1.440 €. Se il creditore fosse l’Agenzia delle entrate-Riscossione, con uno stipendio fino a 2.500 € la quota sarebbe un decimo, cioè 180 €.

    Caia – banca e assegno di mantenimento insieme

    Caia ha uno stipendio netto di 2.000 €. Una banca pignora un quinto (400 €); il tribunale autorizza anche il pignoramento per l’assegno di mantenimento dovuto ai figli. La quota alimentare la decide il giudice, ma tutti i pignoramenti insieme non possono superare la metà dello stipendio, cioè 1.000 €: per l’assegno restano al massimo 600 €.

    Sempronio – pignoramento per assegno di mantenimento

    Il tribunale autorizza il pignoramento dello stipendio di Sempronio per il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento ai figli. Per i crediti alimentari non c’è una percentuale fissa nell’art. 545: la quota la stabilisce il presidente del tribunale o il giudice delegato. Approfondimento nella guida sul pignoramento dello stipendio per assegno di mantenimento.

    Domande frequenti

    Quanta parte dello stipendio può essere pignorata?

    Di norma un quinto (20%) dello stipendio netto per i debiti ordinari e per i tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni (art. 545 c.p.c.). Per i crediti alimentari la misura la stabilisce il giudice; con più crediti insieme non si supera la metà.

    Esiste un minimo di stipendio che non si può pignorare?

    Per lo stipendio l’art. 545 non indica una soglia minima: il quinto si applica a qualunque importo. Il doppio dell’assegno sociale (minimo 1.000 euro) vale solo per le pensioni e il triplo dell’assegno sociale (1.638,72 euro nel 2026) solo per lo stipendio già accreditato sul conto prima del pignoramento.

    Quanto può pignorare l’Agenzia delle entrate-Riscossione?

    Sullo stipendio un decimo fino a 2.500 euro, un settimo da 2.500 a 5.000 euro e un quinto oltre 5.000 euro, secondo la pagina informativa dell’Agenzia. I limiti sono nell’art. 72-ter del DPR 602/1973; dal 1° gennaio 2027 passeranno al testo unico versamenti e riscossione (D.Lgs. 33/2025).

    Cosa succede se ho più pignoramenti sullo stesso stipendio?

    Il pignoramento per il concorso di crediti alimentari, tributari e ordinari non può superare la metà dello stipendio (art. 545, quinto comma). Se i pignoramenti sono presso più datori, puoi chiedere al giudice la riduzione proporzionale: decide con ordinanza entro venti giorni dall’istanza.

    Lo stipendio accreditato sul conto corrente è pignorabile?

    Se l’accredito è anteriore al pignoramento, sono pignorabili solo le somme eccedenti il triplo dell’assegno sociale (1.638,72 euro nel 2026). Se l’accredito è alla data del pignoramento o dopo, valgono i limiti ordinari del quinto e della metà.

    Il TFR è pignorabile?

    Il TFR rientra tra le indennità relative al rapporto di lavoro, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, che l’art. 545 consente di pignorare nel limite del quinto. Per le cartelle dell’Agenzia delle entrate-Riscossione vanno verificati i limiti del testo unico riscossione.

    Il datore può licenziarmi perché ho un pignoramento?

    Nessuna norma indica il pignoramento come motivo di licenziamento. Il datore deve solo eseguire gli obblighi del terzo pignorato (artt. 546 e 547 c.p.c.). Un licenziamento che invoca il pignoramento si impugna entro 60 giorni dalla comunicazione (art. 6 L. 604/1966).

    Posso fare opposizione al pignoramento?

    Sì. Se la trattenuta supera i limiti, il pignoramento è parzialmente inefficace e il giudice lo rileva anche d’ufficio (art. 545, nono comma). L’opposizione sulla pignorabilità si propone con ricorso al giudice dell’esecuzione (art. 615 c.p.c.); quella sui vizi formali (art. 617) entro venti giorni.

    Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Registri IVA: come si tengono vendite e acquisti

    In sintesi

    • Registro delle fatture emesse: annota tutte le fatture attive (vendite) in ordine cronologico con data, numero, cliente, base imponibile e IVA per aliquota.
    • Registro degli acquisti: annota le fatture passive (acquisti) con i dati del fornitore, base imponibile e IVA detraibile (o indetraibile per legge o pro-rata).
    • Registro dei corrispettivi: per commercio al minuto e attività assimilate; oggi sostituito in buona parte dalla trasmissione telematica tramite registratore telematico.
    • Termini di annotazione: le fatture emesse vanno registrate entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale; gli acquisti vanno annotati entro la data di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui sorge il diritto a detrazione.
    • Bozze precompilate AdE: per chi usa la fatturazione elettronica, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione i registri e le bozze precompilate con i dati transitati dallo SdI.
    • Funzione dei registri: alimentano le liquidazioni periodiche (mensili o trimestrali), la LIPE e la dichiarazione IVA annuale.

    Perché i registri IVA sono obbligatori e a cosa servono

    Chi ha una partita IVA e svolge attività d’impresa o professionale è obbligato a tenere i registri IVA. Non si tratta di adempimenti burocratici fini a sé stessi: i registri sono lo strumento con cui si tiene traccia di tutta l’IVA incassata sui clienti (a debito) e di tutta l’IVA pagata ai fornitori (a credito). La differenza tra le due determina quanto si deve versare all’Erario oppure quanto si può recuperare.

    Esistono due registri principali obbligatori per quasi tutti i soggetti IVA: il registro delle fatture emesse (o registro vendite) e il registro degli acquisti. A questi si affianca, per chi vende direttamente al pubblico, il registro dei corrispettivi, che raccoglie gli incassi giornalieri invece delle singole fatture.

    Con la diffusione della fatturazione elettronica obbligatoria tramite il Sistema di Interscambio (SdI), il lavoro di tenuta dei registri si è molto semplificato per molti contribuenti. L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione registri precompilati e bozze che recepiscono automaticamente i dati delle fatture elettroniche transitate dallo SdI. Il contribuente (o il suo commercialista) può validarli, integrarli con eventuali operazioni manuali e usarli come base per le liquidazioni.

    Tenere i registri in modo corretto e nei termini non è solo un obbligo formale: errori o ritardi nelle annotazioni possono comportare sanzioni e complicare la determinazione del saldo IVA nelle liquidazioni periodiche e nella dichiarazione annuale.

    I principali registri IVA obbligatori
    Registro Chi lo tiene Cosa contiene
    Fatture emesse (vendite) Tutti i soggetti IVA che emettono fatture Fatture attive con data, numero, cliente, imponibile, IVA per aliquota
    Acquisti Tutti i soggetti IVA che ricevono fatture passive Fatture passive con fornitore, imponibile, IVA detraibile/indetraibile
    Corrispettivi Commercianti al minuto e assimilati Incassi giornalieri al lordo IVA (suddivisi per aliquota)
    Bozze precompilate AdE Chi usa fatturazione elettronica via SdI Dati pre-popolati dall'Agenzia con le fatture transitate dallo SdI

    Esempio pratico

    • Esempio numerico: Alfa Srl, un’azienda di servizi che liquida l’IVA trimestralmente, chiude il primo trimestre con le seguenti annotazioni nei registri. Registro vendite: fatture emesse per 50.000 euro di imponibile con IVA al 22% = 11.000 euro a debito. Registro acquisti: fatture passive per 30.000 euro di imponibile con IVA al 22% = 6.600 euro a credito (tutto detraibile, nessuna indetraibilità). Liquidazione del primo trimestre: 11.000 – 6.600 = 4.400 euro di IVA da versare entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre (con maggiorazione dell’1%, pari a 44 euro), per un totale di 4.444 euro tramite F24, codice tributo 6031.

    Documenti necessari

    • Registro delle fatture emesse (o stampa/export del registro precompilato AdE validato)
    • Registro degli acquisti (con evidenza delle quote indetraibili, se presenti)
    • Fatture attive e passive (cartacee o XML per le elettroniche) conservate in ordine
    • Ricevute F24 dei versamenti periodici IVA (codici 6001-6012 mensili o 6031-6034 trimestrali)
    • Comunicazioni LIPE inviate telematicamente per ciascun trimestre

    Tizio, libero professionista, tiene il registro acquisti e vendite

    Scenario. Tizio è un avvocato con studio individuale. Emette fatture ai clienti con IVA al 22% e riceve fatture per i propri acquisti (cancelleria, software, formazione). Liquida l’IVA trimestralmente avendo un volume d’affari nell’anno precedente inferiore alla soglia prevista per le prestazioni di servizi.

    Come si applica. Ogni fattura emessa viene annotata nel registro vendite con data di emissione, numero progressivo, nome del cliente, imponibile e IVA. Ogni fattura ricevuta viene annotata nel registro acquisti con i dati del fornitore e l’IVA detraibile. A fine trimestre, Tizio (o il suo commercialista) somma l’IVA a debito dal registro vendite e quella a credito dal registro acquisti. Il saldo positivo (debito) viene versato con F24 entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre, applicando la maggiorazione dell’1% prevista per i trimestrali. Contemporaneamente, invia la comunicazione LIPE con i dati del trimestre.

    In pratica

    • I registri possono essere tenuti su software gestionale, su foglio elettronico o con il registro precompilato AdE: l’importante è che siano completi e nei termini.
    • Per i professionisti, le autofatture per acquisti dall’estero (TD17) vanno annotate sia nel registro vendite sia nel registro acquisti.
    • La maggiorazione dell’1% sui versamenti trimestrali non è una sanzione ma un interesse forfettario previsto dalla norma.

    Beta Snc, commercio al dettaglio, gestisce i corrispettivi con registratore telematico

    Scenario. Beta Snc gestisce un negozio di abbigliamento e vende direttamente al pubblico (consumatori privati) senza emettere fattura per ogni singola transazione. Gli incassi vengono registrati con il registratore telematico.

    Come si applica. Il registratore telematico di Beta Snc memorizza ogni giorno gli incassi totali (corrispettivi) e li trasmette automaticamente all’Agenzia delle Entrate. Questo sostituisce il vecchio registro dei corrispettivi cartaceo. I corrispettivi sono già al lordo dell’IVA: la società scorpora l’IVA per aliquota (22% su abbigliamento standard, aliquote diverse per eventuali articoli a tassazione ridotta) e la inserisce nella liquidazione periodica. Non è necessario emettere fattura per ogni cliente privato, salvo che il cliente la richieda espressamente. In quel caso la fattura va annotata anche nel registro vendite.

    In pratica

    • Il registratore telematico trasmette i corrispettivi all’AdE: non occorre un registro cartaceo separato.
    • Se un cliente chiede la fattura, questa va registrata nel registro vendite e scalata dai corrispettivi del giorno per evitare doppie contabilizzazioni.
    • I dati dei corrispettivi telematici confluiscono nelle bozze precompilate AdE e nella dichiarazione IVA annuale.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Entro quando vanno annotate le fatture emesse nel registro vendite?

    Le fatture emesse devono essere registrate entro la data di presentazione della dichiarazione IVA annuale relativa all’anno di emissione. Per le fatture usate nelle liquidazioni periodiche, l’annotazione deve avvenire entro il termine della liquidazione in cui confluiscono.

    Entro quando vanno annotate le fatture passive nel registro acquisti?

    Gli acquisti vanno annotati entro la data di presentazione della dichiarazione IVA relativa all’anno in cui sorge il diritto a detrazione, che di norma coincide con l’anno di ricezione della fattura. Il diritto si esercita al più tardi entro quella scadenza.

    Chi usa la fattura elettronica deve comunque tenere i registri?

    Sì, l’obbligo di tenuta dei registri IVA rimane. Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione i registri precompilati con i dati delle fatture transitate via SdI. Il contribuente può validarli o integrarli, semplificando notevolmente il lavoro.

    I registri IVA vanno vidimati o stampati su carta?

    No: i registri IVA non richiedono più vidimazione né stampa obbligatoria su carta. Possono essere tenuti in formato digitale. Vanno però conservati per almeno cinque anni (in generale) e resi disponibili in caso di verifica fiscale.

    Cosa succede se dimentico di annotare una fattura nel registro?

    L’omessa o tardiva annotazione è una violazione formale. Se non ha causato danni all’Erario (ad esempio perché l’IVA era stata comunque versata) la sanzione è ridotta. In caso contrario si applicano sanzioni più pesanti. Il ravvedimento operoso permette di regolarizzare la posizione con sanzioni ridotte.

    Il registro dei corrispettivi serve ancora con il registratore telematico?

    Il registratore telematico (RT) sostituisce il registro dei corrispettivi cartaceo: i dati vengono memorizzati elettronicamente e trasmessi automaticamente all’AdE. Il registro cartaceo non è più obbligatorio per chi ha l’RT attivo e funzionante.

    Vedi anche: Regime OSS, Corrispettivi telematici, Acquisti intracomunitari, Quadro VF, Detrazione IVA 50% acquisto abitazione classe A o B e Detrazione IVA sugli acquisti.

  • Art. 10 D.Lgs. 231/2001 – Sanzione amministrativa pecuniaria

    Art. 10 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – Sanzione amministrativa pecuniaria

    In vigore dal 04/07/2001

    1. Per l'illecito amministrativo dipendente da reato si applica sempre la sanzione pecuniaria.

    2. La sanzione pecuniaria viene applicata per quote in un numero non inferiore a cento né superiore a mille.

    3. Salvo quanto previsto dal comma 3-bis, l'importo di una quota va da un minimo di lire cinquecentomila ad un massimo di lire tre milioni.

    3-bis. Nei casi previsti dalla legge, la sanzione pecuniaria è determinata in relazione alla specifica percentuale, indicata per ciascun illecito, del fatturato globale totale dell'ente relativo all'esercizio finanziario precedente quello in cui è stato commesso il reato o, se inferiore, all'esercizio finanziario precedente l'applicazione della sanzione pecuniaria. Quando non è possibile accertate il fatturato globale totale dell'ente, la sanzione pecuniaria è applicata nell'importo determinato in relazione a ciascun illecito.

    4. Non è ammesso il pagamento in misura ridotta.

  • Art. 10 bis D.Lgs. 74/2000 – (Omesso versamento di ritenute certificate)

    Art. 10 bis D.Lgs. 74/2000 Reati Tributari – (Omesso versamento di ritenute certificate)

    1. È punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il 31 dicembre dell'anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta, ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti per un ammontare superiore a centocinquantamila euro per ciascun periodo d'imposta, se il debito tributario non è in corso di estinzione mediante rateazione, ai sensi dell' articolo 3-bis del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 462. In caso di decadenza dal beneficio della rateazione ai sensi dell' articolo 15-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, il colpevole è punito se l'ammontare del debito residuo è superiore a cinquantamila euro.

  • Art. 397 DPR 495/1992 – (Art. 215 Cod. Str.) Rimozione del veicolo

    Art. 397 DPR 495/1992 – (Art. 215 Cod. Str.) Rimozione del veicolo

    Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 – Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada

    1. La sanzione amministrativa della rimozione del veicolo, di cui all'articolo 215, comma 1, del codice, è attuata dagli organi di polizia che accertano la violazione attraverso il trasferimento ed il deposito del veicolo in luoghi indicati dall'ente proprietario della strada. Tali luoghi devono essere attrezzati in modo che i veicoli in essi depositati siano sicuri e siano affidati ad un responsabile che assume la figura di custode. Gli enti proprietari di strade devono compilare annualmente un elenco dei depositi così attrezzati, con il numero dei veicoli che vi possono essere depositati e comunicarlo agli organi di polizia di cui all'articolo 12 del codice, incaricati dell'esecuzione della sanzione. Ove in una determinata località, i depositi sono più d'uno, gli organi di polizia suddetti devono, per il trasferimento e il deposito del veicolo rimosso, scegliere quello più vicino al luogo dell'infrazione, nei limiti della loro capienza.

    2. Il trasferimento del veicolo dal luogo dell'infrazione al luogo del deposito è effettuato o direttamente con gli appositi veicoli appartenenti all'ente proprietario ovvero con gli autoveicoli appartenenti alle ditte cui il servizio è stato concesso ai sensi dell'articolo 159, comma 2, del codice, e dell'articolo 354. In ogni caso i veicoli adibiti alla rimozione devono avere le caratteristiche prescritte dall'articolo 12. L'organo di polizia procedente comunica all'interessato l'avvenuta rimozione ed il luogo di deposito, quando possibile. Nel caso in cui l'interessato sopraggiunga durante le operazioni di rimozione del veicolo, è consentita l'immediata restituzione del veicolo stesso, previo pagamento delle spese di intervento e rimozione all'incaricato del concessionario del servizio di rimozione che ne rilascia ricevuta.

    3. Al responsabile del luogo di deposito che, ai sensi del comma 1 assume la figura di custode si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni sulla custodia in caso di sequestro di cui all'articolo 394.

    4. Per la restituzione del veicolo rimosso l'interessato o la persona da lui delegata si deve presentare al responsabile del luogo di deposito provando il titolo alla restituzione e versando le spese di intervento, rimozione e custodia secondo tabelle preparate ed annualmente aggiornate dall'ente proprietario. Della avvenuta restituzione è redatto verbale sottoscritto dal custode e dal proprietario del veicolo o persona da lui delegata che espressamente deve dichiarare, previo accertamento, che il veicolo non ha subito danni palesi od occulti a seguito della rimozione. Una copia del verbale è rilasciata all'interessato. Del pagamento delle spese suddette è rilasciata quietanza dal custode.

    5. COMMA ABROGATO DAL D.L.30 SETTEMBRE 2003, N. 269, CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 24 NOVEMBRE 2003, N. 326.

  • Riforma Fornero e pensioni: l’equivoco e cosa è cambiato davvero

    Quando si parla di «riforma Fornero» molti pensano alle pensioni. E un equivoco diffuso, ma utile da chiarire: la riforma delle pensioni non e la Legge 92/2012 (che riguarda il mercato del lavoro), bensi l’articolo 24 del decreto «Salva Italia», il D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito nella Legge 214/2011. Entrambe portano il nome del ministro Elsa Fornero, ma sono provvedimenti distinti. Vediamo cosa ha cambiato davvero la riforma previdenziale e cosa, di quel disegno, e ancora in piedi oggi.

    Due riforme, un solo nome

    Il Governo Monti, a fine 2011, varo due interventi destinati a restare legati al nome di Elsa Fornero:

    • la riforma delle pensioni, contenuta nell’articolo 24 del D.L. 201/2011 («Salva Italia»), convertito nella L. 214/2011, in vigore dal 2012;
    • la riforma del mercato del lavoro, la L. 92/2012, di cui parliamo nelle altre guide del cluster.

    Quando nel linguaggio comune si dice «la legge Fornero sulle pensioni» si intende la prima. La confusione e comprensibile, ma ha conseguenze pratiche: chi cerca le regole previdenziali nella L. 92/2012 non le trova, perche stanno nell’art. 24 del «Salva Italia».

    Provvedimento Materia Norma
    Riforma Fornero pensioni Previdenza, requisiti di accesso Art. 24 D.L. 201/2011, conv. L. 214/2011
    Riforma Fornero lavoro Mercato del lavoro, licenziamenti, ammortizzatori L. 92/2012

    Il sistema contributivo per tutti

    La novita piu strutturale della riforma previdenziale e stata l’estensione del metodo di calcolo contributivo a tutti i lavoratori, con il criterio del pro rata: le anzianita maturate fino al 31 dicembre 2011 restano calcolate con le regole precedenti (in molti casi il piu favorevole metodo retributivo), mentre le quote successive sono calcolate con il sistema contributivo. L’importo della pensione e cosi legato in misura crescente ai contributi effettivamente versati nell’arco della vita lavorativa, e non piu solo alle ultime retribuzioni. E un cambiamento che resta pienamente in vigore: e la spina dorsale del sistema attuale.

    Eta, requisiti e adeguamento alla speranza di vita

    La riforma ha innalzato i requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso alla pensione e ha rafforzato il meccanismo di adeguamento automatico alla speranza di vita: i requisiti si spostano periodicamente in avanti seguendo l’aumento dell’aspettativa media di vita certificato dall’ISTAT. Per questo motivo le soglie esatte di eta e di anzianita cambiano nel tempo e vanno verificate alla data in cui si maturano: indicare qui una cifra fissa sarebbe fuorviante. Cio che conta capire e il meccanismo: piu cresce l’aspettativa di vita, piu in la slitta il traguardo.

    E stata inoltre rivista la pensione anticipata, che ha sostituito la pensione di anzianita, con requisiti contributivi elevati e penalizzazioni sull’uscita anticipata, poi in parte attenuate da interventi successivi.

    L’abolizione delle finestre mobili

    Con il nuovo sistema sono state superate le precedenti finestre mobili, cioe i periodi di attesa tra la maturazione del diritto e l’effettiva decorrenza dell’assegno: il loro effetto e stato in sostanza incorporato direttamente nei nuovi requisiti di eta e anzianita. Il diritto e la decorrenza, nella logica della riforma, tendono a coincidere.

    Il nodo degli esodati

    L’effetto collaterale piu noto della riforma e stato il problema dei cosiddetti esodati: lavoratori che avevano lasciato il lavoro (o vi erano stati indotti tramite accordi di esodo) contando sulle vecchie regole, e che si sono trovati senza stipendio e ancora lontani dai nuovi requisiti pensionistici. La brusca entrata in vigore, senza un regime transitorio sufficientemente ampio, ha generato una platea di soggetti scoperti. Per gestire la transizione il legislatore e dovuto intervenire con una lunga serie di provvedimenti di «salvaguardia», che hanno progressivamente tutelato diverse categorie rimaste senza ne stipendio ne pensione.

    Le misure di flessibilita arrivate dopo

    Negli anni successivi sono stati introdotti istituti pensati per ammorbidire la rigidita della riforma del 2011: tra questi l’APE sociale, Quota 100 e le successive «quote» (Quota 102, Quota 103) e l’Opzione donna. Si tratta di misure temporanee e sperimentali, spesso prorogate o modificate di anno in anno con la legge di bilancio: non hanno abolito l’impianto Fornero, ma vi hanno aperto canali di uscita anticipata a tempo. Proprio perche cambiano di continuo, per i requisiti aggiornati e sempre opportuno verificare la normativa vigente e gli strumenti INPS, evitando di affidarsi a soglie lette anni prima.

    Cosa e ancora in vigore e cosa e stato superato

    • In vigore: calcolo contributivo pro rata, adeguamento alla speranza di vita, pensione anticipata come canale ordinario al posto della pensione di anzianita.
    • Modificato o superato: le finestre mobili pre-2011; l’assenza di flessibilita, attenuata dalle quote e dall’APE sociale; le penalizzazioni sull’anticipata, ridimensionate da interventi successivi.
    • Chiuso (gestione transitoria): il fronte esodati, affrontato con le salvaguardie via via approvate.

    Spunti pratici

    • Cerca le regole nel posto giusto. Pensioni = art. 24 D.L. 201/2011 (L. 214/2011); lavoro = L. 92/2012.
    • Non fidarti di cifre fisse. Eta e anzianita si adeguano alla speranza di vita: verifica la soglia alla data in cui maturerai il diritto.
    • Distingui canale ordinario e misure-ponte. Vecchiaia e anticipata sono strutturali; quote, APE sociale e Opzione donna sono temporanee e da ricontrollare ogni anno.
    • Usa il simulatore INPS con il tuo estratto conto contributivo: e l’unico modo per avere una stima personalizzata e aggiornata.

    Esempio. Tizio ha versato contributi dal 2000: la sua pensione sara calcolata pro rata, con metodo retributivo fino al 2011 e contributivo dal 2012 in poi. Caio, uscito nel 2012 con un accordo di esodo contando sulle vecchie finestre, e finito tra gli esodati e ha dovuto attendere una salvaguardia. Sempronia valuta l’uscita anticipata: prima di decidere verifica al portale INPS quale misura (anticipata ordinaria o una delle quote in vigore quell’anno) le conviene, perche le condizioni variano di anno in anno.

    Errori frequenti

    • Cercare le regole pensionistiche nella L. 92/2012: sono nell’art. 24 del D.L. 201/2011.
    • Dare per validi requisiti letti anni prima: l’adeguamento alla speranza di vita li sposta nel tempo.
    • Considerare Quota 100 o Opzione donna come diritti stabili: sono misure a termine, soggette a proroghe e modifiche.

    Articoli di legge e risorse da consultare

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalita divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un professionista. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un consulente del lavoro o a un patronato.

  • Art. 6 quinquies CAD – Consultazione e accesso

    Art. 6 quinquies D.Lgs. 82/2005 CAD – Consultazione e accesso

    1. La consultazione on-line degli elenchi di cui agli articoli 6-bis, 6-ter e 6-quater è consentita a chiunque senza necessità di autenticazione. Gli elenchi sono realizzati in formato aperto.

    2. L'estrazione dei domicili digitali dagli elenchi, di cui agli articoli 6-bis, 6-ter e 6-quater, è effettuata secondo le modalità fissate da AgID nelle Linee guida.

    3. In assenza di preventiva autorizzazione del titolare dell'indirizzo, è vietato l'utilizzo dei domicili digitali di cui al presente articolo per l'invio di comunicazioni commerciali, come definite dall' articolo 2, comma 1, lettera f), del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70.

    4. Gli elenchi di cui agli articoli 6-bis, 6-ter e 6-quater contengono le informazioni relative alla elezione, modifica o cessazione del domicilio digitale.

  • Art. 8 L. 300/1970 – Divieto di indagini sulle opinioni

    Art. 8 L. 300/1970 Statuto Lavoratori – Divieto di indagini sulle opinioni

    In vigore dal 20/05/1970

    È fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell'assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell'attitudine professionale del lavoratore.

  • Art. 140 L. 689/1981 – Disposizioni aggiuntive alle norme in materia di assegni bancari, circolari e su titoli speciali dell’istituto di emissione, e dei Banchi di Napoli e di Sicilia

    Art. 140 L. 689/1981 – Disposizioni aggiuntive alle norme in materia di assegni bancari, circolari e su titoli speciali dell’istituto di emissione, e dei Banchi di Napoli e di Sicilia

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Nota: il testo riporta la novella del 1981 con gli importi originari in lire. Il regime penale degli assegni è stato interamente riformato dalla L. 386/1990 e in gran parte depenalizzato dal D.Lgs. 507/1999: questi importi non sono più vigenti.

    Dopo l' articolo 116 del regio decreto 21 dicembre 1933, n. 1736 , è inserito il seguente: "Art. 116-bis – Chiunque, avendo riportato la pena accessoria prevista dall'articolo precedente, trasgredisce agli obblighi ad essa inerenti è punito, per il solo fatto dell'emissione dell'assegno, ai sensi dell' articolo 389 del codice penale . Si applica la reclusione da sei mesi a due anni e la multa da lire centomila a lire due milioni, a chi, violando il divieto di emettere assegni bancari e postali, commette uno dei delitti previsti dai numeri 1 e 2 del primo comma dell'articolo precedente. La condanna importa la pubblicazione della sentenza e il divieto di emettere assegni bancari e postali per la durata di due anni".

  • Art. 9 D.Lgs. 231/2001 – Sanzioni amministrative

    Art. 9 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – Sanzioni amministrative

    In vigore dal 04/07/2001

    1. Le sanzioni per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato sono: a) la sanzione pecuniaria; b) le sanzioni interdittive; c) la confisca; d) la pubblicazione della sentenza.

    2. Le sanzioni interdittive sono: a) l'interdizione dall'esercizio dell'attività; b) la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito; c) il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; d) l'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi; e) il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

  • Art. 12 CTS – Denominazione sociale

    Art. 12 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Denominazione sociale

    In vigore dal 03/08/2017

    1. La denominazione sociale, in qualunque modo formata, deve contenere l'indicazione di ente del Terzo settore o l'acronimo ETS. Di tale indicazione deve farsi uso negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni al pubblico.

    2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica agli enti di cui all'articolo 4, comma

    3. 3. L'indicazione di ente del Terzo settore o dell'acronimo ETS, ovvero di parole o locuzioni equivalenti o ingannevoli, non può essere usata da soggetti diversi dagli enti del Terzo settore.

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