Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Guida pratica · Lavoro · Licenziamento

In sintesi

Il lavoratore deve impugnare il licenziamento entro 60 giorni dalla comunicazione, con qualsiasi atto scritto idoneo. Entro i successivi 180 giorni deve poi depositare il ricorso al giudice del lavoro (o avviare la conciliazione). Se uno dei due termini scade, il diritto si estingue.

Riferimento normativo

L. 604/1966, art. 6; L. 183/2010, art. 32

Quando scade il termine?

Calcola la scadenza esatta di termini civili, penali e amministrativi dalla data di notifica.

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Tabella riepilogativa

La sequenza dei termini di impugnazione
Fase Termine Decorrenza Forma
Impugnazione stragiudiziale 60 giorni Dalla comunicazione del licenziamento Qualsiasi atto scritto (lettera raccomandata, PEC, telegramma)
Deposito ricorso giudiziale (o conciliazione/arbitrato) 180 giorni Dall’impugnazione stragiudiziale Ricorso al Tribunale – Sezione Lavoro; oppure tentativo di conciliazione

Il termine di 60 giorni: cos'è e come si rispetta

Entro 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento (o dalla comunicazione dei motivi, se richiesta separatamente) il lavoratore deve notificare al datore un atto scritto che manifesti la volontà di impugnare il recesso. Non è richiesta nessuna forma specifica: basta una raccomandata A/R, una PEC o un telegramma con contenuto inequivoco. Di solito è sufficiente indicare che si contesta la legittimità del licenziamento intimato in tale data.

Il termine è perentorio: se scade senza che l’impugnazione sia partita, il diritto al risarcimento o alla reintegrazione si estingue definitivamente, salvo casi di forza maggiore o decadenza sanabile.

I 180 giorni successivi: il ricorso in tribunale

Dopo l’impugnazione stragiudiziale, il lavoratore ha 180 giorni per depositare il ricorso al Tribunale – Sezione Lavoro del luogo in cui ha prestato l’attività, oppure per avviare la procedura di conciliazione o arbitrato prevista dal contratto collettivo. Se anche questo secondo termine scade, l’impugnazione stragiudiziale perde efficacia e il diritto si estingue.

Errori comuni e precauzioni

I rischi più frequenti sono:

  • Contare i 60 giorni dalla scadenza del preavviso anziché dalla comunicazione del licenziamento: i 60 giorni decorrono dalla comunicazione, non dalla fine del rapporto.
  • Inviare una raccomandata senza descrivere chiaramente l’intenzione di impugnare.
  • Superare i 180 giorni senza depositare il ricorso o avviare la conciliazione.

È fortemente consigliabile affidare immediatamente la pratica a un avvocato giuslavorista o al sindacato.

Casi pratici

Tizio – impugna in tempo ma dimentica il ricorso

Tizio riceve il licenziamento il 1° marzo e il 20 marzo invia una raccomandata di impugnazione. I 60 giorni sono rispettati. Tuttavia, supera i 180 giorni successivi senza depositare il ricorso. L’impugnazione perde efficacia: il diritto si estingue.

Caia – confonde la data di decorrenza

Caia viene licenziata con lettera del 10 gennaio e il preavviso scade il 10 marzo. Caia pensa erroneamente che i 60 giorni decorrano dal 10 marzo: in realtà decorrono dal 10 gennaio. Caia si rivolge al sindacato in tempo, che impugna il licenziamento il 5 marzo – entro i 60 giorni dalla comunicazione – salvando il diritto.

Sempronio – impugnazione con PEC del sindacato

Sempronio si rivolge al patronato il giorno stesso del licenziamento. Il sindacato invia una PEC al datore entro 15 giorni con l’impugnazione del recesso. Entro i 180 giorni viene depositato il ricorso in tribunale. La procedura è rispettata in ogni passaggio.

Domande frequenti

Da quando decorrono i 60 giorni per impugnare il licenziamento?

Dal giorno in cui il lavoratore riceve la comunicazione scritta del licenziamento (o, se i motivi sono comunicati separatamente su richiesta, dalla comunicazione dei motivi).

L'impugnazione deve essere fatta da un avvocato?

No. L’impugnazione stragiudiziale entro 60 giorni può essere fatta anche personalmente, con una raccomandata A/R, PEC o telegramma. Per il ricorso giudiziale è invece obbligatoria la rappresentanza di un avvocato.

Cosa succede se supero i 60 giorni?

Il licenziamento diventa definitivamente inoppugnabile e il lavoratore perde il diritto a qualsiasi tutela giudiziale, indipendentemente dalla legittimità del recesso.

Il tentativo di conciliazione sospende i termini?

Sì. L’avvio del tentativo obbligatorio di conciliazione (ad esempio nella procedura per GMO in aziende sopra 15 dipendenti) sospende il termine dei 180 giorni per il ricorso giudiziale.

I 60 giorni si calcolano in giorni lavorativi o di calendario?

In giorni di calendario, non lavorativi. Se il 60° giorno cade di sabato, domenica o festivo, il termine è prorogato al primo giorno lavorativo successivo.

Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

Serve un parere sul tuo caso concreto?

Questa guida spiega la regola generale, ma ogni situazione ha le sue specificità. Per un controllo sul tuo caso puoi trovare un professionista tramite Legge in Chiaro.

In sintesi

  • Il licenziamento va impugnato entro 60 giorni dalla comunicazione, con qualunque atto scritto idoneo a manifestare la volonta di contestarlo.
  • Entro i successivi 180 giorni occorre depositare il ricorso al giudice del lavoro oppure avviare conciliazione o arbitrato.
  • Entrambi i termini sono perentori: la scadenza anche di uno solo estingue il diritto a impugnare.
  • Il primo termine decorre dalla comunicazione del recesso (o dei motivi, se richiesti), non dalla fine del preavviso.
  • La disciplina e fissata dall'art. 6 L. 604/1966, come riformato dall'art. 32 L. 183/2010.
Indice dei contenuti

L'impugnazione del licenziamento e governata da un meccanismo a doppio termine che non ammette distrazioni: prima una contestazione stragiudiziale, poi - se la vertenza non si chiude - il deposito del ricorso o l'avvio della conciliazione. La logica e quella di evitare che la sorte del rapporto resti incerta a tempo indeterminato, imponendo al lavoratore di reagire con tempestivita. Saltare anche uno solo dei due passaggi significa perdere ogni tutela, per quanto fondata fosse la contestazione nel merito.

Il primo termine: 60 giorni per l'impugnazione stragiudiziale

Entro 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento il lavoratore deve far pervenire al datore un atto scritto che manifesti in modo inequivoco la volonta di impugnare il recesso. Non e richiesta una forma sacramentale: vanno bene una raccomandata A/R, una PEC o un telegramma, purche il contenuto renda chiara la contestazione della legittimita del licenziamento. E un termine di decadenza, quindi perentorio.

Da quando decorrono i 60 giorni

Il termine decorre dalla comunicazione del licenziamento, oppure dalla comunicazione dei motivi quando questi siano richiesti separatamente. E un errore frequente - e fatale - far partire il conteggio dalla fine del periodo di preavviso: il preavviso attiene alla cessazione del rapporto, non al momento in cui il recesso e stato intimato. Conviene quindi datare con precisione la ricezione della lettera di licenziamento.

Il secondo termine: 180 giorni per agire in giudizio

Compiuta l'impugnazione stragiudiziale, decorre un secondo termine di 180 giorni entro cui il lavoratore deve depositare il ricorso davanti al Tribunale in funzione di giudice del lavoro, oppure avviare il tentativo di conciliazione o l'arbitrato previsto dalla contrattazione collettiva. Se questo termine scade a vuoto, l'impugnazione stragiudiziale perde efficacia e il diritto si estingue.

La forma dell'atto e la prova della tempestivita

Poiche si discute di termini perentori, la prova della data conta quanto il contenuto. Strumenti come la raccomandata A/R e la PEC offrono una data certa di invio e ricezione; conviene conservare ricevute, avvisi di consegna e copia dell'atto. In caso di contestazione sulla tempestivita, sara il lavoratore a dover dimostrare di aver rispettato i 60 giorni.

Gli errori che vanificano l'impugnazione

I rischi piu ricorrenti sono tre: conteggiare i 60 giorni dalla scadenza del preavviso anziche dalla comunicazione; inviare una comunicazione generica che non manifesta chiaramente l'intento di impugnare; lasciar trascorrere i 180 giorni senza depositare il ricorso ne avviare la conciliazione. Ciascuno di questi errori, da solo, e sufficiente a far perdere il diritto.

Conciliazione, arbitrato e ruolo dell'assistenza

L'avvio della procedura di conciliazione o arbitrato prevista dal CCNL e equiparato, ai fini del secondo termine, al deposito del ricorso. Resta comunque fortemente consigliabile rivolgersi tempestivamente a un avvocato giuslavorista o a un sindacato, sia per impostare correttamente la contestazione, sia per valutare strategia e prospettive di tutela (reintegra o indennizzo) in base al regime applicabile al rapporto.

Domande frequenti

Entro quanto tempo va impugnato il licenziamento?

Entro 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento occorre inviare un atto scritto di impugnazione; entro i successivi 180 giorni va depositato il ricorso al giudice del lavoro o avviata conciliazione/arbitrato.

Da quando decorrono i 60 giorni?

Dalla comunicazione del licenziamento (o dei motivi, se richiesti separatamente), non dalla scadenza del preavviso o dalla fine del rapporto.

Che forma deve avere l'impugnazione stragiudiziale?

Qualsiasi atto scritto idoneo a manifestare la volonta di contestare il licenziamento: raccomandata A/R, PEC o telegramma. Conviene usare strumenti con data certa per provare la tempestivita.

Cosa succede se non deposito il ricorso entro 180 giorni?

L'impugnazione stragiudiziale perde efficacia e il diritto a contestare il licenziamento si estingue, anche se la prima impugnazione era stata tempestiva.

Entrambi i termini sono perentori?

Si. Sia i 60 sia i 180 giorni sono termini di decadenza: la scadenza anche di uno solo fa decadere dal diritto di impugnare il licenziamento.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-06-20
Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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