Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • PEC obbligatoria per imprese e professionisti

    In sintesi

    • Cos’è il domicilio digitale: la PEC (Posta Elettronica Certificata) è l’indirizzo ufficiale attraverso cui lo Stato e i terzi comunicano con l’impresa o il professionista.
    • Chi è obbligato: tutte le società, le imprese individuali e i professionisti iscritti ad albi devono possedere una PEC e comunicarla al Registro delle Imprese o al proprio ordine.
    • Dove si comunica: le imprese comunicano la PEC al Registro delle Imprese; i professionisti la comunicano all’ordine o al collegio di appartenenza.
    • Conseguenza dell’inadempimento: chi non comunica la PEC o la mantiene inattiva rischia l’assegnazione di un domicilio digitale d’ufficio e può incorrere in sanzioni.
    • PEC inattiva è come PEC assente: non basta avere un indirizzo registrato – deve essere funzionante e monitorato, altrimenti le comunicazioni ufficiali si intendono ugualmente notificate.

    Che cos'è il domicilio digitale e perché è obbligatorio

    La PEC – Posta Elettronica Certificata – non è una semplice casella di posta veloce. Per le imprese e i professionisti è il domicilio digitale: l’indirizzo a cui la Camera di Commercio, l’Agenzia delle Entrate, i tribunali e chiunque altro possono inviare atti e comunicazioni con piena validità legale. Riceverla è equivalente a ricevere una raccomandata con ricevuta di ritorno.

    L’obbligo riguarda tre categorie principali. Le società (Srl, Spa e le altre forme societarie) devono comunicare la propria PEC al Registro delle Imprese. Le imprese individuali – dal piccolo artigiano al commerciante – hanno lo stesso obbligo. I professionisti iscritti ad albi (avvocati, commercialisti, ingegneri, medici e così via) devono invece comunicare la PEC al proprio ordine o collegio professionale.

    Non si tratta di un adempimento una tantum: l’indirizzo PEC deve restare attivo nel tempo. Se una casella viene disattivata o smette di funzionare senza che l’impresa se ne accorga, dal punto di vista legale è come se non esistesse – con tutte le conseguenze del caso.

    Obbligo PEC: chi comunica cosa e dove
    Soggetto Dove si comunica la PEC Conseguenza in caso di inadempimento
    Società (Srl, Spa, ecc.) Registro delle Imprese Assegnazione d'ufficio + possibili sanzioni
    Impresa individuale Registro delle Imprese Assegnazione d'ufficio + possibili sanzioni
    Professionista iscritto ad albo Ordine o collegio professionale Sanzioni disciplinari dell'ordine

    Esempio pratico

    • Alfa Srl apre nel 2024 e al momento della Comunicazione Unica inserisce l’indirizzo PEC alfasrl@pec.it. Dopo sei mesi il titolare smette di rinnovare il contratto con il fornitore PEC e la casella viene disattivata. Il Registro delle Imprese risulta ancora intestato a quell’indirizzo, ma le notifiche inviate lì si considerano valide: Alfa Srl non le riceve, ma non può eccepire la mancata consegna. Se una comunicazione dell’Agenzia delle Entrate viene spedita a quell’indirizzo, i termini per rispondere decorrono comunque.

    Documenti necessari

    • Codice fiscale o partita IVA dell’impresa o del professionista
    • Contratto attivo con un fornitore di servizi PEC certificato
    • Visura camerale aggiornata (per verificare l’indirizzo PEC registrato)
    • Credenziali di accesso al portale del Registro delle Imprese (registroimprese.it) per le imprese
    • Credenziali di accesso al portale dell’ordine professionale di appartenenza per i liberi professionisti

    Tizio, artigiano idraulico: PEC mai comunicata

    Scenario. Tizio è un artigiano iscritto all’albo e al Registro delle Imprese dal 2019. Ha aperto la partita IVA e compilato la Comunicazione Unica, ma all’epoca non ha indicato nessun indirizzo PEC perché non sapeva di essere obbligato.

    Come si applica. Tizio si trova in una situazione di inadempimento. Il Registro delle Imprese può assegnargli d’ufficio un domicilio digitale scelto dall’amministrazione, che Tizio non conosce e non monitora. Ogni comunicazione ufficiale inviata a quell’indirizzo è valida a tutti gli effetti. Per regolarizzarsi, Tizio deve attivare una casella PEC e comunicarne l’indirizzo tramite il portale camerale, usando la procedura di variazione dati.

    In pratica

    • Aprire una casella PEC presso qualsiasi fornitore accreditato (il costo annuale è contenuto).
    • Accedere al portale registroimprese.it e comunicare l’indirizzo come variazione al Registro delle Imprese.
    • Da quel momento monitorare la casella PEC con regolarità: anche una notifica ignorata ha effetti legali.

    Caio, socio-amministratore di una Srl: PEC registrata ma scaduta

    Scenario. Caio gestisce una piccola Srl nel settore commercio. La società ha comunicato regolarmente la PEC in sede di iscrizione, ma il contratto con il fornitore è scaduto da otto mesi e la casella non riceve più messaggi.

    Come si applica. La PEC inattiva equivale, sul piano pratico, all’assenza di domicilio digitale. Se in questo periodo il Registro delle Imprese, un tribunale o un ente pubblico ha tentato di inviare una comunicazione ufficiale, quella si intende ugualmente notificata. Caio deve rinnovare il contratto PEC (o passare a un nuovo fornitore), assicurarsi che l’indirizzo registrato al Registro delle Imprese corrisponda a quello attivo e verificare se ci sono messaggi non letti accumulati nel periodo di inattività.

    In pratica

    • Riattivare o sostituire la casella PEC il prima possibile.
    • Verificare sul portale camerale che l’indirizzo registrato sia quello effettivamente attivo.
    • Controllare se nel periodo di inattività sono arrivati atti o notifiche: il fornitore PEC può conservare i messaggi anche dopo la disattivazione, per un periodo limitato.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Chi deve avere la PEC?

    Tutte le società iscritte al Registro delle Imprese, le imprese individuali e i professionisti iscritti a un albo o collegio professionale. È un obbligo di legge, non una scelta.

    Dove si registra la PEC per un'impresa?

    Le imprese (sia societarie sia individuali) comunicano l’indirizzo PEC al Registro delle Imprese tramite il portale camerale, di solito attraverso la Comunicazione Unica in fase di avvio o con una variazione successiva.

    Cosa succede se non ho comunicato la PEC?

    Il Registro delle Imprese può assegnare d’ufficio un domicilio digitale all’impresa, scelto dall’amministrazione. Possono essere irrogate sanzioni. Nel frattempo, le comunicazioni ufficiali vengono inviate all’indirizzo assegnato d’ufficio, con effetti legali anche se il titolare non le vede.

    La PEC deve essere aggiornata se cambia fornitore?

    Sì. Se si cambia fornitore e quindi cambia l’indirizzo PEC, occorre comunicare il nuovo indirizzo al Registro delle Imprese o all’ordine professionale. Tenere registrato un indirizzo non più attivo espone agli stessi rischi di non avere la PEC.

    Un professionista con partita IVA ma senza albo deve avere la PEC?

    L’obbligo di comunicare la PEC a un ordine vale per chi è iscritto a un albo o collegio. Tuttavia, se il professionista ha anche un’impresa individuale iscritta al Registro delle Imprese, l’obbligo camerale si applica comunque. In ogni caso, avere una PEC è fortemente consigliato per qualsiasi attività economica.

    La PEC personale va bene per l'impresa?

    No. È necessario avere una PEC intestata all’impresa (con la ragione sociale o la partita IVA della società o dell’impresa individuale). Usare una PEC personale intestata al titolare non soddisfa l’obbligo dell’impresa.

  • Art. 32 CAD – Obblighi del titolare di firma elettronica qualifica…

    Art. 32 D.Lgs. 82/2005 CAD – Obblighi del titolare di firma elettronica qualificata e del prestatore di servizi di firma elettronica qualificata

    In vigore dal 01/01/2006

    1. Il titolare del certificato di firma è tenuto ad assicurare la custodia del dispositivo di firma o degli strumenti di autenticazione informatica per l'utilizzo del dispositivo di firma da remoto, e ad adottare tutte le misure organizzative e tecniche idonee ad evitare danno ad altri; è altresì tenuto ad utilizzare personalmente il dispositivo di firma.

    2. Il prestatore di servizi di firma elettronica qualificata è tenuto ad adottare tutte le misure organizzative e tecniche idonee ad evitare danno a terzi.

    3. Il prestatore di servizi di firma elettronica qualificata che rilascia… certificati qualificati deve comunque: a) provvedere con certezza alla identificazione della persona che fa richiesta della certificazione; b) rilasciare e rendere pubblico il certificato elettronico nei modi o nei casi stabiliti dalle Linee guida, nel rispetto del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e successive modificazioni; c) specificare, nel certificato qualificato su richiesta dell'istante, e con il consenso del terzo interessato, i poteri di rappresentanza o altri titoli relativi all'attività professionale o a cariche rivestite, previa verifica della documentazione presentata dal richiedente che attesta la sussistenza degli stessi; d) attenersi alle Linee guida; e) informare i richiedenti in modo compiuto e chiaro, sulla procedura di certificazione e sui necessari requisiti tecnici per accedervi e sulle caratteristiche e sulle limitazioni d'uso delle firme emesse sulla base del servizio di certificazione; f) LETTERA SOPPRESSA DAL D.LGS. 30 DICEMBRE 2010, N. 235; g) procedere alla tempestiva pubblicazione della revoca e della sospensione del certificato elettronico in caso di richiesta da parte del titolare di firma elettronica qualificata o del terzo dal quale derivino i poteri del titolare di firma elettronica qualificata medesimo, di perdita del possesso o della compromissione del dispositivo di firma o degli strumenti di autenticazione informatica per l'utilizzo del dispositivo di firma, di provvedimento dell'autorità, di acquisizione della conoscenza di cause limitative della capacità del titolare di firma elettronica qualificata, di sospetti abusi o falsificazioni, secondo quanto previsto dalle Linee guida; h) garantire un servizio di revoca e sospensione dei certificati elettronici sicuro e tempestivo nonché garantire il funzionamento efficiente, puntuale e sicuro degli elenchi dei certificati di firma emessi, sospesi e revocati; i) assicurare la precisa determinazione della data e dell'ora di rilascio, di revoca e di sospensione dei certificati elettronici; j) tenere registrazione, anche elettronica, di tutte le informazioni relative al certificato qualificato dal momento della sua emissione almeno per venti anni anche al fine di fornire prova della certificazione in eventuali procedimenti giudiziari; k) non copiare, né conservare, le chiavi private di firma del soggetto cui il prestatore di servizi di firma elettronica qualificata ha fornito il servizio di certificazione; l) predisporre su mezzi di comunicazione durevoli tutte le informazioni utili ai soggetti che richiedono il servizio di certificazione, tra cui in particolare gli esatti termini e condizioni relative all'uso del certificato, compresa ogni limitazione dell'uso, l'esistenza di un sistema di accreditamento facoltativo e le procedure di reclamo e di risoluzione delle controversie; dette informazioni, che possono essere trasmesse elettronicamente, devono essere scritte in linguaggio chiaro ed essere fornite prima dell'accordo tra il richiedente il servizio ed il prestatore di servizi di firma elettronica qualificata; m) utilizzare sistemi affidabili per la gestione del registro dei certificati con modalità tali da garantire che soltanto le persone autorizzate possano effettuare inserimenti e modifiche, che l'autenticità delle informazioni sia verificabile, che i certificati siano accessibili alla consultazione del pubblico soltanto nei casi consentiti dal titolare del certificato e che l'operatore possa rendersi conto di qualsiasi evento che comprometta i requisiti di sicurezza. Su richiesta, elementi pertinenti delle informazioni possono essere resi accessibili a terzi che facciano affidamento sul certificato. m-bis) garantire il corretto funzionamento e la continuità del sistema e comunicare immediatamente a AgID e agli utenti eventuali malfunzionamenti che determinano disservizio, sospensione o interruzione del servizio stesso.

    4. Il prestatore di servizi di firma elettronica qualificata è responsabile dell'identificazione del soggetto che richiede il certificato qualificato di firma anche se tale attività è delegata a terzi.

    5. Il prestatore di servizi di firma elettronica qualificata raccoglie i dati personali direttamente dalla persona cui si riferiscono o, previo suo esplicito consenso, tramite il terzo, e soltanto nella misura necessaria al rilascio e al mantenimento del certificato, fornendo l'informativa prevista dall' articolo 13 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. I dati non possono essere raccolti o elaborati per fini diversi senza l'espresso consenso della persona cui si riferiscono.

  • Straining: la forma attenuata di mobbing

    Guida pratica · Lavoro · Disciplina e contenzioso

    In sintesi

    Lo straining è una forma attenuata di mobbing: il lavoratore subisce una o poche azioni stressanti (es. un demansionamento definitivo, l’isolamento forzato) che creano una situazione di stress lavorativo cronico e permanente, senza la sistematicità tipica del mobbing. La tutela è comunque ex art. 2087 c.c.

    Riferimento normativo

    Tabella riepilogativa

    Mobbing vs Straining: differenze principali
    Caratteristica Mobbing Straining
    Numero di atti lesivi Pluralità sistematica Anche uno o pochi atti isolati
    Intento persecutorio Richiesto (disegno unitario) Non necessariamente richiesto in modo diretto
    Effetto Danno progressivo alla salute Situazione di stress permanente e cronico
    Base normativa Art. 2087 c.c. Art. 2087 c.c.
    Onere della prova A carico del lavoratore A carico del lavoratore

    Che cos'è lo straining

    Il concetto di straining è stato elaborato dalla psicologia del lavoro e recepito dalla giurisprudenza italiana a partire dagli anni 2000. A differenza del mobbing, non richiede una pluralità sistematica di condotte: è sufficiente una o poche azioni stressanti – come un demansionamento definitivo, l’assegnazione a un ufficio isolato, la privazione di mansioni significative – che producano una situazione di stress lavorativo cronico e permanente.

    La Corte di Cassazione ha riconosciuto la risarcibilità dello straining come fattispecie autonoma rispetto al mobbing, pur richiedendo comunque la prova del danno alla salute e del nesso causale.

    Tutela ex art. 2087 c.c.

    Anche per lo straining la base normativa è l’art. 2087 c.c.: il datore risponde per non aver adottato le misure necessarie a tutelare la personalità morale del lavoratore. La responsabilità è contrattuale; il lavoratore deve provare il fatto illecito (l’azione stressante), il danno psicofisico e il nesso causale. Non è necessario dimostrare un intento persecutorio diretto, ma è sufficiente che la condotta del datore abbia prodotto oggettivamente una situazione stressogena permanente.

    Come documentare lo straining

    È essenziale raccogliere: documentazione del cambiamento (lettere di demansionamento, comunicazioni organizzative), attestazioni mediche che collegano la condizione di stress al contesto lavorativo, testimonianze di colleghi che abbiano osservato il mutamento delle condizioni di lavoro, e corrispondenza interna che evidenzi l’isolamento o la privazione di mansioni. La perizia medico-legale è spesso determinante in giudizio.

    Casi pratici

    Tizio – demansionamento definitivo e isolamento

    Tizio, responsabile di un team di 10 persone, viene improvvisamente privato del team e assegnato a svolgere mansioni di archivio senza relazioni professionali. Non subisce altre condotte persecutorie, ma la situazione dura da un anno. Documenta con perizia medica una sindrome depressiva reattiva: può agire per straining ex art. 2087 c.c.

    Caia – trasferimento punitivo a sede disagiata

    Caia viene trasferita in una sede distante 80 km senza motivazione plausibile, dopo aver sollevato dubbi su una procedura aziendale. Il trasferimento è l’unico atto, ma crea una situazione stressogena permanente che le causa disturbi d’ansia documentati. La condotta può integrare lo straining.

    Sempronio – stress da carico eccessivo senza atti persecutori

    Sempronio lamenta stress da eccessivo carico di lavoro, ma non vi sono atti del datore riconducibili a una scelta organizzativa specifica e lesiva nei suoi confronti. In questo caso né il mobbing né lo straining sono configurabili: manca l’azione stressante imputabile al datore come condotta illecita.

    Domande frequenti

    Qual è la differenza tra mobbing e straining?

    Il mobbing richiede una serie sistematica di condotte persecutorie collegate da un intento lesivo. Lo straining si configura anche con uno o pochi atti isolati che producono una situazione di stress lavorativo cronico e permanente, senza la necessità di un disegno persecutorio unitario.

    Per lo straining devo dimostrare l'intento del datore?

    Non è necessario dimostrare un intento persecutorio diretto. È sufficiente provare che la condotta del datore ha oggettivamente prodotto una situazione stressogena permanente e che ne è derivato un danno alla salute.

    Lo straining è riconosciuto dalla legge italiana?

    Non esiste una norma che lo definisca espressamente, ma la giurisprudenza italiana (Corte di Cassazione) lo ha riconosciuto come fattispecie autonoma risarcibile ex art. 2087 c.c.

    Posso ottenere un risarcimento per straining?

    Sì, se si prova il fatto illecito, il danno psicofisico (biologico e/o morale) e il nesso causale. L’azione si prescrive in 10 anni, essendo di natura contrattuale.

    È utile rivolgersi all'ITL per lo straining?

    Un esposto all’Ispettorato Territoriale del Lavoro può avviare un’ispezione che documenta le condizioni di lavoro. Non è obbligatorio, ma può fornire elementi di prova utili per il giudizio civile.

    Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 25 quinquiesdecies D.Lgs. 231/2001 – Reati tributari

    Art. 25 quinquiesdecies D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – Reati tributari

    1. In relazione alla commissione dei delitti previsti dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 , si applicano all'ente le seguenti sanzioni pecuniarie: a) per il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti previsto dall'articolo 2, comma 1, la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote; b) per il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, previsto dall'articolo 2, comma 2-bis, la sanzione pecuniaria fino a quattrocento quote; c) per il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, previsto dall'articolo 3, la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote; d) per il delitto di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, previsto dall'articolo 8, comma 1, la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote; e) per il delitto di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, previsto dall'articolo 8, comma 2-bis, la sanzione pecuniaria fino a quattrocento quote; f) per il delitto di occultamento o distruzione di documenti contabili, previsto dall'articolo 10, la sanzione pecuniaria fino a quattrocento quote; g) per il delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, previsto dall'articolo 11, la sanzione pecuniaria fino a quattrocento quote.

    1-bis. In relazione alla commissione dei delitti previsti dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 , ((quando sono commessi al fine di evadere l'imposta sul valore aggiunto nell'ambito di sistemi fraudolenti transfrontalieri connessi al territorio di almeno un altro Stato membro dell'Unione europea, da cui consegua o possa conseguire un danno complessivo pari o superiore)) a dieci milioni di euro, si applicano all'ente le seguenti sanzioni pecuniarie: a) per il delitto di dichiarazione infedele previsto dall'articolo 4, la sanzione pecuniaria fino a trecento quote; b) per il delitto di omessa dichiarazione previsto dall'articolo 5, la sanzione pecuniaria fino a quattrocento quote; c) per il delitto di indebita compensazione previsto dall'articolo 10-quater, la sanzione pecuniaria fino a quattrocento quote.

    2. Se, in seguito alla commissione dei delitti indicati ai commi 1 e 1-bis, l'ente ha conseguito un profitto di rilevante entità, la sanzione pecuniaria è aumentata di un terzo.

    3. Nei casi previsti dai commi 1, 1-bis e 2, si applicano le sanzioni interdittive di cui all'articolo 9, comma 2, lettere c), d) ed e). (37)

  • Art. 31 CAD – Vigilanza sull’attività dei certificatori e dei gestori di posta elettronica certificata (abrogato)

    Art. 31 CAD – Vigilanza sull’attività dei certificatori e dei gestori di posta elettronica certificata

    D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 – Codice dell’amministrazione digitale

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 26 agosto 2016, n. 179. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    [1.

    DigitPA svolge funzioni di vigilanza e controllo sull’attività dei certificatori qualificati e dei gestori di posta elettronica certificata]

  • Art. 44 CTS – Modifiche e integrazioni alla disciplina

    Art. 44 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Modifiche e integrazioni alla disciplina

    In vigore dal 03/08/2017

    1. Alle società di mutuo soccorso non si applica l'obbligo di versamento del contributo del 3 per cento sugli utili netti annuali di cui all' articolo 11 della legge 31 gennaio 1992, n. 59 .

    2. In deroga all' articolo 23, comma 1, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 , convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221 , non sono soggette all'obbligo di iscrizione nella sezione delle imprese sociali presso il registro delle imprese le società di mutuo soccorso che hanno un versamento annuo di contributi associativi non superiore a 50.000 euro e che non gestiscono fondi sanitari integrativi.

  • Articolo 110 Codice della Strada

    Art. 110 C.d.S. – Immatricolazione, carta di circolazione e certificato di idoneità tecnica alla circolazione delle macchine agricole

    Testo vigente – D.Lgs. 285/1992 (aggiornato da Normattiva)

    1. Le macchine agricole indicate nell'art. 57, comma 2, lettera a), punto 1) e punto 2), e lettera b), punto 2, esclusi i rimorchi agricoli di massa complessiva non superiore a 1,5 t ed aventi le altre caratteristiche fissate dal regolamento, per circolare su strada sono soggette all'immatricolazione ed al rilascio della carta di circolazione. Quelle invece indicate nello stesso comma 2, lettera a), punto 3), e lettera b), punto 1), con le esclusioni previste all'art. 107, comma 1, ed i rimorchi agricoli di massa complessiva non superiore a 1,5 t ed aventi le altre caratteristiche fissate dal regolamento per circolare su strada sono soggette al rilascio di un certificato di idoneità tecnica alla circolazione.

    2. La carta di circolazione ovvero il certificato di idoneità tecnica alla circolazione sono rilasciati dall'ufficio competente del Dipartimento per i trasporti terrestri competente per territorio; il medesimo ufficio provvede alla immatricolazione delle macchine agricole indicate nell'art. 57, comma 2, lettera a), punto 1) e punto 2), e lettera b), punto 2), ad esclusione dei rimorchi agricoli di massa complessiva non superiore a 1,5 t ed aventi le altre caratteristiche fissate dal regolamento, a nome di colui che dichiari di essere titolare di impresa agricola o forestale ovvero di impresa che effettua lavorazioni agromeccaniche o locazione di macchine agricole, nonché a nome di enti e consorzi pubblici e commercianti di macchine agricole e, limitatamente alle macchine agricole indicate dall'articolo 57, comma 2, lettera a), numeri 1) e 2), aventi massa massima a pieno carico tecnicamente ammissibile non superiore a 6 t, e ai rimorchi agricoli di cui all'articolo 57, comma 2, lettera b), numero 2), aventi massa complessiva non superiore a 6 t, a nome di colui che si dichiara proprietario.

    2-bis. Al fine di promuovere lo sviluppo delle reti di imprese di cui all'articolo 3 del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, e all'articolo 6-bis, comma 2, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, alle reti costituite da imprenditori agricoli, singoli o associati, di cui all'articolo 2135 del codice civile, finalizzate anche all'acquisto di macchine agricole, è consentita l'immatricolazione ai sensi del comma 2 del presente articolo a nome della rete di imprese, identificata dal codice fiscale, richiesto dalle imprese partecipanti, e dal contratto di rete, redatto e iscritto ai sensi del citato articolo 3 del decreto-legge n. 5 del 2009, da cui risultino la sede, la denominazione e il programma della rete, previa individuazione di un'impresa della rete incaricata di svolgere le funzioni amministrative attribuite dalla legge al proprietario del veicolo.

    3. Il trasferimento di proprietà delle macchine agricole soggette all'immatricolazione, nonché il trasferimento di sede ovvero di residenza ed abitazione del titolare devono essere comunicati entro trenta giorni, unitamente alla prescritta documentazione ed alla carta di circolazione, all'ufficio competente del Dipartimento per i trasporti terrestri rispettivamente dal nuovo titolare e dall'intestatario della carta di circolazione. Detto ufficio annota le relative variazioni sul certificato di circolazione stessa.

    Qualora il titolo presentato per la trascrizione del trasferimento di proprietà consista in un atto unilaterale, lo stesso ufficio dovrà acquisire anche la dichiarazione di assunzione di responsabilità e provvedere alla comunicazione al nuovo titolare secondo le modalità indicate nell'art. 95, comma 4, in quanto applicabili.

    4. L'annotazione del trasferimento di proprietà è condizionata dal possesso da parte del nuovo titolare dei requisiti richiesti al comma 2.

    5. Il regolamento stabilisce il contenuto e le caratteristiche della carta di circolazione e del certificato di idoneità tecnica, nonché le modalità di svolgimento, in via esclusivamente telematica, degli adempimenti previsti ai commi 2, 2-bis e 3.

    5-bis. Le operazioni di cui ai commi 2, 2-bis e 3 sono svolte dall'Ufficio della motorizzazione civile anche per il tramite dei soggetti di cui alla legge 8 agosto 1991, n. 264, attraverso il collegamento telematico con il centro elaborazione dati del Dipartimento per la mobilità sostenibile secondo le modalità stabilite con decreto del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili 6. Chiunque circola su strada con una macchina agricola per la quale non è stata rilasciata la carta di circolazione, ovvero il certificato di idoneità tecnica alla circolazione, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 173 a € 694.

    7. Chiunque circola su strada con una macchina agricola non osservando le prescrizioni contenute nella carta di circolazione ovvero nel certificato di idoneità tecnica, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 87 a € 344.

    8. Chiunque omette di comunicare il trasferimento di proprietà, di sede o di residenza ed abitazione nel termine stabilito è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 42 a € 173. Dalla violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria del ritiro della carta di circolazione o del certificato di idoneità tecnica alla circolazione, secondo le norme di cui al capo I, sezione II, del titolo VI.

  • Art. 43 CTS – Trasformazione

    Art. 43 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Trasformazione

    In vigore dal 03/08/2017

    1. Le società di mutuo soccorso, già esistenti alla data di entrata in vigore del presente Codice, che entro il ((31 dicembre 2022)) si trasformano in associazioni del Terzo settore o in associazioni di promozione sociale, mantengono, in deroga all' articolo 8, comma 3, della legge 15 aprile 1886, n. 3818 , il proprio patrimonio.

  • Art. 30 CAD – Responsabilità dei prestatori di servizi fiduciari q…

    Art. 30 D.Lgs. 82/2005 CAD – Responsabilità dei prestatori di servizi fiduciari qualificati, dei gestori di posta elettronica certificata, dei gestori dell’identità digitale e dei conservatori

    In vigore dal 01/01/2006

    1. I prestatori di servizi fiduciari qualificati e i gestori di posta elettronica certificata, iscritti nell'elenco di cui all'articolo 29, comma 6, nonché i gestori dell'identità digitale e i conservatori di documenti informatici, che cagionano danno ad altri nello svolgimento della loro attività, sono tenuti al risarcimento, se non provano di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno.

    2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 AGOSTO 2016, N. 179.

    3. PERIODO SOPPRESSO DAL D.LGS. 13 DICEMBRE 2017, N. 217. Il prestatore di servizi di firma digitale o di altra firma elettronica qualificata non è responsabile dei danni derivanti dall'uso di un certificato qualificato che ecceda i limiti eventualmente posti dallo stesso ai sensi dell'articolo 28, comma 3, a condizione che limiti d'uso e di valore siano chiaramente riconoscibili secondo quanto previsto dall'articolo 28, comma 3-bis.

  • CCNL Grafici Editoriali: Preavviso

    CCNL Grafici Editoriali

    In sintesi

    Preavviso CCNL Grafici: 30-180 gg per livello/anzianità.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Assografici · AIE · ANES · SLC-CGIL · Fistel-CISL · Uilcom-UIL
    Ultimo rinnovo
    Ipotesi di accordo del 19 dicembre 2023 (vigenza 1° gennaio 2024 – 31 dicembre 2026)
    Vigenza
    Fino al 31 dicembre 2026
    Platea
    Circa 200.000 addetti secondo i sindacati firmatari (aziende grafiche, cartotecniche, editoriali e digitali)

    Tabella riepilogativa

    Preavviso
    Voce Dettaglio
    Preavviso Vedi sezione
    Dimissioni Vedi sezione
    Giusta causa Vedi sezione
    Cessazione attività Vedi sezione
    Dimissioni online Vedi sezione

    Preavviso

    Da 30 gg (liv 1) a 180 gg (liv 9).

    Dimissioni

    Dimezzate.

    Giusta causa

    Furto, danneggiamento doloso macchine, sabotaggio.

    Cessazione attività

    Frequente: chiusura tipografie. Possibile clausola sociale.

    Dimissioni online

    Portale Cliclavoro/INPS.

    Casi pratici

    Tizio – tipografo Preavviso
    Tizio (tipografo offset) applica regole CCNL su preavviso.
    Caia – grafica Preavviso
    Caia (grafica) gestisce preavviso in casa editrice.
    Sempronio – direttore Preavviso
    Sempronio (direttore produzione) supervisiona preavviso.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi per livello, Ferie e permessi, Maternità, Tredicesima e premi, Malattia e Prova.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Grafici Editoriali. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 25 quaterdecies D.Lgs. 231/2001 – Frode in competizioni sportive, esercizio abusivo

    Art. 25 quaterdecies D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – (Frode in competizioni sportive, esercizio abusivo di gioco o di scommessa e giochi d’azzardo esercitati a mezzo di apparecchi vietati)

    1. In relazione alla commissione dei reati di cui agli articoli 1 e 4 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, si applicano all'ente le seguenti sanzioni pecuniarie: a) per i delitti, la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote; b) per le contravvenzioni, la sanzione pecuniaria fino a duecentosessanta quote.

    2. Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nel comma 1, lettera a), del presente articolo, si applicano le sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a un anno

  • Art. 29 CAD – Qualificazione dei fornitori di servizi

    Art. 29 D.Lgs. 82/2005 CAD – Qualificazione dei fornitori di servizi

    In vigore dal 01/01/2006

    1. I soggetti che intendono fornire servizi fiduciari qualificati o svolgere l'attività di gestore di posta elettronica certificata… presentano all'AgID domanda di qualificazione, secondo le modalità fissate dalle Linee guida. PERIODO SOPPRESSO DAL D.L. 16 LUGLIO 2020, N. 76.

    2. Ai fini della qualificazione, i soggetti di cui al comma 1 devono possedere i requisiti di cui all' articolo 24 del Regolamento (UE) 23 luglio 2014, n. 910/2014, disporre di requisiti di onorabilità, affidabilità, tecnologici e organizzativi compatibili con la disciplina europea, nonché di garanzie assicurative adeguate rispetto all'attività svolta. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, o del Ministro delegato per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, sentita l'AgID, nel rispetto della disciplina europea, sono definiti i predetti requisiti in relazione alla specifica attività che i soggetti di cui al comma 1 intendono svolgere. Il predetto decreto determina altresì i criteri per la fissazione delle tariffe dovute all'AgID per lo svolgimento delle predette attività, nonché i requisiti e le condizioni per lo svolgimento delle attività di cui al comma 1 da parte di amministrazioni pubbliche.

    3. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 13 DICEMBRE 2017, N. 217. (29)

    4. La domanda di qualificazione… si considera accolta qualora non venga comunicato all'interessato il provvedimento di diniego entro novanta giorni dalla data di presentazione della stessa.

    5. Il termine di cui al comma 4, può essere sospeso una sola volta entro trenta giorni dalla data di presentazione della domanda, esclusivamente per la motivata richiesta di documenti che integrino o completino la documentazione presentata e che non siano già nella disponibilità del AgID o che questo non possa acquisire autonomamente. In tale caso, il termine riprende a decorrere dalla data di ricezione della documentazione integrativa.

    6. A seguito dell'accoglimento della domanda, il AgID dispone l'iscrizione del richiedente in un apposito elenco di fiducia pubblico, tenuto dal AgID stesso e consultabile anche in via telematica, ai fini dell'applicazione della disciplina in questione.

    7. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 AGOSTO 2016, N. 179.

    8. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 AGOSTO 2016, N. 179.

    9. Alle attività previste dal presente articolo si fa fronte nell'ambito delle risorse del AgID, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. (28)

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.