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La Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione sollevata dal Tribunale di Potenza sull’art. 18 della legge n. 47/1985, nella parte in cui non prevede la conferma degli atti aventi ad oggetto terreni con certificato di destinazione urbanistica scaduto. La questione era priva di adeguata motivazione sulla rilevanza.
Di cosa si tratta
L’art. 18 della legge n. 47/1985 prevede che gli atti tra vivi su terreni debbano essere corredati da un valido certificato di destinazione urbanistica; in mancanza, l’atto è nullo e insuscettibile di sanatoria. Il Tribunale di Potenza, nel corso di un procedimento disciplinare a carico di un notaio che aveva rogato un atto con certificato scaduto, aveva dubitato della ragionevolezza di questa disciplina, in quanto analoga possibilità di conferma è invece prevista per gli atti aventi ad oggetto edifici.
La questione di legittimità costituzionale
Il Tribunale di Potenza, nel corso del giudizio disciplinare a carico del notaio Zotta Domenico Antonio, aveva sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 18 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, nella parte in cui non consente la conferma degli atti su terreni privi di valido certificato di destinazione urbanistica.
La decisione della Corte
La Corte ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione. L’ordinanza di rimessione non aveva adeguatamente motivato la rilevanza della questione nel giudizio a quo: il notaio non aveva subito la sanzione per l’atto originario nullo, bensì per il successivo atto di “conferma”, che nella vigente disciplina ha la natura di semplice rinnovo dell’atto e non richiede quindi la stessa norma censurata.
Il principio
L’inammissibilità per difetto di motivazione sulla rilevanza si ha quando l’ordinanza di rimessione non chiarisce in modo adeguato perché l’esito del giudizio a quo dipenda effettivamente dalla soluzione della questione di costituzionalità prospettata.
Domande e risposte
Cosa prevede l’art. 18 della legge n. 47/1985 sul certificato di destinazione urbanistica?
Prevede che per gli atti tra vivi aventi ad oggetto diritti reali su terreni occorra allegare un certificato di destinazione urbanistica in corso di validità (valido per un anno dal rilascio). In sua assenza, l’atto è nullo.
Perché il notaio era stato sottoposto a procedimento disciplinare?
Perché aveva rogato, l’11 settembre 2000, un atto di compravendita su terreno con certificato di destinazione urbanistica rilasciato l’11 maggio 1999, quindi scaduto da oltre un anno. La legge notarile considera tale atto come violazione del divieto di rogare atti nulli.
Qual è la differenza rispetto agli atti su edifici?
Per gli atti su edifici, gli artt. 17 e 40 della legge n. 47/1985 consentono una conferma mediante atto successivo in presenza di determinate condizioni. Per i terreni, invece, tale possibilità non è prevista e l’atto resta irrimediabilmente nullo, disparità che il rimettente riteneva irragionevole.
Norme collegate
- Art. 3 della Costituzione — principio di ragionevolezza e uguaglianza, invocato per la diversità di regime tra atti su edifici e atti su terreni
Per il testo normativo integrale e aggiornato consulta Normattiva.it.