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Ultimo aggiornamento: 31 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche
In sintesi
  • L'art. 5 detta le caratteristiche degli edifici penitenziari.
  • Gli istituti devono accogliere un numero non elevato di detenuti.
  • Devono avere locali per la vita individuale e per le attività in comune.
  • L'obiettivo è favorire un ambiente compatibile con la dignità e con il trattamento.
  • Sono il presupposto materiale di una detenzione conforme all'art. 27 Cost.

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 5 L. 354/1975 — Caratteristiche degli edifici penitenziari

Legge 26 luglio 1975, n. 354 — Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà

Gli istituti penitenziari devono essere realizzati in modo tale da accogliere un numero non elevato di detenuti o internati.

Gli edifici penitenziari devono essere dotati di locali per le esigenze di vita individuale e di locali per lo svolgimento di attività lavorative, formative e, ove possibile, culturali, sportive e religiose.

In sintesi

  • L'art. 5 detta le caratteristiche degli edifici penitenziari.
  • Gli istituti devono accogliere un numero non elevato di detenuti.
  • Devono avere locali per la vita individuale e per le attività in comune.
  • L'obiettivo è favorire un ambiente compatibile con la dignità e con il trattamento.
  • Sono il presupposto materiale di una detenzione conforme all'art. 27 Cost.
L'architettura al servizio del trattamento

L'art. 5 stabilisce che gli istituti penitenziari devono essere realizzati in modo tale da accogliere un numero non elevato di detenuti o internati. La struttura fisica del carcere non è un dettaglio organizzativo: incide direttamente sulla possibilità di attuare un trattamento rispettoso della dignità e orientato alla rieducazione. Strutture sovradimensionate e impersonali ostacolano l'individualizzazione del trattamento e favoriscono la spersonalizzazione del detenuto.

Dimensioni contenute

La preferenza per istituti di dimensioni contenute risponde a un'esigenza di gestibilità e di umanizzazione: in strutture più piccole è più agevole conoscere i detenuti, organizzare attività significative e prevenire le tensioni. È un principio spesso disatteso nella pratica, dove il sovraffollamento e la concentrazione in grandi istituti restano problemi aperti.

Locali per la vita individuale e comune

Gli edifici devono essere dotati di locali per le esigenze di vita individuale e di locali per lo svolgimento di attività in comune. La distinzione è significativa: la persona detenuta ha bisogno tanto di uno spazio proprio, che ne preservi la riservatezza e la dignità, quanto di spazi collettivi per il lavoro, l'istruzione, la socialità e le attività trattamentali.

Il presupposto materiale della legalità

Le caratteristiche degli edifici sono il presupposto materiale di una detenzione conforme alla Costituzione. Senza spazi adeguati non possono attuarsi né il rispetto della dignità (art. 1) né gli elementi del trattamento (art. 15). La giurisprudenza europea, sulla scia della sentenza Torreggiani, ha individuato proprio nelle condizioni materiali (spazio, luce, aria) i parametri della compatibilità con l'art. 3 CEDU.

Il rapporto con gli artt. 6 e 12

L'art. 5 si integra con l'art. 6, che disciplina i locali di soggiorno e pernottamento, e con l'art. 12, che impone le attrezzature per le attività lavorative, di istruzione e ricreative. Insieme, queste norme delineano lo standard strutturale che ogni istituto dovrebbe garantire.

Tra previsione e realtà

La distanza tra il modello normativo e la realtà di molti istituti è uno dei nodi storici del sistema penitenziario italiano. Le carenze strutturali, quando si traducono in condizioni lesive, possono fondare i rimedi degli artt. 35-bis (reclamo) e 35-ter (rimedi risarcitori).

Profili pratici

Per il detenuto, le caratteristiche dell'edificio incidono concretamente sulla qualità della vita in istituto. Quando le condizioni strutturali si traducono in spazi insufficienti o degradanti, è possibile attivare gli strumenti di tutela previsti dalla legge, facendo valere la violazione dei parametri di dignità e umanità della pena.

Casi pratici

Caso 1: Istituto di grandi dimensioni

Tizio è detenuto in un istituto sovradimensionato: la struttura ostacola l'individualizzazione del trattamento, in contrasto con il modello dell'art. 5.

Caso 2: Spazi comuni assenti

Nell'istituto di Caio mancano locali per le attività in comune: la carenza limita l'attuazione degli elementi del trattamento (art. 15).

Caso 3: Condizioni strutturali lesive

Le carenze strutturali subite da Sempronio si traducono in condizioni degradanti: può attivare il reclamo (art. 35-bis) e i rimedi risarcitori (art. 35-ter).

Domande frequenti

Quanti detenuti dovrebbe accogliere un istituto?

L'art. 5 prevede che gli istituti siano realizzati per accogliere un numero non elevato di detenuti, a favore della gestibilità e dell'umanizzazione del trattamento.

Quali locali deve avere un istituto penitenziario?

Locali per le esigenze di vita individuale e locali per lo svolgimento di attività in comune, così da garantire sia spazi propri sia spazi collettivi per lavoro, istruzione e socialità.

Le carenze strutturali violano la legge?

Quando si traducono in condizioni degradanti o in spazi insufficienti possono violare la dignità e l'art. 3 CEDU, fondando i rimedi degli artt. 35-bis e 35-ter.

Perché l'architettura del carcere è importante?

Perché è il presupposto materiale di una detenzione conforme alla Costituzione: senza spazi adeguati non possono attuarsi né il rispetto della dignità né gli elementi del trattamento.

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 100 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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