- Le frecce direzionali sono segnali orizzontali bianchi dipinti sulle corsie in prossimità delle intersezioni per indicare le manovre consentite o obbligatorie da quella corsia.
- Il regolamento individua sei tipi di freccia: destra, diritta, sinistra, destra+diritta, sinistra+diritta e freccia di rientro.
- La punta della freccia deve distare almeno 5 metri dalla linea di arresto; tra frecce ripetute sullo stesso senso di marcia l'intervallo longitudinale non può essere inferiore a 10 metri.
- Le dimensioni delle frecce variano in funzione della categoria della strada (fig. II.438/a–d del regolamento).
- Le frecce possono segnalare sia le direzioni consentite sia quelle vietate (fig. II.439), adattandosi a configurazioni di intersezione complesse.
Testo dell'articoloVigente
Art. 147 DPR 495/1992 — Frecce direzionali
Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 — Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada
1. Sulle strade aventi un numero sufficiente di corsie per consentire la preselezione e l'attestamento dei veicoli in prossimità di una intersezione, le corsie da riservare a determinate manovre, devono essere contrassegnate a mezzo di frecce direzionali di colore bianco.
2. Le frecce direzionali sono: a) freccia destra per le corsie specializzate per la svolta a destra; b) freccia diritta per le corsie specializzate per l'attraversamento diretto dell'intersezione per confermare il senso di marcia sulle strade a senso unico; c) freccia a sinistra per le corsie specializzate per la svolta a sinistra; d) freccia a destra abbinata a freccia diritta per le corsie specializzate per la svolta a destra e l'attraversamento diretto dell'intersezione; e) freccia a sinistra abbinata a freccia diritta per le corsie specializzate per la svolta a sinistra e l'attraversamento diretto dell'intersezione; f) freccia di rientro.
3. Le dimensioni delle frecce si diversificano in funzione del tipo di strada su cui vengono applicate e sono stabilite nelle figure II.438/a, II.438/b, II.438/c e II.438/d.
4. Le frecce direzionali possono essere tracciate anche per segnalare le direzioni consentite o quelle vietate (fig. II.439).
5. La posizione delle frecce all'interno delle corsie è stabilita in figura II.440.
6. La punta delle frecce tracciate in prossimità di una linea di arresto deve distare dal bordo di questa almeno 5 m.
7. L'intervallo longitudinale tra più frecce uguali, ripetute lungo la stessa corsia, non deve essere inferiore a 10 m; il numero delle frecce da ripetere deve essere commisurato alla lunghezza delle zone di preselezione e di attestamento.
Stesso numero, altri codici
- Art. 147 Cod. Amb. — organizzazione territoriale del servizio idrico integrato
- Art. 147 D.Lgs. 209/2005 — Stato di bisogno del danneggiato
- Art. 147 D.Lgs. 42/2004 — Autorizzazione per opere da eseguirsi da parte di amministrazioni statali
- Art. 147 c.c.: Doveri verso i figli
- Articolo 147 Codice della Crisi d'Impresa e dell’Insolvenza
- Articolo 147 Codice della Strada: Comportamento ai passaggi a livello
Commento
Funzione delle frecce direzionali nel sistema della segnaletica orizzontale
Le frecce direzionali costituiscono uno dei principali strumenti della segnaletica orizzontale per la gestione dei flussi veicolari alle intersezioni. L'art. 147 del DPR 495/1992 le disciplina sistematicamente, definendo tipologie, dimensioni, posizionamento e distanze minime. La norma attua le previsioni del Codice della Strada (D.Lgs. 285/1992) relative alla segnaletica orizzontale di prescrizione e di indicazione sulle intersezioni, in particolare per le corsie di canalizzazione.
La logica sottostante è semplice ma cruciale per la sicurezza stradale: in prossimità di un'intersezione sufficientemente ampia da consentire la preselezione — cioè il posizionamento preventivo dei veicoli in attesa di compiere una certa manovra — è necessario comunicare ai conducenti quale manovra è consentita o obbligatoria da ciascuna corsia prima che essi raggiungano la linea di arresto. Le frecce direzionali svolgono esattamente questa funzione: sono istruzioni di marcia dipinte sull'asfalto, visibili al conducente mentre è ancora in zona di attestamento e ha la possibilità di cambiare corsia se necessario.
Le sei tipologie di freccia e il loro significato
Il comma 2 dell'art. 147 elenca in modo tassativo le sei tipologie di freccia direzionale previste dal regolamento:
La tassatività dell'elenco è rilevante: non esistono nel regolamento altre combinazioni standard di frecce; soluzioni non comprese in questo elenco non possono essere legittimamente dipinte sulla carreggiata come segnaletica orizzontale ufficiale.
Preselezione e attestamento: le zone operative delle frecce
Il comma 1 dell'art. 147 limita l'applicazione delle frecce direzionali alle strade con «un numero sufficiente di corsie per consentire la preselezione e l'attestamento». Questi due concetti tecnici meritano una spiegazione.
La preselezione è la fase in cui il conducente, ancora lontano dall'intersezione, sceglie la corsia adeguata alla manovra che intende compiere. La zona di attestamento è lo spazio immediatamente prima della linea di arresto in cui i veicoli si accumulano in coda in attesa del segnale verde o della possibilità di effettuare la manovra. Solo quando esiste spazio fisico sufficiente per entrambe le zone — almeno due corsie separate fisicamente o con segnaletica orizzontale — le frecce direzionali hanno senso: su una strada a corsia unica, dove non vi è alternativa fisica, la freccia sarebbe ridondante e potenzialmente fuorviante.
Dimensioni, posizionamento e distanze minime
Il comma 3 rimanda alle figure II.438/a, II.438/b, II.438/c e II.438/d per le dimensioni delle frecce, che variano in funzione della categoria della strada. Le frecce su autostrade e strade a grande traffico sono significativamente più grandi di quelle su strade urbane, per garantire la leggibilità a velocità maggiori e da distanze superiori.
Il comma 6 fissa una distanza minima tra la punta della freccia e il bordo della linea di arresto: almeno 5 metri. Questa distanza serve a garantire che il conducente, fermo alla linea di arresto, abbia davanti a sé uno spazio libero che non sia occupato dalla freccia stessa, evitando confusione sulla posizione in cui fermarsi.
Il comma 7 regolamenta la ripetizione delle frecce lungo la stessa corsia: l'intervallo longitudinale tra frecce uguali consecutive non può essere inferiore a 10 metri. La norma serve a evitare che la ripetizione troppo ravvicinata crei confusione visiva o un effetto di «rumore» che riduca la chiarezza del messaggio. Il numero di frecce da ripetere deve essere proporzionato alla lunghezza della zona di preselezione e di attestamento: corsie lunghe ne richiedono di più, corsie brevi ne richiedono di meno.
Frecce per direzioni vietate e loro uso nelle intersezioni complesse
Il comma 4 introduce una funzione aggiuntiva delle frecce direzionali: non solo segnalare le manovre consentite, ma anche quelle vietate (fig. II.439). In questo caso la freccia è barrata o presenta simboli specifici che indicano la direzione preclusa. Questa modalità è particolarmente utile nelle intersezioni a geometria complessa — rotatorie con corsie specializzate, intersezioni a T con corsia di svolta protetta, incroci asimmetrici — dove la sola indicazione delle direzioni consentite potrebbe essere ambigua.
Rilevanza pratica per il conducente: responsabilità e violazioni
Per il conducente, le frecce direzionali non sono semplici consigli: indicano le manovre obbligatorie o consentite dalla corsia in cui ci si trova. Intraprendere una manovra diversa da quella indicata dalla freccia costituisce violazione della segnaletica orizzontale, sanzionata dal Codice della Strada (art. 146 CdS). Cambiare corsia all'ultimo momento, dopo aver impegnato una corsia con freccia specifica, è fonte di pericolo e può integrare comportamenti sanzionabili se causa intralcio o pericolo per altri veicoli. La corretta lettura delle frecce — pratica da sviluppare soprattutto nelle intersezioni semaforizzate con preselezione — è pertanto un elemento fondamentale della sicurezza stradale alle intersezioni.
Casi pratici
Caso 1:
Caso 2:
Caso 3:
Domande frequenti
Le frecce direzionali sulle corsie sono obbligatorie o indicative?
Le frecce direzionali indicano le manovre obbligatorie (o consentite, nel caso di frecce combinate) dalla corsia su cui si trovano. Non rispettarle costituisce violazione della segnaletica orizzontale, sanzionata dall'art. 146 del Codice della Strada. Sono quindi prescrittive, non meramente indicative.
Quante tipologie di frecce direzionali esistono nel regolamento?
L'art. 147, comma 2, del DPR 495/1992 ne prevede sei: freccia destra, freccia diritta, freccia sinistra, freccia destra abbinata a diritta, freccia sinistra abbinata a diritta, e freccia di rientro. Non esistono altre combinazioni standard nel regolamento.
A che distanza dalla linea di arresto deve terminare la freccia?
Secondo l'art. 147, comma 6, la punta della freccia deve distare almeno 5 metri dal bordo della linea di arresto, per garantire chiarezza visiva al conducente in sosta.
Le frecce si possono ripetere più volte sulla stessa corsia?
Sì, l'art. 147, comma 7, lo consente e anzi lo prescrive per le corsie lunghe. L'intervallo longitudinale tra frecce uguali consecutive non può però essere inferiore a 10 metri. Il numero di ripetizioni deve essere proporzionato alla lunghezza della zona di preselezione e attestamento.
Le frecce direzionali possono indicare anche le direzioni vietate?
Sì, secondo l'art. 147, comma 4, le frecce possono essere tracciate anche per segnalare le direzioni vietate (fig. II.439 del regolamento), oltre a quelle consentite. Questa funzione è utile nelle intersezioni a geometria complessa dove potrebbe esserci ambiguità.
Vedi anche