Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento

Testo dell'articoloAbrogato

Art. 145 TULPS

R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza

Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.L. 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni dalla L. 28 febbraio 1990, n. 39. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

Testo previgente

Chiunque assume alla sua dipendenza, per qualsiasi causa, uno straniero, è tenuto a comunicarne, entro cinque giorni da quello dell’assunzione, all’autorità di pubblica sicurezza, le generalità, specificando a quale servizio lo straniero è adibito.

Deve, altresì, comunicare, entro ventiquattro ore, all’autorità predetta, la cessazione del rapporto di dipendenza, l’allontanamento dello straniero e il luogo verso cui si è diretto.

Quando l’assuntore è un ente collettivo, l’obbligo della comunicazione spetta a chi ne ha la rappresentanza ; o, se si tratta di Provincie o Comuni, l’obbligo spetta altresì al segretario o a chi ne fa le veci

Questa disposizione non è più in vigore. Gli estremi dell'atto che l'ha abrogata sono indicati qui sopra. Il testo resta consultabile a fini di ricostruzione storica: non va usato per valutare una situazione attuale.
Per la disciplina vigente parti dall'indice: TULPS - Pubblica Sicurezza (R.D. 773/1931).
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In sintesi

  • L'articolo prevedeva la misura del rimpatrio degli stranieri come strumento di polizia amministrativa alternativo o complementare all'espulsione.
  • Era applicabile nei confronti di stranieri ritenuti pericolosi per l'ordine pubblico o privi di mezzi sufficienti al sostentamento.
  • Abrogato dal D.L. 30 dicembre 1989, n. 416, convertito con modificazioni dalla L. 28 febbraio 1990, n. 39 (legge Martelli), che ha rinnovato il sistema delle misure nei confronti degli stranieri.

L'art. 145 del T.U.L.P.S. (R.D. 18 giugno 1931, n. 773) era parte del Titolo VI e disciplinava la misura del rimpatrio degli stranieri, intesa come provvedimento amministrativo di allontanamento dal territorio nazionale distinto, almeno parzialmente, dalla vera e propria espulsione. Il rimpatrio era applicabile nei confronti di stranieri che, pur non avendo commesso reati, si trovassero in condizioni tali da essere ritenuti indesiderabili o pericolosi per l'ordine pubblico, ovvero che versassero in stato di bisogno o di vagabondaggio. L'istituto rifletteva la concezione paternalistica e al contempo repressiva tipica della legislazione di pubblica sicurezza del regime fascista.

La disposizione è stata abrogata dal D.L. 30 dicembre 1989, n. 416, convertito con modificazioni dalla L. 28 febbraio 1990, n. 39 (legge Martelli), che ha segnato il superamento dell'approccio del T.U.L.P.S. verso una disciplina dell'immigrazione più articolata, capace di distinguere tra le diverse condizioni giuridiche degli stranieri e di prevedere misure proporzionate. Il Testo Unico sull'immigrazione (D.Lgs. 286/1998) ha poi fornito la cornice normativa complessiva in cui si collocano i provvedimenti di allontanamento degli stranieri nell'ordinamento attuale.

A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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