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Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Domande frequenti
  4. Vedi anche
In sintesi
  • Se per la condotta delle acque coattiva occorre attraversare strade pubbliche o corsi d'acqua pubblici, si osservano le leggi e i regolamenti sulle strade e sulle acque.
  • La norma è una clausola di rinvio alle norme di diritto pubblico: al passaggio su beni del demanio pubblico non si applica la disciplina civilistica della servitù coattiva, ma quella pubblicistica.
  • Il rinvio assicura il coordinamento tra il diritto privato delle servitù e il diritto amministrativo delle infrastrutture pubbliche, evitando conflitti di competenza.
  • In pratica, per attraversare una strada provinciale o un fiume demaniale occorre ottenere autorizzazione/concessione dall'ente gestore, non una sentenza civile.

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 1036 c.c. – Attraversamento di fiumi o di strade

Testo vigente — R.D. 262/1942 (aggiornato da Normattiva)

Se per la condotta delle acque occorre attraversare strade pubbliche o corsi di acque pubbliche, si osservano le leggi e i regolamenti sulle strade e sulle acque.

In sintesi

  • Se per la condotta delle acque coattiva occorre attraversare strade pubbliche o corsi d'acqua pubblici, si osservano le leggi e i regolamenti sulle strade e sulle acque.
  • La norma è una clausola di rinvio alle norme di diritto pubblico: al passaggio su beni del demanio pubblico non si applica la disciplina civilistica della servitù coattiva, ma quella pubblicistica.
  • Il rinvio assicura il coordinamento tra il diritto privato delle servitù e il diritto amministrativo delle infrastrutture pubbliche, evitando conflitti di competenza.
  • In pratica, per attraversare una strada provinciale o un fiume demaniale occorre ottenere autorizzazione/concessione dall'ente gestore, non una sentenza civile.

L'art. 1036 c.c. risolve il problema dell'attraversamento di beni pubblici (strade e corsi d'acqua demaniali) nella costruzione dell'acquedotto coattivo: non si applica la disciplina civilistica, ma quella pubblicistica di settore. L'ente gestore del bene pubblico ha competenza esclusiva a concedere o negare l'attraversamento, secondo le proprie norme regolamentari.

Il confine tra diritto privato e diritto pubblico nella servitù di acquedotto

La servitù coattiva di acquedotto (artt. 1033-1040 c.c.) è uno strumento di diritto privato: regola i rapporti tra proprietari privati. Ma nel percorso che un acquedotto deve seguire per collegare la fonte d'acqua al fondo che ne ha bisogno, può essere necessario attraversare beni appartenenti al demanio pubblico: strade statali, provinciali, comunali, o corsi d'acqua pubblici (fiumi, torrenti, canali demaniali). L'art. 1036 c.c. traccia il confine: per questi attraversamenti non si applica il meccanismo civilistico dell'art. 1032 c.c. (sentenza del giudice), ma le leggi e i regolamenti specifici che disciplinano le strade e le acque pubbliche.

Le norme di diritto pubblico applicabili

Il rinvio dell'art. 1036 si applica oggi principalmente a: (a) il Codice della Strada (d.lgs. 285/1992) per le strade pubbliche e la sua normativa regolamentare (d.P.R. 495/1992): l'attraversamento di una strada pubblica richiede l'autorizzazione dell'ente proprietario (Stato, Regione, Provincia, Comune) secondo le norme tecniche previste; (b) il d.lgs. 152/2006 (Codice dell'ambiente, Parte III) per i corsi d'acqua e le acque pubbliche: il attraversamento di un corso d'acqua demaniale richiede concessione idraulica della Regione o dell'Autorità di bacino; (c) il t.u. acque pubbliche (r.d. 1775/1933) in alcune sue disposizioni ancora vigenti. L'ente gestore del bene pubblico valuta la compatibilità dell'attraversamento con la funzionalità dell'infrastruttura pubblica e può imporre prescrizioni tecniche specifiche.

Conseguenze pratiche per il titolare dell'acquedotto coattivo

Chi intende costruire un acquedotto privato (coattivo o volontario) che attraversa beni pubblici deve seguire un doppio binario procedurale: (1) ottenere la sentenza (o la convenzione) che costituisce la servitù coattiva sui fondi privati, ai sensi dell'art. 1032 c.c.; (2) ottenere separatamente l'autorizzazione o concessione dell'ente pubblico per l'attraversamento del bene demaniale, ai sensi delle norme richiamate dall'art. 1036 c.c. Se l'autorizzazione pubblica non viene concessa, il tracciato deve essere modificato per evitare il bene pubblico, anche se ciò comporta un percorso più lungo o costoso sul tracciato privato.

Il coordinamento con le norme regionali

Dopo il trasferimento di competenze alle Regioni in materia di acque pubbliche e viabilità locale, il rinvio dell'art. 1036 c.c. deve essere letto in chiave multilivello: le norme applicabili includono le leggi e i regolamenti regionali, oltre a quelli statali. In alcune regioni esistono normative specifiche per gli attraversamenti idraulici di corsi d'acqua demaniali che prevedono procedimenti semplificati per acquedotti a servizio agricolo.

Coordinamento normativo

L'art. 1036 va letto con l'art. 1033 c.c. (servitù coattiva di acquedotto), l'art. 1035 c.c. (attraversamento di acquedotti privati), con il d.lgs. 285/1992 (Codice della Strada) e con il d.lgs. 152/2006 (Codice dell'ambiente).

Domande frequenti

Per costruire un acquedotto privato che attraversa una strada provinciale, basta la sentenza del giudice civile?

No. L'art. 1036 c.c. rinvia alle leggi e ai regolamenti sulle strade: per attraversare una strada pubblica occorre l'autorizzazione dell'ente proprietario della strada (Provincia, in questo caso), ai sensi del Codice della Strada (d.lgs. 285/1992). La sentenza civile costituisce la servitù sui fondi privati, ma non sostituisce l'autorizzazione pubblica per l'attraversamento di beni demaniali.

Qual è la differenza tra attraversare un acquedotto privato (art. 1035) e attraversare un corso d'acqua pubblico (art. 1036)?

Per l'acquedotto privato si applica l'art. 1035 c.c.: si può attraversarlo sopra o sotto con le opere necessarie, senza bisogno di autorizzazioni pubbliche. Per un corso d'acqua demaniale si applica l'art. 1036 c.c. con rinvio alle norme di diritto pubblico: occorre una concessione idraulica della Regione o dell'Autorità di bacino, con valutazione di compatibilità da parte dell'ente gestore.

Se l'ente pubblico nega l'autorizzazione al passaggio sulla strada, il tracciato dell'acquedotto deve cambiare?

Sì. L'autorizzazione pubblica è necessaria e non può essere sostituita da una sentenza civile. Se l'ente gestore nega l'autorizzazione, il titolare dell'acquedotto coattivo deve modificare il tracciato per evitare il bene demaniale, anche se questo comporta un percorso più lungo o costoso sui fondi privati. Può impugnare il diniego davanti al TAR se ritiene l'atto illegittimo.

Il rinvio dell'art. 1036 include anche le normative regionali sulle acque?

Sì. Il rinvio dell'art. 1036 c.c. alle 'leggi e regolamenti sulle strade e sulle acque' deve essere letto in chiave multilivello: include le normative regionali che regolano gli attraversamenti idraulici di corsi d'acqua demaniali, le leggi regionali sulle infrastrutture viarie e i regolamenti degli enti locali. In materia di acque, le Regioni hanno competenze legislative rilevanti dopo la riforma del Titolo V della Costituzione.

Un privato che costruisce un acquedotto coattivo deve ottenere sia la sentenza civile sia le autorizzazioni pubbliche?

Sì, se il tracciato attraversa beni pubblici. Si tratta di un doppio binario procedurale: (1) sentenza civile (o accordo) che costituisce la servitù coattiva sui fondi privati attraversati; (2) autorizzazione/concessione dell'ente pubblico per il tratto che attraversa beni demaniali (strade, corsi d'acqua). Entrambi i titoli sono necessari e non sostituibili l'uno con l'altro.

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 100 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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