Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 10 D.Lgs. 22/2015 – Compatibilità con lo svolgimento di attività lavorativa in forma autonoma o di impresa individuale

Disciplina della NASpI (D.Lgs. 4 marzo 2015, n. 22)

1. Il lavoratore che durante il periodo in cui percepisce la NASpI intraprenda un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale, dalla quale ricava un reddito che corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’articolo 13 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, deve informare l’INPS entro un mese dall’inizio dell’attività, dichiarando il reddito annuo che prevede di trarne. La NASpI è ridotta di un importo pari all’80 per cento del reddito previsto, rapportato al periodo di tempo intercorrente tra la data di inizio dell’attività e la data in cui termina il periodo di godimento dell’indennità o, se antecedente, la fine dell’anno. La riduzione di cui al periodo precedente è ricalcolata d’ufficio al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi. Il lavoratore esentato dall’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi è tenuto a presentare all’INPS un’apposita autodichiarazione concernente il reddito ricavato dall’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale entro il 31 marzo dell’anno successivo. Nel caso di mancata presentazione dell’autodichiarazione il lavoratore è tenuto a restituire la NASpI percepita dalla data di inizio dell’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale.

2. La contribuzione relativa all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti versata in relazione all’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale non dà luogo ad accrediti contributivi ed è riversata integralmente alla Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti, di cui all’ articolo 24 della legge n. 88 del 1989.

In sintesi

  • Chi avvia un'attività autonoma o un'impresa individuale durante la NASpI può conservare la prestazione se il reddito previsto produce un'imposta lorda inferiore o pari alle detrazioni fiscali spettanti.
  • L'INPS deve essere informato entro un mese dall'inizio dell'attività con la comunicazione del reddito annuo previsto.
  • La NASpI viene ridotta dell'80% del reddito previsto, pro quota rispetto al periodo residuo di godimento o fino alla fine dell'anno.
  • La riduzione viene ricalcolata d'ufficio in base alla dichiarazione dei redditi definitiva; chi è esente deve presentare apposita autodichiarazione entro il 31 marzo dell'anno successivo.
  • La mancata presentazione dell'autodichiarazione comporta l'obbligo di restituire la NASpI percepita dall'inizio dell'attività.
Indice dei contenuti

Cumulo tra NASpI e attività autonoma: la disciplina dell'articolo 10

L'articolo 10 del D.Lgs. 22/2015 regola la situazione di chi, mentre percepisce la NASpI, avvia un'attività lavorativa autonoma o un'impresa individuale. Si tratta di una norma che rispecchia la realtà di molti lavoratori che, nel periodo di disoccupazione, sperimentano piccole attività in proprio - consulenze, lavori artigianali, microimpresa - senza che tali attività rappresentino un pieno reinserimento nel mercato. Il legislatore ha scelto di non sanzionare tout court queste iniziative, ma di modulare la prestazione in base al reddito effettivamente prodotto.

La condizione di compatibilità: il reddito sotto soglia

Il presupposto per il cumulo ridotto è che il reddito derivante dall'attività autonoma o di impresa produca un'imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell'articolo 13 del TUIR (d.P.R. 917/1986). In termini pratici, si tratta del reddito che rientra nella cosiddetta «no tax area»: un livello di reddito così basso da non generare imposta netta. Se il reddito autonomo supera questa soglia, il lavoratore non potrà cumulare la NASpI con l'attività autonoma e perderà la prestazione; in alternativa, potrà scegliere la liquidazione anticipata ex articolo 8.

L'obbligo di comunicazione all'INPS

Chi avvia l'attività deve informare l'INPS entro un mese dall'inizio dell'attività, dichiarando il reddito annuo che prevede di trarne. Non è sufficiente avviare l'attività senza comunicarlo: il silenzio fa scattare le conseguenze previste per la mancata autodichiarazione. La comunicazione va effettuata in via telematica tramite il portale INPS. L'obbligo riguarda l'inizio dell'attività, non il suo sviluppo successivo: variazioni di reddito in corso d'anno emergono poi in sede di dichiarazione dei redditi.

La formula di riduzione della NASpI

La NASpI viene ridotta di un importo pari all'80% del reddito previsto dall'attività autonoma, rapportato al periodo di tempo che intercorre tra la data di inizio dell'attività e la data di termine del periodo di godimento della NASpI, oppure - se antecedente - la fine dell'anno solare. In pratica, l'INPS «storna» dall'importo mensile della NASpI una quota proporzionale al reddito autonomo previsto. Ad esempio: se la NASpI mensile è di 900 euro e il reddito autonomo annuo previsto è di 6.000 euro (su otto mesi residui di NASpI), la riduzione mensile sarà 6.000 × 80% / 8 = 600 euro, con una NASpI ridotta a 300 euro mensili. La logica è che il reddito autonomo integra parzialmente il reddito, riducendo il bisogno di sostegno pubblico, ma non lo azzera del tutto.

Il ricalcolo a consuntivo sulla base della dichiarazione dei redditi

La norma prevede un meccanismo di regolarizzazione ex post: la riduzione calcolata sul reddito previsto viene ricalcolata d'ufficio dall'INPS al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi, dove emerge il reddito effettivamente prodotto. Se il reddito reale è stato inferiore a quello previsto, l'INPS restituisce la differenza; se è stato superiore, il lavoratore dovrà restituire la quota eccedente. Chi è esente dalla presentazione della dichiarazione dei redditi (ad esempio per redditi molto bassi) è tenuto a presentare un'apposita autodichiarazione all'INPS entro il 31 marzo dell'anno successivo a quello in cui ha svolto l'attività.

La sanzione per mancata autodichiarazione

Il comma 1 stabilisce una sanzione severa per chi non adempie all'obbligo di autodichiarazione entro il 31 marzo: il lavoratore è tenuto a restituire la NASpI percepita dalla data di inizio dell'attività lavorativa autonoma. Si tratta di una conseguenza gravosa, che incentiva fortemente il rispetto dell'obbligo dichiarativo. L'autodichiarazione è un atto semplice e gratuito: trascurarlo espone a un rischio di restituzione dell'intera NASpI goduta durante il periodo di attività autonoma.

Il regime contributivo dell'attività autonoma durante la NASpI

Il comma 2 chiarisce che la contribuzione versata all'assicurazione generale obbligatoria (AGO) in relazione all'attività autonoma durante la NASpI non dà luogo ad accrediti contributivi ai fini pensionistici propri del lavoratore, ma viene riversata alla Gestione prestazioni temporanee. Questo aspetto ha implicazioni previdenziali per chi svolge un'attività autonoma prolungata durante la NASpI: quei contributi non aumentano l'anzianità pensionistica del lavoratore.

Casi pratici

Caso 1: Il lavoratore che avvia una piccola consulenza e mantiene la NASpI ridotta

Tizio percepisce la NASpI di 800 euro mensili e, dopo due mesi, avvia un'attività di consulenza informatica part-time. Prevede di guadagnare 4.000 euro nei sei mesi residui della sua NASpI. Entro un mese dall'avvio, comunica all'INPS il reddito previsto. L'INPS calcola la riduzione: 4.000 × 80% = 3.200 euro; pro quota su sei mesi = 533 euro mensili di riduzione. La NASpI scende da 800 a 267 euro mensili. A fine anno, Tizio presenta la dichiarazione dei redditi: se il reddito effettivo coincide con il previsto, non vi sono conguagli.

Caso 2: La lavoratrice che dimentica l'autodichiarazione e deve restituire la NASpI

Caia avvia un'attività artigianale durante la fruizione della NASpI e comunica tempestivamente il reddito previsto all'INPS. Essendo esente dalla presentazione del 730, non è tenuta a una dichiarazione dei redditi ordinaria, ma deve presentare l'autodichiarazione INPS entro il 31 marzo dell'anno successivo. Caia dimentica l'adempimento. L'INPS, verificata la scadenza, avvia il recupero dell'intera NASpI percepita dal giorno di inizio dell'attività artigianale. La somma è significativa e Caia deve attivarsi per un rateizzazione.

Caso 3: Il ricalcolo a favore del lavoratore: reddito reale inferiore al previsto

Sempronio aveva stimato un reddito autonomo di 5.000 euro su otto mesi residui di NASpI. L'INPS aveva ridotto la NASpI di 500 euro mensili (80% di 5.000 / 8 mesi). In realtà, Sempronio ha guadagnato solo 2.000 euro. Con la dichiarazione dei redditi, l'INPS ricalcola la riduzione: 2.000 × 80% / 8 = 200 euro mensili, non 500. La differenza di 300 euro mensili per otto mesi - 2.400 euro totali - viene rimborsata da INPS a Sempronio.

Domande frequenti

Posso fare la partita IVA mentre percepisco la NASpI?

Sì, se il reddito prodotto dall'attività autonoma è talmente basso da non generare imposta (rientra nella no tax area). In tal caso, comunicate all'INPS entro un mese il reddito previsto: la NASpI sarà ridotta dell'80% del reddito pro quota. Se il reddito supera la soglia, conviene valutare la NASpI anticipata (art. 8) invece del cumulo ridotto.

Di quanto si riduce la NASpI se svolgo un'attività autonoma?

La NASpI si riduce dell'80% del reddito annuo previsto dall'attività autonoma, rapportato al periodo residuo di NASpI o alla fine dell'anno (se antecedente). La riduzione è ricalcolata definitivamente dall'INPS dopo la presentazione della dichiarazione dei redditi.

Entro quando devo comunicare all'INPS l'avvio dell'attività autonoma?

Entro un mese dall'inizio dell'attività, dichiarando il reddito annuo previsto. La comunicazione avviene in via telematica tramite il portale INPS. Il mancato rispetto del termine non comporta la decadenza automatica, ma l'assenza di comunicazione espone al rischio di dover restituire la NASpI percepita.

Cosa succede se non presento l'autodichiarazione all'INPS entro il 31 marzo?

Chi è esente dalla dichiarazione dei redditi deve presentare all'INPS un'apposita autodichiarazione entro il 31 marzo dell'anno successivo. In caso di mancata presentazione, è tenuto a restituire l'intera NASpI percepita dalla data di inizio dell'attività lavorativa autonoma: una conseguenza economica molto gravosa.

Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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