- L'art. 10 riguarda i vincoli preordinati all'esproprio nascenti da atti diversi dai piani urbanistici.
- Anche un provvedimento che localizza l'opera può determinare il vincolo.
- Si applicano, in quanto compatibili, le regole dell'art. 9 (durata, decadenza, reiterazione).
- Garantisce coerenza qualunque sia l'atto che impone il vincolo.
- Tutela il proprietario con le medesime garanzie temporali.
Testo dell'articoloVigente
Art. 10 T.U. Espropriazione — Vincoli derivanti da atti diversi dai piani urbanistici generali
D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 — Testo unico in materia di espropriazione per pubblica utilità
1. Se la realizzazione di un’opera pubblica o di pubblica utilità non è prevista dal piano urbanistico generale, il vincolo preordinato all’esproprio può essere disposto, ove espressamente se ne dia atto, su richiesta dell’interessato ai sensi dell’articolo 14, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241, ovvero su iniziativa dell’amministrazione competente all’approvazione del progetto, mediante una conferenza di servizi, un accordo di programma, una intesa ovvero un altro atto, anche di natura territoriale, che in base alla legislazione vigente comporti la variante al piano urbanistico.
2. Il vincolo può essere altresì disposto, dandosene espressamente atto, con il ricorso alla variante semplificata al piano urbanistico da realizzare, anche su richiesta dell’interessato, con le modalità e secondo le procedure di cui all’articolo 19, commi 2 e seguenti.
3. Per le opere per le quali sia già intervenuto, in conformità alla normativa vigente, uno dei provvedimenti di cui ai commi 1 e 2 prima della data di entrata in vigore del presente testo unico, il vincolo si intende apposto, anche qualora non ne sia stato dato esplicitamente atto.
Commento
Oggetto e ratio
L'art. 10 estende la disciplina del vincolo preordinato all'esproprio alle ipotesi in cui la destinazione del bene alla realizzazione dell'opera derivi non da un piano urbanistico generale, ma da atti diversi. La norma assicura che le garanzie del proprietario operino qualunque sia la fonte del vincolo.
Gli atti diversi dai piani
Il vincolo può scaturire, ad esempio, dall'approvazione di un progetto o da un provvedimento che, secondo la legge, comporta la localizzazione dell'opera su un determinato bene. In questi casi è l'atto stesso, e non lo strumento urbanistico generale, a imporre il vincolo.
L'applicazione delle regole dell'art. 9
Ai vincoli derivanti da atti diversi si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dell'art. 9: in particolare la durata quinquennale, la decadenza in caso di mancata dichiarazione di pubblica utilità e la disciplina della reiterazione con motivazione ed eventuale indennizzo.
La parità di garanzie
La scelta di equiparare le due ipotesi risponde a un'esigenza di coerenza: il proprietario non può ricevere una tutela diversa a seconda dello strumento con cui l'amministrazione impone il vincolo. Le garanzie temporali e procedurali sono quindi le medesime.
Il coordinamento con la pianificazione
Quando il vincolo nasce da un atto diverso, è comunque necessario un coordinamento con la disciplina urbanistica dell'area, affinché la localizzazione dell'opera sia coerente con l'assetto del territorio e con le competenze degli enti interessati.
Profili pratici e tutela
Per il proprietario è importante individuare l'atto che ha effettivamente imposto il vincolo, perché da esso decorrono i termini e dipende il regime applicabile. Anche in questi casi la decadenza per decorso del quinquennio e l'eventuale illegittimità della reiterazione sono fatte valere davanti al giudice amministrativo.
Coerenza del sistema dei vincoli
L'equiparazione operata dall'art. 10 garantisce la coerenza complessiva del sistema dei vincoli preordinati all'esproprio: indipendentemente dallo strumento utilizzato, il vincolo è sempre temporaneo, soggetto a decadenza e reiterabile solo a condizioni rigorose. Questa unitarietà di disciplina evita che l'amministrazione possa aggirare le garanzie del proprietario scegliendo un atto-fonte diverso dal piano urbanistico. Per l'interprete, la regola conferma che ciò che conta è la sostanza dell'effetto vincolante sul bene, non la veste formale dell'atto che lo produce, con conseguente applicazione delle medesime tutele temporali e procedurali.
Casi pratici
Caso 1: Vincolo da approvazione del progetto
L'approvazione di un progetto localizza l'opera sul terreno di Tizio: il vincolo preordinato all'esproprio nasce da tale atto, con durata e garanzie come per i piani urbanistici.
Caso 2: Decadenza del vincolo
Il vincolo imposto con atto diverso dal piano sul fondo di Caio decade per decorso del quinquennio senza dichiarazione di pubblica utilità.
Caso 3: Individuazione dell'atto-fonte
Sempronio verifica quale atto abbia imposto il vincolo, per calcolare correttamente i termini e valutare un'eventuale impugnazione.
Domande frequenti
Il vincolo può nascere senza un piano urbanistico?
Sì: può derivare da atti diversi, come l'approvazione di un progetto o un provvedimento che localizza l'opera sul bene.
Quali regole si applicano a questi vincoli?
Quelle dell'art. 9, in quanto compatibili: durata quinquennale, decadenza e disciplina della reiterazione.
Le garanzie cambiano in base all'atto?
No: il proprietario gode delle medesime garanzie temporali e procedurali, qualunque sia la fonte del vincolo.
Perché individuare l'atto-fonte?
Perché da esso decorrono i termini e dipende il regime applicabile, rilevanti per la decadenza e per l'eventuale impugnazione.
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