Testo dell'articoloIn aggiornamento

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Leggi la decisione integrale
Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

La Corte costituzionale ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 5, comma 2, della legge n. 65 del 1986 sulla polizia municipale, nella parte in cui attribuisce al Prefetto il potere di conferire la qualità di agente di pubblica sicurezza al personale di polizia municipale, previa comunicazione del Sindaco. La norma non viola i principi di eguaglianza, buon andamento della pubblica amministrazione e competenza esclusiva statale in materia di ordine pubblico e sicurezza.

Di cosa si tratta

Il Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia aveva sollevato questione di costituzionalità sull’art. 5, comma 2, della legge-quadro sulla polizia municipale (legge 7 marzo 1986, n. 65), che consente al Prefetto di conferire al personale di polizia municipale la qualità di agente di pubblica sicurezza, dopo aver verificato che l’interessato goda dei diritti civili e politici, non abbia subito condanne per delitti non colposi, non sia stato sottoposto a misure di prevenzione e non sia stato espulso dalle forze armate o dai corpi armati. La questione era nata da un caso concreto in cui il Prefetto di Agrigento aveva negato il riconoscimento a un vigile urbano.

La questione di legittimità costituzionale

Il TAR per la Sicilia ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 5, comma 2, della legge n. 65 del 1986, in riferimento agli articoli 3, 97 e 117, secondo comma, lettera h), della Costituzione. Il rimettente sosteneva che il conferimento della qualità da parte del Prefetto, senza che il personale di polizia municipale potesse autonomamente rivestire tale qualità per legge, creasse una disparità di trattamento e violasse i principi di buon andamento.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato la questione non fondata. Ha ritenuto che la previsione della comunicazione del Sindaco e della verifica prefettizia rispondesse alla necessità di garantire il coordinamento tra le funzioni di polizia locale e quelle di ordine pubblico di competenza statale. Il meccanismo non determinava una irragionevole disparità di trattamento, ma assicurava che la qualità di agente di pubblica sicurezza fosse attribuita solo al personale che presentasse i necessari requisiti.

Il principio

La disciplina del conferimento della qualità di agente di pubblica sicurezza al personale di polizia municipale rientra nella competenza esclusiva statale in materia di ordine pubblico e sicurezza (art. 117, secondo comma, lett. h), Cost.). Il meccanismo che prevede la comunicazione del Sindaco e la verifica del Prefetto è razionale e non viola il principio di eguaglianza né il buon andamento della pubblica amministrazione.

Domande e risposte

La polizia municipale ha funzioni di pubblica sicurezza?

Sì, in parte. Il personale di polizia municipale (o locale) svolge principalmente funzioni di polizia amministrativa locale, ma può esercitare anche funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza quando gli viene conferita la qualità di agente di pubblica sicurezza dal Prefetto, su comunicazione del Sindaco. In tal caso può procedere a identificazioni, fermi e altre attività tipiche della polizia di sicurezza.

Chi decide se un agente di polizia municipale ottiene la qualità di agente di pubblica sicurezza?

La procedura prevede: il Sindaco comunica al Prefetto i nominativi del personale da abilitare; il Prefetto verifica i requisiti soggettivi (diritti civili e politici, assenza di condanne penali per delitti dolosi, assenza di misure di prevenzione, non espulsione dalle forze armate) e, se sussistono, conferisce la qualità. La Corte ha ritenuto razionale questo meccanismo di doppio controllo.

Cosa succede se il Prefetto nega il conferimento?

Il diniego prefettizio è un atto amministrativo impugnabile davanti al giudice amministrativo (TAR e Consiglio di Stato). Il caso che ha originato la questione di costituzionalità riguardava appunto un ricorso davanti al TAR Sicilia avverso il diniego del Prefetto di Agrigento.

Norme collegate

Scheda in aggiornamento. Il commento professionale, i casi pratici e le FAQ per questo articolo sono in corso di redazione.
Per il testo normativo integrale e aggiornato consulta Normattiva.it.
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all'Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.