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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
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La Corte ha dichiarato manifestamente infondata la questione sull’art. 459 c.p.p., che non prevede la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini (art. 415-bis c.p.p.) prima della richiesta del decreto penale di condanna. Il rito monitorio ha proprie garanzie difensive strutturalmente diverse da quelle del rito ordinario.

Di cosa si tratta

Il decreto penale di condanna è un provvedimento emesso dal giudice su richiesta del PM senza un’udienza preliminare: l’imputato ne viene a conoscenza solo dopo l’emissione e può opporsi entro 15 giorni. Nel rito ordinario, invece, al termine delle indagini all’indagato va notificato l’avviso di conclusione ex art. 415-bis c.p.p., che gli consente di presentare memorie o chiedere l’interrogatorio.

La questione di legittimità costituzionale

Il Tribunale di Crotone ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111, commi terzo, quarto e quinto, della Costituzione, questione sull’art. 459 c.p.p., lamentando che l’imputato raggiunto da decreto penale non fosse preventivamente informato delle indagini e non potesse difendersi prima della condanna, a differenza dell’indagato nel rito ordinario.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato la manifesta infondatezza. Il decreto penale è un rito speciale che prevede la propria forma di garanzia difensiva (opposizione entro 15 giorni con accesso a tutti i riti alternativi) e non richiede le formalità preliminari proprie del rito ordinario. La specialità del rito giustifica le differenze procedurali, nel rispetto del diritto di difesa complessivamente inteso.

Il principio

Il rito del decreto penale di condanna è strutturalmente diverso dal procedimento ordinario e non necessita dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari (art. 415-bis c.p.p.); la garanzia difensiva dell’imputato è assicurata dalla possibilità di opporsi al decreto e accedere a tutti i riti alternativi.

Domande e risposte

Cos’è il decreto penale di condanna?

È un provvedimento emesso dal giudice per le indagini preliminari su richiesta del PM, senza udienza e senza contraddittorio preventivo, applicabile per reati di scarsa entità punibili con pena pecuniaria o sostitutiva. L’imputato può opporsi entro 15 giorni dalla notifica.

Cosa garantisce l’art. 415-bis c.p.p.?

Nel rito ordinario, l’avviso di conclusione delle indagini è notificato all’indagato prima che il PM chieda il rinvio a giudizio; gli consente di presentare memorie, produrre prove, chiedere di essere interrogato. La Corte ha ritenuto questa garanzia incompatibile con la struttura del rito monitorio.

Come si tutela l’imputato nel decreto penale?

Proponendo opposizione entro 15 giorni: può chiedere il giudizio immediato, il patteggiamento, il rito abbreviato o l’oblazione. Solo all’esito dell’opposizione si svolge un vero contraddittorio.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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